{"id":24110,"date":"2013-09-17T00:00:00","date_gmt":"2013-09-16T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/diktat-ad-assad-sulle-armi-chimiche\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:28","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:28","slug":"diktat-ad-assad-sulle-armi-chimiche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/09\/diktat-ad-assad-sulle-armi-chimiche\/","title":{"rendered":"Diktat ad Assad sulle armi chimiche"},"content":{"rendered":"<p>Con l&#8217;accordo quadro russo-americano concluso a Ginevra, la questione delle armi chimiche siriane subisce una formidabile accelerazione. L&#8217;impiego di queste armi nei pressi di Damasco il 21 agosto, uno dei rari episodi di uso di queste odiose armi di distruzione di massa dopo la prima guerra mondiale, ha fatto scattare lo sdegno internazionale.<\/p>\n<p><b>Oltre la retorica<\/b><br \/>Stante l&#8217;iniziale riluttanza russo-cinese a misure punitive, il presidente statunitense Barack Obama ha preannunciato una possibile azione militare unilaterale. Ne \u00e8 seguito un ravvedimento russo con la tempestiva proposta del presidente Vladimir Putin di porre sotto controllo internazionale l&#8217;arsenale chimico siriano. <\/p>\n<p>Obama \u00e8 riuscito a non farsi intrappolare dalla propria retorica, cogliendo al balzo il percorso negoziale che si andava profilando. Messa alle strette dall&#8217;alleato russo, la Siria ha compiuto in un batter d&#8217;occhio quel passo che i pi\u00f9 accorti analisti suggerivano da mesi: l&#8217;adesione alla Convenzione sulla proibizione della armi chimiche.<\/p>\n<p>Questa convenzione, che proibisce il possesso e l&#8217;uso delle armi chimiche e ne prevede la distruzione sotto un sistema ispettivo estremamente rigoroso, \u00e8 lo strumento diplomatico pi\u00f9 avanzato raggiunto nel campo del disarmo. <\/p>\n<p><b>Missione ambiziosa<\/b><br \/>L&#8217;accordo di Ginevra che russi e americani hanno negoziato senza la partecipazione siriana,impone a quest&#8217;ultima una sorta di diktat e propone alle organizzazioni internazionali competenti un percorso applicativo eccezionale. <\/p>\n<p>Al centro dell&#8217;operazione si trover\u00e0 l&#8217;Organizzazione sulla proibizione delle armi chimiche (Organisation for the Prohibition of Chemical Weapons, Opcw), che ha sede all&#8217;Aja. Il suo consiglio esecutivo dovr\u00e0 promulgare procedure speciali per applicare immediatamente la Convenzione chimica in Siria.<\/p>\n<p>Damasco dovr\u00e0 fornire entro una settimana i dati sulla dislocazione delle armi, dei loro precursori e dei vettori onde consentire l&#8217;immediato invio degli ispettori. ll Consiglio di sicurezza dovr\u00e0 chiedere all&#8217;Opcw di attuare e legittimare questa irrituale procedura di urgenza. In caso di inadempimento siriano, russi ed americani sono gi\u00e0 d&#8217;accordo di ricorrere alle disposizioni punitive del capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite che possono includere l&#8217;uso della forza. <\/p>\n<p>La disposizione che impone alla Siria la distruzione dell\u2019arsenale chimico entro la met\u00e0 del 2014 \u00e8 molto ambiziosa. Russi ed americani non sono ancora riusciti a distruggere il proprio neanche vent\u2019anni dopo la firma della Convenzione. <\/p>\n<p><b>Riscatto del multilateralismo <\/b><br \/>In questa turbolenta vicenda \u00e8 da rilevare anzitutto l&#8217;inattesa e virtuosa convergenza di pensiero e azione tra russi e americani volta a risolvere con la diplomazia, anzich\u00e9 con la forza, una delle crisi pi\u00f9 virulente.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 poi un vistoso riscatto per il multilateralismo. Dopo molte umiliazioni, rientrano in scena le Nazioni Unite e viene affidato all&#8217;Opwc un mandato chiave che va addirittura al di l\u00e0 delle sue competenze. <\/p>\n<p>Si registra infine un&#8217;evoluzione epocale sul fronte degli equilibri strategici mediorientali. La distruzione dell&#8217;arsenale chimico siriano, ma soprattutto l&#8217;adesione alla Convenzione chimica, spostano ora i riflettori sull&#8217;Egitto (che non l&#8217;ha firmata), Israele (che l&#8217;ha firmata, ma non ratificata) e l&#8217;Iran (che l&#8217;ha ratificata). <\/p>\n<p>Si aprono nuove prospettive per la Conferenza sulla proibizione delle armi di distruzione di massa e loro vettori in Medio Oriente. Anche se questa era gi\u00e0 prevista per lo scorso anno a Helsinki, sinora \u00e8 rimasta nel limbo.<\/p>\n<p>L&#8217;intesa di Ginevra non condurr\u00e0 necessariamente alla conclusione della guerra civile e le vittime dell&#8217;arma chimica costituiscono una percentuale minima del totale. La dimensione umanitaria e le conseguenze che ne derivano sul piano penale internazionale non possono essere tralasciate. <\/p>\n<p><b>Ruolo dell\u2019Italia<\/b><br \/>L&#8217;accordo di Ginevra, se applicato, dovrebbe per\u00f2 chiudere il capitolo delle armi chimiche in Siria, rafforzare la norma sulla loro totale proibizione e riaffermare il principio che la proliferazione di tali armi costituisce una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale. <\/p>\n<p>Le divergenze circa l&#8217;impiego della forza non hanno consentito sinora all&#8217;Europa di mantenere un profilo elevato. L&#8217;opzione negoziale che ha ora prevalso dovrebbe facilitare una posizione univoca. L&#8217;Italia, che ha una lunga esperienza in fatto di smaltimento di armi chimiche e di ispezioni internazionali, ha le carte in regola per dare un proprio valore aggiunto.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con l&#8217;accordo quadro russo-americano concluso a Ginevra, la questione delle armi chimiche siriane subisce una formidabile accelerazione. L&#8217;impiego di queste armi nei pressi di Damasco il 21 agosto, uno dei rari episodi di uso di queste odiose armi di distruzione di massa dopo la prima guerra mondiale, ha fatto scattare lo sdegno internazionale. 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