{"id":24060,"date":"2013-09-10T00:00:00","date_gmt":"2013-09-09T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lezione-kosovo-per-la-siria\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:29","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:29","slug":"lezione-kosovo-per-la-siria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/09\/lezione-kosovo-per-la-siria\/","title":{"rendered":"Lezione Kosovo per la Siria"},"content":{"rendered":"<p>Lo schema richiamato in questi giorni per la Siria, dopo l\u2019immane tragedia prodotta dall\u2019uso di armi chimiche nei villaggi della Goutha, \u00e8 quello del Kosovo, che notoriamente port\u00f2 ai bombardamenti della Nato in Serbia nel 1999 per 78 giorni. Preme qui evidenziare similitudini e differenze tra le due situazioni.<\/p>\n<p><b>Goutha come Racak<\/b><br \/>Come sarebbe il caso per la strage nella Goutha, per il Kossovo l\u2019evento che costitu\u00ec la causa prossima (\u201ctrigger\u201d) della decisione di bombardare la Serbia fu, come si ricorda, la strage di Racak del 15 gennaio, che registr\u00f2 45 vittime di etnia albanese. <\/p>\n<p>Si diffuse un allarme internazionale per l\u2019impatto umanitario del massacro. La scena che si present\u00f2 alle telecamere della Cnn fu una sfilata di corpi tragicamente allineata sul terreno, e la prima denuncia delle responsabilit\u00e0 delle forze armate di Belgrado fu dell\u2019Inviato Speciale dell\u2019Osce, l\u2019americano William Walker, subito dichiarato da Belgrado <i>persona non grata <\/i>ed espulso. Ma, cosa era successo in precedenza?<\/p>\n<p>Premesso che l\u2019eccidio si collocava nel contesto di una serie di guerre che avevano gi\u00e0 smembrato la vecchia Yugoslavia e ricondotto la Serbia entro una piccola Jugoslavia (dichiarazione di indipendenza di Slovenia e Croazia nel 1991, uscita delle forze armate serbe e indipendenza della Macedonia nel 1993, accordi di Dayton per la Bosnia-Herzegovina nel 1995), fin dal 23 settembre 1998 il Consiglio di Sicurezza aveva, con voto unanime, richiamato con forza Slobodan Milosevic alla cessazione delle ostilit\u00e0, a negoziati per una soluzione politica, all\u2019accesso di osservatori internazionali e agenzie umanitarie, e chiesto al medesimo di astenersi da ulteriori attacchi e violenze. <\/p>\n<p>Subito dopo, il 16 ottobre, Richard Holbrooke aveva perseguito e raggiunto con Milosevic un\u2019intesa sul cessate-il-fuoco e l\u2019invio di una missione di \u201cverificatori\u201d Osce, intesa avallata il 24 ottobre da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza, anch\u2019essa unanime.<\/p>\n<p><b>Negoziati a Rambouillet <\/b><br \/>A seguito della strage di Racak, il 29 gennaio si era riunito a Londra il Gruppo di contatto &#8211; inaugurato nelle prime fasi della travagliata vicenda balcanica con la partecipazione dei principali protagonisti esterni della crisi, Stati Uniti, Russia, Germania, Regno Unito, Francia e Italia, e il sostegno delle Nazioni Unite &#8211; che aveva deciso un\u2019indagine internazionale sulla strage e invitato le parti a raggiungere un accordo entro 21 giorni.<\/p>\n<p>Segu\u00ec una lunga tornata negoziale a Rambouillet, nei pressi di Parigi, sotto l\u2019egida dello stesso Gruppo di contatto, presenti una delegazione governativa serba e una kossovara rappresentativa delle varie componenti di militanza attiva.<\/p>\n<p>Nessuna delle due parti fu disposta a firmare il documento d\u2019intesa, che prevedeva una \u201csostanziale autonomia\u201d del territorio, il ritiro di Belgrado, e una presenza militare internazionale (Nato) di garanzia. In assenza di risultati, la sessione fu dapprima prorogata e poi ri-programmata a distanza di qualche settimana a Parigi. <\/p>\n<p>La delegazione serba continu\u00f2 a rifiutare sia l\u2019autonomia, che avrebbe di gran lunga modificato lo statuto di assimilazione introdotto nel 1990, sia la \u201cpresenza di sicurezza\u201d in loco, ma questa volta la delegazione kossovara si convinse a firmare, aggiungendo una dichiarazione interpretativa che prospettava un referendum sull\u2019indipendenza del territorio.  <\/p>\n<p> Si era nel frattempo sviluppato un esodo epocale di kossovari verso l\u2019Albania, a causa di uno spietato incremento di repressione e violenze. A nulla valsero le pressioni dei paesi del Gruppo di contatto, inclusa la Russia, sulle autorit\u00e0 serbe. E a nulla valsero le successive missioni di Holbrooke a Belgrado per convincere Milosevic ad accettare i termini di Rambouillet.<\/p>\n<p>Risult\u00f2 impossibile concordare con Mosca una Risoluzione del Consiglio di sicurezza che autorizzasse l\u2019intervento militare. Si fece allora ricorso al principio innovativo della \u201c<i>responsability to protect<\/i>\u201d da parte delle autorit\u00e0 costituite, sfruttando al contempo il forte allarme che andava diffondendosi sulla \u201ccatastrofe umanitaria\u201d in corso.<\/p>\n<p>Il 24 marzo iniziarono i bombardamenti della Nato, che raggiunsero il cuore della capitale il 3 aprile (il Consiglio atlantico aveva autorizzato attacchi aerei fin dal 13 ottobre 1998). Il 4 aprile l\u2019esodo di kossovari fu stimato in 800.000 persone. L\u2019Italia organizz\u00f2 un ponte aereo e navale umanitario per soccorrere l\u2019Albania.<\/p>\n<p>Il bombardamento fu sospeso solo il 10 giugno, quando effettivamente inizi\u00f2 il ritiro delle Forze Armate e di Polizia serbe dal Kossovo.<\/p>\n<p>Segu\u00ec la risoluzione del Consiglio di sicurezza 1244 che, recependo l\u2019intesa raggiunta in ambito G\/8 con la Russia, fu adottata con la sola astensione della Cina. Silente sull\u2019intervenuta operazione Nato, essa prevedeva un\u2019Amministrazione provvisoria delle Nazioni unite e una forza militare di garanzia sul terreno, lasciando impregiudicata l\u2019indipendenza del Kosovo ed anzi riaffermando l\u2019integrit\u00e0 territoriale della Federazione Jugoslava (il cui successore \u00e8 poi divenuta la Serbia). <\/p>\n<p>A tutt\u2019oggi, il Kosovo \u00e8 riconosciuto come Stato indipendente solo da 103 su 193 paesi (non da Russia e Cina), e anche nell\u2019Unione Europea non vi \u00e8 unanimit\u00e0 (mancano all\u2019appello 5 stati membri).<\/p>\n<p><b>Concertazione internazionale <\/b><br \/>La sequenza Kosovo evidenzia la complessit\u00e0 del processo, che fu al contempo politico e militare e impegn\u00f2 i protagonisti internazionali in una concertazione ampia e strutturata, precedente e successiva all\u2019attacco Nato.<\/p>\n<p>Il Gruppo di contatto si avvalse dell\u2019ottimo (e rimpianto) negoziatore Holbrooke, che nel 1995 aveva chiuso gli Accordi di Dayton per la Bosnia ottenendo la firma di Milosevic in veste di \u201ctestimone\u201d (con Izetbegovic e Tudjiman) e che, come altri protagonisti esterni della crisi, mantenne un assiduo contatto diretto con lo stesso Milosevic, utilizzandolo fino all\u2019ultimo come cruciale interlocutore.<\/p>\n<p>Coltiv\u00f2, dal lato kossovaro, contatti con i moderati di Rugova e al contempo con la societ\u00e0 civile e soprattutto con il nuovo leader dell\u2019 \u201cEsercito di liberazione\u201d Hashim Thaci, procedendo per mesi ad addestrare l\u2019Sfu finch\u00e9 non divenne interlocutore disciplinato e credibile.