{"id":24160,"date":"2013-09-23T00:00:00","date_gmt":"2013-09-22T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/nebbia-europea-sulla-manica\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:26","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:26","slug":"nebbia-europea-sulla-manica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/09\/nebbia-europea-sulla-manica\/","title":{"rendered":"Nebbia europea sulla Manica"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019Inghilterra di David Cameron pu\u00f2 continuare a essere un partner attivo dell\u2019Unione Europea? Se s\u00ec, in che misura? Gli alleati liberaldemocratici sembrano presi da un balbettio paralizzante sull\u2019Europa, mentre i conservatori sono sotto l\u2019influenza dall\u2019ondata isolazionista del partito indipendentista antieuropeo Ukip. In un simile scenario sembra che il referendum annunciato sulla partecipazione della Gran Bretagna all\u2019Unione \u2013 ma sinora non confermato \u2013 potrebbe sancire una separazione per pi\u00f9 versi traumatica. <\/p>\n<p>Non tutta l\u2019opinione pubblica inglese \u00e8 su queste linee e le voci della ragionevolezza cominciano a farsi timidamente sentire. Oltre che dalla volont\u00e0 e dalle nevrosi dell\u2019elettorato britannico, la sorte dell\u2019Unione dipender\u00e0 in misura decisiva dalla reazione degli altri paesi membridinanzi a una simile eventualit\u00e0.<\/p>\n<p><b>Europa minimalista<\/b><br \/>Per capire l\u2019importanza della Gran Bretagna nel futuro dell\u2019integrazione europea, \u00e8 bene chiedersi di quale Europa si intenda parlare. L\u2019euroscetticismo che alligna nelle opinioni pubbliche di pi\u00f9 consolidata tradizione europeista \u2013 a cominciare dalla nostra \u2013 \u00e8 probabilmente figlio di un embarras de richesses e alimenta pi\u00f9 o meno consapevolmente la progressiva rinazionalizzazione delle politiche, con buona pace delle dichiarazioni di intenti di Lisbona. <\/p>\n<p>L\u2019ipotesi di una Europa \u201cminimalista\u201d, sempre meno comunitaria e pi\u00f9 intergovernativa, \u00e8 un ircocervo non impossibile. In essa il contributo britannico rimane fondamentale per il completamento del processo di razionalizzazione economica intorno al mercato unico e per la costruzione di una economia aperta in linea con i dettami di un capitalismo liberale avanzato. <\/p>\n<p>La Gran Bretagna resta fondamentale anche per la<i> gravitas<\/i> che lo status di media potenza nucleare pu\u00f2 attribuire alla dimensione intergovernativa della politica estera e di difesa. La presenza inglese \u00e8 importante anche per l\u2019impegno a salvaguardare i principi di quel \u201crecinto delle regole\u201d dello stato di diritto e della democrazia rappresentativa che costituiscono la piattaforma irrinunciabile  di quanti si riconoscono nel processo di costruzione europea, quali ne siano contenuti e finalit\u00e0 ultime. <\/p>\n<p>Si tratta di un\u2019Europa in linea con gli interessi di Londra da sempre. Pochi ricordano come al momento dell\u2019adesione, nel \u201972, il governo Mac Millan spiegasse che l\u2019ingresso nella Comunit\u00e0 economica europea conteneva s\u00ec alcuni aspetti relativi a un\u2019entit\u00e0 politica sovranazionale, ma che i rischi che essa si realizzasse erano ben poca cosa rispetto al vantaggio certo che il paese ne avrebbe ricavato sul pianoeconomico e commerciale. <\/p>\n<p><b>Collante politico tramontato<\/b><br \/>Il mantra di una<i> ever closer union<\/i> tendenzialmente sovranazionale continua a essere stancamente recitato, quasi ad esorcizzare il fatto che un simile obiettivo appare oggi politicamente astratto. Quantomeno a ventotto. Una volta tramontato con la fine della guerra fredda il collante politico originario dei fondatori, le motivazioni che hanno indotto i paesi ad aderire al progetto comunitario sono troppo diverse perch\u00e9 di essa si possa parlare di altro, oltre la mera retorica. <\/p>\n<p>D\u2019altro canto, la crisi finanziaria ha messo chiaramente in luce come, senza un salto di qualit\u00e0, l\u2019intero edificio europeo rischi di crollare. Chi pensasse che la fine dell\u2019euro potrebbe essere in qualche modo gestita, sottovaluterebbe pericolosamente l\u2019importanza politica decisiva della moneta unica. La sua eliminazione innesterebbe una deriva euroscettica inarrestabile. <\/p>\n<p>La via che si presenta \u00e8 quella di un\u2019Unione a diverse velocit\u00e0, in cui la stessa sopravvivenza dell\u2019Europa minimalista sarebbe legata alla volont\u00e0 di altri di dar vita, attraverso la cessione di quote crescenti di sovranit\u00e0, a modelli pi\u00f9 avanzati di integrazione. \u201cPi\u00f9 Europa\u201d per l\u2019euro (ma anche per la difesa) non vuol dire solo operare per salvaguardare la moneta comune, ma mettere in piedi un argine per l\u2019insieme della costruzione europea.<\/p>\n<p><b>Una domanda agli inglesi<\/b><br \/>Di questa Europa \u201cavanzata\u201d la Gran Bretagna non vorr\u00e0 mai fare parte: storia, tradizioniculturali  ed economia militano irrevocabilmente contro. Londra ha costantemente cercato non solo di correlare il proprio impegno comunitario a una rigida visione dell\u2019interesse nazionale, ma di impedire che altri potessero procedere sulla via di una integrazione sovranazionale che la lasciasse ai margini. <\/p>\n<p>\u00c8 qui che si trova il nodo fondamentale della compatibilit\u00e0 o meno di una presenza della Gran Bretagna in Europa. \u00c8 giunto il momento di porre chiaramente agli inglesi la domanda di come vedano il loro futuro europeo. <\/p>\n<p>Chiedere se, partendo dal riconoscimento di un loro <i>opt out<\/i> generalizzato da forme pi\u00f9 avanzate di integrazione, siano disposti a collaborare con quanti intendano procedere pi\u00f9 speditamente sulla via dell\u2019integrazione sovranazionale, riconoscendo come tale processo sia fondamentale per la sopravvivenza di quella parte della costruzione europea pi\u00f9 vicina ai loro interessi. <\/p>\n<p>Parlando a Chatham House, lo scorso luglio il premier Enrico Letta ha chiesto, con toni felpati, \u201cpi\u00f9 Europa\u201d a Londra e Bill Emmott ha constatato lo scetticismo della City. L\u2019imperativoposto dalla crisi esclude nuovi tatticismi da parte britannica e la costruzione europea non pu\u00f2 permettersi il rischio dell\u2019entropia. <\/p>\n<p>Rinegoziare condizioni pi\u00f9 eque \u2013 come ripete Cameron \u2013 ha senso solo in un quadro d\u2019insieme condiviso: l\u2019impressione \u00e8 che ne siamo ancora lontani. Sar\u00e0 bene che dalla Manica ci si convincesse una volta per tutte che, quando cala la nebbia, non \u00e8 l\u2019Europa, ma la Gran Bretagna a restare isolata.\t<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Inghilterra di David Cameron pu\u00f2 continuare a essere un partner attivo dell\u2019Unione Europea? Se s\u00ec, in che misura? Gli alleati liberaldemocratici sembrano presi da un balbettio paralizzante sull\u2019Europa, mentre i conservatori sono sotto l\u2019influenza dall\u2019ondata isolazionista del partito indipendentista antieuropeo Ukip. 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