{"id":24000,"date":"2013-09-03T00:00:00","date_gmt":"2013-09-02T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/siria-interventismi-a-confronto\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:32","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:32","slug":"siria-interventismi-a-confronto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/09\/siria-interventismi-a-confronto\/","title":{"rendered":"Siria, interventismi a confronto"},"content":{"rendered":"<p>Fra Washington e Parigi \u00e8 salita la pressione per un intervento militare in Siria, motivato dal probabile uso di armi chimiche da parte del regime di Assad. L\u2019utilizzo di armi di questo tipo era gi\u00e0 stato denunciato ad aprile e maggio da alcuni reporter francesi del quotidiano \u201cLe Monde\u201d che durante il loro lavoro in Siria avevano prelevato campioni di terreno analizzati poi in Francia. <\/p>\n<p>Tale episodio aveva suscitato forti proteste, ma nessuna azione vera e propria. Oggi, invece, l\u2019atteggiamento sembra diametralmente opposto. Dopo mesi di tentennamenti, sia il Segretario di stato statunitense John Kerry che il Presidente francese Fran\u00e7ois Hollande sembrano esprimere la loro determinazione ad agire. <\/p>\n<p><b>Groviglio di interessi<\/b><br \/>Va comunque sottolineato che il partito interventista esiste dall\u2019inizio della guerra civile siriana e la violenta repressione adoperata dal regime contro i manifestanti ha radicalizzato le proteste, una situazione spesso interpretata in modo parallelo alla situazione in Libia. Inoltre, l\u2019anno scorso la Francia si \u00e8 incaricata di annientare i movimenti \u201cterroristi\u201d che minacciavano l\u2019unit\u00e0 del Mali.<\/p>\n<p>La Siria, per\u00f2, rappresenta un universo a s\u00e9. Il paese \u00e8 il banco di prova di una strategia regionale di opposizione fra sciiti e sunniti, con il sostengo dell\u2019Iran e del movimento sciita di Hezbollah. Al contempo si assiste a una radicalizzazione di alcune brigate ribelli sunnite che flirtano con il qaedismo. <\/p>\n<p>In aggiunta, si teme per le minoranze cristiane o curde, a volte alleate del regime o per lo meno nemiche delle milizie arabe ribelli. La Siria rappresenta l\u2019ultimo alleato militare nel Mediterraneo della Russia, che non intende mollare questo vantaggio geo-strategico e guarda con sospetto la creazione di una nuova zona di terrorismo sunnita alle porte del Caucaso. <\/p>\n<p>Per di pi\u00f9, si temono gli effetti collaterali contro l\u2019alleato israeliano che rimane per il momento estraneo al conflitto, ma potrebbe essere soggetto ad attacchi di rappresaglia. Infine, ci si preoccupa per i contingenti dispiegati nel sud del Libano (la Francia e l\u2019Italia hanno circa mille uomini ciascuno) alla merc\u00e9 delle rappresaglie di Hezbollah.<\/p>\n<p>Un groviglio di interessi nel quale \u00e8 particolarmente difficile districarsi spiega l\u2019atteggiamento attendista degli attori coinvolti. Dato il rischio di innescare conseguenze imprevedibili, si \u00e8 scelto di adottare una posizione realista, chiudendo gli occhi sulle atrocit\u00e0 e massacri.<\/p>\n<p><b>Terzetto a posizioni invertite<\/b><br \/>Oggi per\u00f2 assistiamo ad un risveglio dei paesi militarmente leader dell\u2019occidente, Stati Uniti in primis, ma anche Francia. La posizione de Regno Unito appare pi\u00f9 defilata. Fino ad agosto il primo ministro David Cameron si dichiarava pronto ad intervenire, ma si \u00e8 dovuto fermare di fronte a un voto contrario del parlamento. <\/p>\n<p>Ritroviamo il trio che aveva sostenuto l\u2019intervento in Libia del 2011, sebbene in ordine differente, e possiamo anche evocare il precedente della missione francese in Mali con il decisivo sostegno statunitense.