<\/p>\n<p>Si preoccup\u00f2, al costo di una dose di ambiguit\u00e0, di ricorrere all\u2019avvallo del Consiglio di sicurezza, per quanto possibile, nei momenti cruciali dell\u2019intera operazione: se a Rambouillet la Serbia di Milosevic pot\u00e9 beneficiare del fiancheggiamento di Mosca nel resistere alle proposte, la risoluzione 1244 registr\u00f2 il consenso della Russia che, assieme all\u2019auspicato rientro nell\u2019alveo dell\u2019Onu della gestione della crisi, ottenne la mancata pronuncia sull\u2019indipendenza del territorio che avrebbe creato un precedente di suo diretto interesse nazionale.<\/p>\n<p>Merita sottolineare che l\u2019Amministrazione provvisoria dell\u2019Oun (Unmk) prevista dalla risoluzione 1244 dur\u00f2 per anni, fino alla recente sostituzione con Eulex, a guida, che la forza di monitoraggio a guida Nato (Kfor, all\u2019inizio 16.000 uomini, con punte successive di decine di migliaia) \u00e8 ancora presente in Kosovo, e che il processo negoziale per reperire una soluzione politica \u00e8 tuttora in corso: un enorme investimento della comunit\u00e0 internazionale, Stati Uniti ed Europa in primis.<\/p>\n<p>Va inoltre ricordato che Milosevic fu dismesso dal potere dagli stessi serbi a seguito di regolari elezioni nell\u2019ottobre 2000, ove il voto premi\u00f2 l\u2019opposizione inaugurando un cambio della guardia. Il governo Kostunica procedette qualche mese dopo ad arrestare Milosevic e a spedirlo al tribunale dell\u2019Aja per essere giudicato di crimini di guerra e contro l\u2019umanit\u00e0.  <\/p>\n<p>    <b>Autoassoluzione occidentale  <\/b><br \/>Lo scenario della Siria registra sostanziali differenze con il Kosovo, a partire dalla variegata schiera di protagonisti esterni non occidentali, ivi incluso l\u2019Iran, portatori di visioni e interessi disomogenei, e dall\u2019insufficiente spessore del coinvolgimento dell\u2019occidente sul piano politico e dell\u2019assistenza alle parti ad eccezione degli aiuti umanitari.<\/p>\n<p>N\u00e9 i vari circuiti di contatto con esponenti dell\u2019opposizione organizzati nelle diverse capitali sono riusciti finora a sanarne la frammentazione, a confrontare la tremenda sfida posta dai combattenti jihadisti, e non ultimo a fornire risposte convincenti ai curdi, intrappolati in uno scenario che apparentemente riserva loro solo la via di fuga verso l\u2019Iraq.<\/p>\n<p>Ma ove si delineasse comunque un intervento internazionale sul modello Kossovo, occorrerebbe quantomeno chiedersi se le condizioni per applicarlo siano riunite. Se, soprattutto, l\u2019occidente sia disponibile, come fatto per il Kossovo e ancor prima per l\u2019intero scenario jugoslavo, ad impegnarsi a fondo con massicce risorse in termini civili, diplomatici, militari, e non ultimo economici e finanziari, per un futuro che si prospetta lungo e irto di ostacoli.<\/p>\n<p>Ovvero se la tragedia delle centinaia di vittime provocate dall\u2019uso di armi chimiche non abbia messo in moto un meccanismo d\u2019intervento che si risolva in una \u201ctoccata e fuga\u201d senza avere alle spalle un quadro interno sufficientemente strutturato e rispondente all\u2019obiettivo di una stabilizzazione democratica del paese, n\u00e9 la \u201cneutralizzazione\u201d delle profonde divisioni internazionali, n\u00e9 un progetto condiviso che ne garantisca seguiti duraturi.<\/p>\n<p>Nelle circostanze date, pi\u00f9 che al modello Kosovo, l\u2019intervento di una coalizione dei volonterosi in Siria rischierebbe di somigliare a una \u201cspedizione punitiva\u201d, e forse anche ad una sorta di  \u201cauto-assoluzione\u201d  per l\u2019Occidente.<\/p>\n<p>.              <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo schema richiamato in questi giorni per la Siria, dopo l\u2019immane tragedia prodotta dall\u2019uso di armi chimiche nei villaggi della Goutha, \u00e8 quello del Kosovo, che notoriamente port\u00f2 ai bombardamenti della Nato in Serbia nel 1999 per 78 giorni. 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