{"id":24150,"date":"2013-09-18T00:00:00","date_gmt":"2013-09-17T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/in-europa-e-ancora-obamania\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:27","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:27","slug":"in-europa-e-ancora-obamania","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/09\/in-europa-e-ancora-obamania\/","title":{"rendered":"In Europa \u00e8 ancora Obamania"},"content":{"rendered":"<p>Questo nuova, dettagliata radiografia delle relazioni transatlantiche presenta dati in parte scontati, ma anche qualche rilevante sorpresa. Colpisce, innanzitutto, la persistente &#8211; in certa misura rinnovata- forza dell\u2019atlantismo come discorso e finanche ideologia. Simboleggiata bene dall\u2019idea che il vero denominatore tra i paesi europei e gli Stati Uniti, ci\u00f2 che caratterizza e giustifica l\u2019alleanza atlantica, sia la loro natura democratica: il loro costituire una \u201ccomunit\u00e0 di democrazie\u201d. Un elemento che unisce le diverse parti dello spazio transatlantico, ma &#8211; quanto meno nelle percezioni e rappresentazioni &#8211; le separa e allontana da chi non appartiene a tale spazio. <\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/Graf_delpero.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><b>Dividendo Cina<\/b><br \/>Particolarmente rilevante \u00e8 la marcata ostilit\u00e0 degli europei nei confronti della Cina e la preoccupazione nei confronti della sua ascesa. Nell\u2019Unione europea, solo il 30% degli intervistati ha un\u2019opinione positiva del gigante cinese e appena il 26% ritiene desiderabile una leadership internazionale di Pechino. Soprattutto per quanto concerne la dimensione economica, la Cina \u00e8 concepita pi\u00f9 come minaccia che come partner potenziale.<\/p>\n<p>Sembra esservi un chiaro elemento di pregiudizio in queste posizioni anti-cinesi. Agisce per\u00f2 anche una differente prospettiva geopolitica, che allontana Stati Uniti ed Europa. Mentre i primi sono pi\u00f9 globali e, quindi, anche asiatici, l\u2019Europa \u00e8 chiusa entro uno spazio vieppi\u00f9 atlantico. <\/p>\n<p>Il ri-orientamento delle priorit\u00e0 geopolitiche statunitensi verso l\u2019Asia e il Pacifico \u00e8 dato noto e spesso esagerato. Vi convergono fattori economici e strategici, pressioni contrastanti verso l\u2019integrazione (le interdipendenze commerciali e finanziarie) e il conflitto (la crescente competizione regionale con la Cina). <\/p>\n<p>Il dato rilevante \u00e8 che l\u2019opinione pubblica statunitense sembra avere sempre maggiore consapevolezza di questa svolta, al punto da ritenere Giappone, Corea del Sud e Cina \u2013 i tre paesi asiatici con i quali maggiori sono le interdipendenze economiche di Washington \u2013 pi\u00f9 rilevanti per l\u2019interesse nazionale rispetto all\u2019Europa. <\/p>\n<p>Su questo abbiamo una prima, profonda asimmetria transatlantica, visto che gli intervistati europei giudicano invece a larga maggioranza (64 a 27) gli Stati Uniti pi\u00f9 importanti dell\u2019Asia. Molto banalmente, quindi, Bruxelles  guarda oggi agli Stati Uniti assai di pi\u00f9 di quanto questi non guardino al vecchio continente.<\/p>\n<p><b>Desiderio di leadership statunitense<\/b><br \/>Un dato, questo, evidenziato anche da due voci storicamente centrali nei <i>Transatlantic Trends<\/i>: quelle relative alla desiderabilit\u00e0 della leadership degli Stati Uniti e all\u2019immagine che di essi ne hanno i cittadini europei. Nella profonda frattura transatlantica post-2002, questi due indicatori segnalarono in modo inequivoco il tracollo del prestigio degli Stati Uniti in Europa. <\/p>\n<p>Un tracollo che molti commentatori ritennero allora strutturale e in una certa misura definitivo, destinato ad accompagnarsi all\u2019ineluttabile riduzione dell\u2019influenza statunitense nel (e sul) vecchio continente. <\/p>\n<p>Con l\u2019elezione di Barack Obama, questa tendenza \u00e8 stata rovesciata: nel 2013 il 55% degli europei ritiene \u201cdesiderabile\u201d la leadership mondiale degli Stati Uniti (era il 36% nel 2008); il 69% ha un\u2019opinione favorevole dell\u2019azione internazionale degli Stati Uniti (nel 2008, appena il 20% degli intervistati europei approvava l\u2019operato dell\u2019allora presidente George W.Bush).<\/p>\n<p>Tra il 2009 e oggi, il desiderio europeo di leadership statunitense \u00e8 rimasto immutato. \u00c8 sceso, dal 77 al 69%, il giudizio positivo sulla politica estera degli Usa. Ma non vi \u00e8 stato un crollo; al contrario l\u2019entusiasmo europeo per Obama rimane ancor oggi straordinariamente alto, in termini assoluti e relativi (negli Stati Uniti tale giudizio si attesta al 50%, circa venti punti in meno che in Europa). <\/p>\n<p><b>Uso della forza<\/b><br \/>Se dal generale di tale politica estera si passa al particolare dei suoi singoli aspetti e metodi, questo dato \u00e8 ancora pi\u00f9 importante.  Su di essi, e soprattutto sulla possibilit\u00e0 di utilizzare la forza in contesti di crisi internazionale, i dati si capovolgono, evidenziando un\u2019altra, significativa frattura transatlantica, operativa e di principio. <\/p>\n<p>Prendiamo ad esempio una delle pratiche pi\u00f9 controverse dell\u2019amministrazione Obama: l\u2019utilizzo degli aerei droni nel programma di eliminazione mirata di terroristi o sospetti tali. L\u2019Europa cos\u00ec entusiasticamente filo-obamiana d\u00e0 un giudizio severo di tale pratica. L\u2019America &#8211; sulla carta assai meno Obama-entusiasta \u2013 approva invece  a maggioranza ampissima (il 71%)  l\u2019uso intenso, e talora spregiudicato, dei droni. <\/p>\n<p>Dati simili erano emersi nei <i>Transatlantic Trends<\/i> degli anni passati, anch\u2019essi contraddistinti da un rilevante scarto tra il giudizio generale degli europei su Obama e sulla sua politica estera (estremamente alto) e quello, assai pi\u00f9 negativo, su specifici aspetti di tale politica e sull\u2019uso della forza in particolare. <\/p>\n<p>E questo rivela una volta ancora la persistenza di un fenomeno &#8211; l\u2019infatuazione europea, spesso acritica e contraddittoria, per Obama e per quel che rappresenta \u2013non semplice da spiegare e sul quale presumibilmente si eserciteranno legioni di studiosi negli anni a venire. <\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo nuova, dettagliata radiografia delle relazioni transatlantiche presenta dati in parte scontati, ma anche qualche rilevante sorpresa. 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