<\/p>\n<p>\u00c8 paradossale constatare come nel 2013 si ripercorre la storia dell\u2019alleanza franco-americana della guerra di indipendenza statunitense, ma all\u2019epoca il nemico era inglese. Questi due paesi hanno tradizioni interventiste diverse. <\/p>\n<p>Spesso i francesi sono stati considerati come \u201calleati riluttanti\u201d da parte di Washington, ma oggi esiste una congiunzione di interessi. Gli Stati Uniti non vogliono perdere la loro leadership mondiale e non possono accettare che le \u201clinee rosse\u201d tracciate dall\u2019amministrazione Obama vengano continuamente ignorate e calpestate. <\/p>\n<p>Anche se si discute molto del nuovo orientamento americano verso il Pacifico, il Medio Oriente rimane una zona nella quale Washington vuol dimostrare di contare, anche per rassicurare gli alleati mediorientali e israeliani sulle capacit\u00e0 difensive.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte Francia e Regno Unito spiccano negli affari militari europei. I due paesi hanno sistemi politici che permettono l\u2019adozione di rapide decisioni sull\u2019ingaggio delle loro forze armate, incluse le missioni pi\u00f9 propriamente \u201ccombat\u201d. Tendono a considerare l\u2019uso della forza come parte integrante della loro politica, cercando di massimizzare il proprio peso sullo scacchiere internazionale e differenziandosi dagli altri paesi europei, Germania in testa. <\/p>\n<p>Inoltre entrambi i paesi hanno <i>constituencies<\/i>interne che spingono per un interventismo in nome della protezione dei diritti umani e delle popolazioni. A Parigi, il vecchio filone dell\u2019interventismo rivoluzionario viene reinterpretato da coloro che considerano la Francia paladina nella protezione dei diritti, una tendenza tutt\u2019ora ben presente all\u2019interno della sinistra al potere e che \u00e8 stata recentemente espressa nelle colonne del quotidiano \u201cLe Monde\u201d. <\/p>\n<p>Il segretario dei socialisti francesi ha anche criticato l\u2019opposizione per la sua cautela sul caso siriano, riferendosi alla conferenza di Monaco del 38. In Inghilterra il \u201cnew labour\u201d esprimeva concetti assai simili. Inoltre, sia Londra che Parigi intrattengono rapporti intensi con l\u2019Arabia Saudita e il Qatar, i due paesi del Golfo al vertice dell\u2019opposizione contro Assad. <\/p>\n<p><b>Riservatezza italo-tedesca<\/b><br \/>Molto pi\u00f9 riservato e neutro il profilo tedesco, caratteristica comune nei confronti delle operazioni militari, ma ulteriormente condizionata dall\u2019importante scadenza elettorale interna. La posizione italiana espressa dal Ministro degli esteri \u00e8 quella di subordinare la partecipazione ad un mandato dell\u2019Onu, una condizione che non sembra attualmente raggiungibile. <\/p>\n<p>Dietro i vari orientamenti, si pu\u00f2 osservare la preoccupazione degli eventuali contraccolpi, ma anche la difesa di un interesse nazionale specifico, il quale guadagnerebbe terreno e consenso se distante e autonomo dalle azioni statunitensi o francesi. <\/p>\n<p>A Roma, l\u2019attuale maggioranza, fragile e composita, non sembra in grado di sostenere una coalizione dei volenterosi come ai tempi dell\u2019Iraq, quando si seguivano gli Stati Uniti senza se e senza ma. N\u00e9 potrebbe affrontare il relativo iter parlamentare in un clima gi\u00e0 logorato dalle discussioni sui programmi militari. <\/p>\n<p>Molti commenteranno ancora una volta sulla mancanza di una posizione europea unanime. Bisogna superare una tale superficialit\u00e0 nei giudizi negativi, spesso ridondanti. L\u2019Europa non fa sentire la sua voce attraverso dichiarazioni di politica militare, ma le azioni europee per i profughi e gli aiuti umanitari sono numerose e concrete. <\/p>\n<p>Inoltre, in una situazione cos\u00ec complessa come il conflitto siriano, una variegata disponibilit\u00e0 di orientamenti politici potrebbe tornare utile per tenere aperti i canali diplomatici con ciascuno degli interlocutori cos\u00ec da facilitare la pacificazione nel prossimo futuro. Purch\u00e9 si capiscano e si rispettino le priorit\u00e0 interne, e si abbia l\u2019intelligenza di fare gioco di squadra, anche interpretando ruoli diversi.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fra Washington e Parigi \u00e8 salita la pressione per un intervento militare in Siria, motivato dal probabile uso di armi chimiche da parte del regime di Assad. 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