{"id":24100,"date":"2013-09-16T00:00:00","date_gmt":"2013-09-15T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/le-trappole-del-disarmo-chimico\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:29","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:29","slug":"le-trappole-del-disarmo-chimico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/09\/le-trappole-del-disarmo-chimico\/","title":{"rendered":"Le trappole del disarmo chimico"},"content":{"rendered":"<p>La crisi siriana continua ad essere al centro della diplomazia internazionale ma, dopo l\u2019iniziativa congiunta russo-americana, l\u2019attenzione \u00e8 rivolta soprattutto alla questione del disarmo chimico, mentre le dinamiche del conflitto &#8211; e le sue stesse conseguenze umanitarie &#8211; rischiano di essere relegate sullo sfondo.<\/p>\n<p><b>Non-proliferazione<\/b><br \/>Questa evoluzione \u00e8 stata percepita con molta chiarezza dai sauditi e non gli \u00e8 piaciuta. Anche in Turchia, dove ci si aspettava la decapitazione o l\u2019indebolimento del regime di Assad, la delusione \u00e8 palpabile. In effetti, un accordo per lo smantellamento dell\u2019arsenale di Damasco potrebbe indebolire la posizione politica delle opposizioni al regime, gi\u00e0 tanto degradata negli ultimi mesi, e rafforzare Assad (e la Russia). \u00c8 un rischio che merita di essere valutato. <\/p>\n<p>La proposta russa, inizialmente respinta dal Dipartimento di Stato, \u00e8 stata subito presa al volo dal presidente Barack Obama. Questi ha subito compreso che essa gli permetteva, innanzitutto, di sospendere il tormentato processo politico interno che egli stesso aveva avviato, chiedendo al Congresso di pronunciarsi sull\u2019intervento militare in Siria. Si andava infatti profilando una bocciatura da parte del Congresso che avrebbe rappresentato una bruciante sconfitta per il presidente.<\/p>\n<p>La proposta russa consente agli Stati Uniti di accantonare, almeno per il momento, un\u2019azione militare che potrebbe coinvolgere gli Usa nel conflitto (un rischio che Obama ha fin qui accuratamente evitato) e di promuovere un\u2019iniziativa internazionale di contrasto alla proliferazione di armi chimiche (un tema caro a Obama).<\/p>\n<p>Si vedr\u00e0 nei prossimi giorni che cosa decider\u00e0 il presidente americano. La sua posizione politica e i suoi obiettivi strategici (non essere coinvolto nel conflitto) lo spingono certamente ad apprezzare che il fuoco sia spostato sulla proliferazione. Dall\u2019Europa, che sulla questione ha raggiunto al Consiglio affari esteri di Vilnius una posizione unanime, gli viene un appoggio non trascurabile.<\/p>\n<p>Anche i paesi dell\u2019Unione si sono concentrati sulla questione delle armi chimiche e della non proliferazione. L\u201911 settembre, in un discorso alla Camera dei Deputati, il presidente del Consiglio Enrico Letta ha non solo sottolineato che l\u2019Italia agir\u00e0 esclusivamente nell\u2019ambito delle Nazioni Unite, ma ha anche messo l\u2019accento sulle armi chimiche, con un generico auspicio che ci\u00f2 apra la porta a un processo politico.<\/p>\n<p>\u00c8 quindi possibile che gli Stati Uniti accettino un processo di disarmo anche lungo e incerto, condotto dalla Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, cio\u00e8 sotto l\u2019egida internazionale, con le garanzie e le clausole che il Consiglio di sicurezza vorr\u00e0 stabilire.<\/p>\n<p><b>Assad rafforzato<\/b><br \/>Ma il conflitto non pu\u00f2 sparire dal radar dei governi, n\u00e9 \u00e8 detto che il disarmo sfoci in un riavvio del processo politico. Gli europei insistono sulla ripresa della preparazione della conferenza di Ginevra 2. Ma in che condizioni si presenter\u00e0 la prospettiva politica dopo la crisi \u201cchimica\u201d nel caso che essa si traduca nel piano di disarmo internazionale di cui si parla?