{"id":23990,"date":"2013-09-02T00:00:00","date_gmt":"2013-09-01T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/se-al-jazeera-sbarca-nella-grande-mela\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:33","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:33","slug":"se-al-jazeera-sbarca-nella-grande-mela","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/09\/se-al-jazeera-sbarca-nella-grande-mela\/","title":{"rendered":"Se Al-Jazeera sbarca nella Grande Mela"},"content":{"rendered":"<p>La televisione che con i video di Osama Bin Laden ha per anni spaventato gli Stati Uniti debutta nella Grande Mela. Dal 20 agosto infatti Al-Jazeera ha accesso alle case degli americani grazie a un affare da circa 500 milioni di dollari con il quale, lo scorso gennaio, l\u2019emittente del Qatar ha comprato la tv via cavo del premio Nobel Al Gore. <\/p>\n<p><b>Ammiccando all\u2019America<\/b><br \/>Secondo quello che ci dice il portavoce di Al-Jazeera America, Stan Collander, dietro questa mossa si nasconderebbe solo la fame di affari dell\u2019emiro. Difficile credere per\u00f2 che l\u2019operazione di mercato non sia l\u2019ennesima mossa del <i>soft-powerqatarense<\/i>.<\/p>\n<p>Per conquistare il suo nuovo pubblico, sono mesi che gli altri canali di Al-Jazeera ammiccano agli americani. Basta pensare a quanto accaduto a Joseph Massad che a maggio ha visto sparire dalla home page di Al-Jazeera un suo articolo nel quale commemorava la Nakba, il giorno in cui i palestinesi ricordano la loro catastrofe. Nel suo <i>The Last Semites<\/i>, Massad scardina alcuni miti e contesta alcuni fatti storici considerati acquisiti sul sionismo, ponendo in dubbio anche il fenomeno dell\u2019antisemitismo. <\/p>\n<p>Meglio edulcorare i termini, pensa Ehab al-shihabi, il direttore esecutivo di <i>Al-Jazeera America<\/i>, timoroso di possibili ricadute in termini di immagine e di marketing per l\u2019operazione di lancio del nuovo canale.<\/p>\n<p>Non \u00e8 la prima volta che Al-Jazeera decide di accordare la propria voce sulle tonalit\u00e0 americane. Gi\u00e0 nel 2011, il direttore Waddah Khanfar era stato costretto alle dimissioni per un cable scoperto da Wikileaks nel quale veniva accusato di aver dato versioni di comodo della guerra in Iraq nel 2005 su pressione degli Stati Uniti.<\/p>\n<p><b>Paladina della libert\u00e0 di opinione<\/b><br \/>La nuova avventura americana influenza quindi la politica editoriale di un\u2019emittente che fu creata nel 1996 dall\u2019ex emiro del Qatar Hamad bin Khalifah al-Thani. L\u2019idea originaria era di farne un canale indipendente e innovativo nel contesto regionale.Una televisione in grado di riplasmare i rapporti di forza all\u2019interno del mondo arabo che puntasse sull\u2019obiettivit\u00e0 e sul pluralismo, piazzando anche il piccolo emirato del Qatar &#8211; Paese con il reddito pro capite pi\u00f9 alto del mondo pari a oltre 100 mila dollari &#8211; sulla mappa delle relazioni internazionali. <\/p>\n<p>Un\u2019emittente che proponesse una narrativa delle dinamiche regionali alternativa rispetto a quella occidentale, ma rispettosa degli standard del giornalismo professionale. <\/p>\n<p>Per fare del Qatar un Paese paladino della libert\u00e0 di informazione, l\u2019emiro fa scendere in campo anche sua moglie che nel 2008 fonda un centro per la liber\u00e0 dei media nella regione. Il primo a guidarlo \u00e8 Robert M\u00e9nard, fondatore di Reporters senza frontiere. M\u00e9nard non \u00e8 per\u00f2 disposto a barattare il suo silenzio in cambio di uno stipendio dorato. M\u00e9nard critica le contraddizioni del sistema informativo qatarense e inizia a puntare il dito contro la leadership locale. Nel giro di poco per\u00f2 \u00e8 lui a uscire di scena, dopo essere stato descritto come un pornografo amico di Satana. <\/p>\n<p>Il messaggio \u00e8 chiaro: tralasciare indagini su questioni interne come quella relativa all\u2019ascesa al potere, nel \u201995, dell\u2019emiro Hamed. Nell\u2019emittente nota per la sua libert\u00e0 di opinione \u00e8 ancora vietato affermare che in quell\u2019anno c\u2019\u00e8 stato un colpo di stato. Meglio indagare i mali di Iraq e Afghanistan sulla cui copertura Al-Jazeera costruisce la sua credibilit\u00e0. <\/p>\n<p><b>Parabola discendente<\/b><br \/>La rivoluzione attraverso la quale Al-Jazeera plasma il giornalismo arabo inizia a scemare nel periodo delle primavere arabe, quando l\u2019influenza del governo del Qatar nella linea editoriale dell\u2019emittente diventa ancora pi\u00f9 evidente. Il crollo arriva poco dopo, con l\u2019ascesa nel mondo arabo di nuovi governi islamisti che tanto deludono le popolazioni. <\/p>\n<p>Il Qatar investe nel nuovo Egitto di Mohamemd Mursi. Tutti i canali di Al-Jazeera esaltano le gesta del presidente islamista. Gli egiziani che tanto hanno ringraziato la prima satellitare panaraba per il sostegno alla loro rivoluzione contro Hosni Murbarak, iniziano per\u00f2 a cambiare canale. Lo stesso fanno in Tunisia e in Bahrein dove, secondo uno studio della Northwestern University in Qatar, solo il 4% della popolazione guarda la tv dell\u2019emiro. <\/p>\n<p>E cos\u00ec, nei dintorni di piazza Tahrir, l\u2019Al-Jazeera megafono degli islamisti democraticamente eletti, ma illiberali, viene censurata dai militari poche ore dopo la destituzione, il 3 luglio scorso, di Mursi.<\/p>\n<p>Per compensare la perdita di audience araba, Al-Jazeera sta puntando sui telespettatori del mercato a stelle e strisce. Ma sull\u2019agenda del nuovo emiro Tamin, Al-Jazeera \u00e8 ancora un\u2019arma per vincere la sfida sull\u2019equilibrio regionale. Con l\u2019uscita di scena di Mursi, il campo di battaglia si \u00e8 complicato e la Siria resta il punto nevralgico. <\/p>\n<p>Qualora il regime di Bashar al-Asad vincesse, il Qatar vedrebbe cambiare a suo sfavore gli equilibri nella regione con il rafforzamento dell\u2019asse Iran-Siria-Hezbollah. Ad Al-Jazeera quindi il compito di contribuire all\u2019affossamento del regime pi\u00f9 ostico della regione.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La televisione che con i video di Osama Bin Laden ha per anni spaventato gli Stati Uniti debutta nella Grande Mela. 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