{"id":23980,"date":"2013-08-31T00:00:00","date_gmt":"2013-08-30T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/siria-difficile-intervento-chirurgico\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:33","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:33","slug":"siria-difficile-intervento-chirurgico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/08\/siria-difficile-intervento-chirurgico\/","title":{"rendered":"Siria, difficile intervento chirurgico"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019attacco degli Stati Uniti  assieme a qualche altro volenteroso in Siria dovrebbe colpire in modo mirato, con mezzi missilistici ed eventualmente aerei, obiettivi specifici con un intento punitivo e di deterrenza. <\/p>\n<p>Al momento non si vuole che sia l\u2019inizio di qualcosa di pi\u00f9 ampio, ma l\u2019esperienza di secoli di conflitti indica quanto siano spesso illusorie simili volont\u00e0. Il presidente Barack Obama sta mostrando fino all\u2019ultimo prudenza, dopo aver sottolineato l&#8217;esigenza di una legittimazione possibilmente da parte delle Nazioni Unite e volendo essere in grado di mostrare prove inconfutabili della colpevolezza del regime siriano.<\/p>\n<p>All\u2019interno dell\u2019amministrazione americana, accanto alle preoccupazioni del Pentagono che si prepara comunque ad ogni opzione, forte \u00e8 la spinta di chi vuole ripetere in nome dell\u2019interventismo umanitario quanto fatto in Kosovo e non fatto in Ruanda e preservare la credibilit\u00e0 degli Stati Uniti e delle leggi internazionali contro certe armi di distruzione di massa.<\/p>\n<p><b>Danni collaterali<\/b><br \/>L\u2019attacco \u201cchirurgico\u201d a obiettivi specifici che ha in mente Obama \u00e8 la reazione ad un fatto di inaudita gravit\u00e0 e all&#8217;impotenza della politica di fronte alla tragedia umanitaria e ad una situazione sul terreno che va in direzioni del tutto diverse da quelle volute.<\/p>\n<p>Assad, rafforzato dalla copertura russa e dal sostegno iraniano e di Hezbollah ha recuperato iniziativa e territori; l&#8217;opposizione \u00e8 divisa e chi in quella galassia si impone sul piano militare sono i gruppi jihadisti, mentre il fronte regionale anti Assad imperniato sull&#8217;asse Turchia-Qatar, in competizione con quello guidato dall&#8217;Arabia Saudita, \u00e8 oggettivamente indebolito dall&#8217;uscita di scena dei Fratelli Musulmani in Egitto.<\/p>\n<p>L\u2019intervento statunitense rischia di produrre danni collaterali con vittime innocenti in contrasto con i princ\u00ecpi che vietano le punizioni collettive. Le loro immagini saranno mostrate come esempio dell\u2019ipocrisia occidentale e del suo doppio standard. <\/p>\n<p>Se sar\u00e0 di dimensioni troppo ridotte non avr\u00e0 influenze di rilievo sull\u2019andamento del conflitto e sulla sorte del presidente siriano Assad, a parte la soddisfazione di avergli inflitto una punizione. Per avere una maggiore efficacia occorrer\u00e0 una sua estensione simile a quella verificatasi in Kosovo. <\/p>\n<p>Ma contro quali obiettivi andrebbe una intensificazione degli attacchi aerei? E per fornire copertura sul terreno a chi? In Kosovo e in Libia vi erano bene o male forze che si volevano sostenere, ma in Siria si rischierebbe di fiancheggiare militarmente Al Qaeda. <\/p>\n<p><b>Disegno mancante<\/b><br \/>Un sostegno ad altre forze, tra le quali prevalgono comunque quelle vicine ai Fratelli Musulmani, richiederebbe uno sforzo politico e militare, come in Iraq e in Afghanistan, con presenze sul terreno i cui effetti rischierebbero di rivelarsi ancora pi\u00f9 negativi per le posizioni e gli interessi occidentali. Nel caso dell&#8217;Iraq, inoltre, l&#8217;amministrazione Bush aveva un disegno, anche se sbagliato, fallimentare e mal pianificato, ma in Siria un disegno sembra ancora da costruire. <\/p>\n<p>Infine, nel caso del Kosovo e in una certa misura anche in quello dell&#8217;Iraq, la Russia era ancora una realt\u00e0 debilitata dal collasso dell&#8217;Unione Sovietica. Oggi \u00e8 tornata a essere una potenza che se lo vuole pu\u00f2 dare molto filo da torcere, anche senza un intervento diretto, a chi decidesse di sfidarla. <\/p>\n<p>Tra i diversi rischi vi \u00e8 anche quello, come per l\u2019Iraq nel 2003 seppure in modo meno drammatico, di una frattura nell&#8217;ambito dell&#8217;alleanza occidentale e dell&#8217;Unione Europea. Non \u00e8 certo quello di cui vi \u00e8 bisogno nel momento in cui \u00e8 invece pi\u00f9 che mai necessaria la coesione tra i paesi dell&#8217;Unione per uscire dalla crisi economica e dai pericoli di irrilevanza geopolitica attraverso pi\u00f9 integrazione in tutti i campi incluso quello della politica estera e di difesa. <\/p>\n<p><b>Improbabile stabilizzazione <\/b><br \/>L\u2019intervento militare non porterebbe all&#8217;auspicata stabilizzazione, a meno che non vi sia una ritrovata convergenza di analisi e di azione nella Comunit\u00e0 internazionale, oggi quanto mai difficile, in grado di condizionare in modo effettivo gli attori locali. Intanto proseguirebbe l\u2019attuale stato di paralisi, di conflitto e di emergenza umanitaria. <\/p>\n<p>L&#8217;Iran non completer\u00e0 verosimilmente il suo disegno di realizzazione di un arco sciita continuo dai confini dell&#8217;Afghanistan al Libano, ma ad impedirlo saranno soprattutto le forze jihadiste sunnite. <\/p>\n<p>Arriver\u00e0 il momento del necessario compromesso e della composizione  dei diversi interessi locali, regionali e a livello globale? La stabilizzazione e con essa le opportunit\u00e0 di crescita e la piena agibilit\u00e0 delle risorse energetiche in gioco convengono a molti, ma non a tutti. <\/p>\n<p>Resta comunque il problema, per tutta la Comunit\u00e0 internazionale, di salvaguardare la credibilit\u00e0 e l&#8217;osservanza dei divieti dell&#8217;uso di armi chimiche. Il diritto positivo esistente offre lo strumento della Corte penale internazionale di cui ha parlato il Ministro Emma Bonino. <\/p>\n<p>Non vi \u00e8 dubbio che il suo percorso \u00e8 quanto mai difficile. Perseguirlo potrebbe per\u00f2 permettere di riprendere un dialogo all\u2019interno delle Nazioni Unite, con la partecipazione di tutti i principali attori, e forse consentire di non chiudere totalmente le prospettive di un percorso centrato su una seconda conferenza di Ginevra, ancora non formalmente archiviata. <\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019attacco degli Stati Uniti assieme a qualche altro volenteroso in Siria dovrebbe colpire in modo mirato, con mezzi missilistici ed eventualmente aerei, obiettivi specifici con un intento punitivo e di deterrenza. 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