<\/p>\n<p>Se, a conti fatti, il disarmo chimico si dovesse palesare come un ulteriore distacco degli Stati Uniti dal conflitto, le conseguenze politiche per Washington nella regione sarebbero assai pesanti. D\u2019altra parte, il lancio di un processo di disarmo chimico in una cornice internazionale \u00e8 destinato paradossalmente a rafforzare il regime di Assad. <\/p>\n<p>Secondo gli esperti, questo processo si preannuncia lungo e difficile: il regime attuale deve restare in piedi per garantirne la riuscita. Non si pu\u00f2 certo pensare che il processo di smantellamento possa passare nelle mani dell\u2019esercito di liberazione siriano o addirittura nelle sabbie mobili di quella che Domenico Quirico ha chiamato \u201crivoluzione tradita\u201d. <\/p>\n<p>La stessa adesione alla Convenzione sulle armi chimiche dar\u00e0 al regime di Assad una legittimazione internazionale. Infine, l\u2019attuazione di qualsiasi piano di disarmo non pu\u00f2 avere luogo nell\u2019attuale contesto di guerra civile. <\/p>\n<p>Esso richiede un cessate il fuoco, che a sua volta &#8211; ammesso che possa realizzarsi &#8211; finirebbe per rafforzare Assad piuttosto che le opposizioni. In questo quadro, non \u00e8 possibile credere che, eliminate le armi chimiche, ci sia dietro l\u2019angolo la conferenza di Ginevra 2.<\/p>\n<p>L\u2019opposizione sarebbe ancora meno interessata alla conferenza di quello che \u00e8 stata fin qui: rifiuterebbero di negoziare con il \u201cresponsabile\u201d Assad non solo gli estremisti, ma anche i \u201cmoderati\u201d. In realt\u00e0, il successo della diplomazia \u201cchimica\u201d dei russi rischia di ridurre le possibilit\u00e0 di una soluzione politica inclusiva del conflitto siriano. <\/p>\n<p><b>Obiettivi russi<\/b><br \/>I russi appoggiano Assad per tanti motivi, fra cui l\u2019opportunit\u00e0 di condurre una dura e brillante competizione con gli Stati Uniti e l\u2019Occidente. Ma il motivo forse principale \u00e8 che la Russia ha scelto nei confronti del suo sud musulmano una politica di appoggio ai regimi autoritari, come quello di Nursultan Nazarbayev in Kazakistan, affinch\u00e9 tengano a bada gli islamisti e invece cooperino fruttuosamente con Mosca.<\/p>\n<p>Per i russi Mubarak, Gheddafi e Ben Ali svolgevano nel sud \u201coccidentale\u201d la stessa funzione dei dittatori che essi appoggiano nel loro sud e garantivano che non ci fossero contagi e infezioni verso le aree musulmane di loro interesse. <\/p>\n<p>Perci\u00f2, Il piano russo di disarmo chimico ha un obiettivo centrale per Mosca: dare ad Assad una veste di ordine e responsabilit\u00e0 in contrasto con quella di disordine e estremismo di tutta la Primavera Araba, che in Russia non ha mai convinto.<\/p>\n<p>La piega cha ha preso la crisi aperta dall\u2019attacco chimico del 21 agosto scorso pu\u00f2 offrire ad Obama il destro per salvare la faccia, ma rischia anche di dare un alibi agli Stati Uniti per disimpegnarsi dal conflitto ancora pi\u00f9 marcatamente di quanto abbiano fatto finora.<\/p>\n<p>Questo sviluppo potrebbe avere due inconvenienti: indebolire ulteriormente il legame degli Stati Uniti con i suoi alleati arabi nella regione e rafforzare considerevolmente il regime di Assad, rendendo ancora pi\u00f9 improbabile una sua sconfitta militare nella guerra civile in corso.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La crisi siriana continua ad essere al centro della diplomazia internazionale ma, dopo l\u2019iniziativa congiunta russo-americana, l\u2019attenzione \u00e8 rivolta soprattutto alla questione del disarmo chimico, mentre le dinamiche del conflitto &#8211; e le sue stesse conseguenze umanitarie &#8211; rischiano di essere relegate sullo sfondo. 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