{"id":24230,"date":"2013-10-01T00:00:00","date_gmt":"2013-09-30T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/convitato-di-pietra-sulla-cina\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:24","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:24","slug":"convitato-di-pietra-sulla-cina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/10\/convitato-di-pietra-sulla-cina\/","title":{"rendered":"Convitato di pietra sulla Cina"},"content":{"rendered":"<p>Il 2013 ha segnato l\u2019avvio delle negoziazioni per l\u2019ambizioso piano di partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti, Ttip. Se portato a compimento senza intoppi e ridimensionamenti, questo accordo potrebbe mutare radicalmente il panorama internazionale, stabilendo regole comuni per scambi che ammontano al 30% del commercio mondiale di beni, il 20% degli investimenti diretti esteri, nonch\u00e9 un volume di scambi che supera i 700 miliardi di euro all\u2019anno. <\/p>\n<p><b>Possibile panacea <\/b><br \/>Un accordo la cui importanza \u00e8 confermata dalle analisi del suo impatto. Queste stimano un incremento dei posti di lavoro pari a circa un milione negli Stati Uniti, 400 mila nel Regno Unito e 141 mila in Italia; nonch\u00e9 incrementi del Pil pro capite del 13,4% negli Stati Uniti e di quasi il 5% nel nostro paese.<\/p>\n<p>Nessuna riforma attualmente sul tavolo del governo italiano e delle istituzioni europee (con la sola eccezione del completamento del mercato interno digitale) promette livelli di crescita tanto significativi. Il Ttip, insieme all\u2019alleanza Trans-pacifica in corso di negoziazione tra Stati Uniti e molti paesi asiatici, viene presentato su entrambe le sponde dell\u2019Atlantico come un passo verso il superamento dello stallo nel quale attualmente versa il<i> Doha round<\/i>. <\/p>\n<p>Sembra un passo decisivo verso un nuovo e pi\u00f9 soddisfacente assetto regolatorio del commercio internazionale. Non a caso il Commissario europeo al commercio, Karel de Gucht, ha pi\u00f9 volte presentato il Ttip come il primo passo verso il rafforzamento del Wto.<\/p>\n<p>Sembrerebbe di trovarsi di fronte a un\u2019occasione senza precedenti, quasi a una panacea in grado di guarire molti dei mali dei paesi occidentali. Eppure vi sono diversi ordini di motivi per dubitare che le \u201cmagnifiche sorti e progressive\u201d attribuite al Ttip possano tradursi in effetti concreti. <\/p>\n<p>Il contenuto dell\u2019eventuale accordo potrebbe infatti essere largamente ridimensionato durante le negoziazioni. Non si tratta di eliminare prevalentemente barriere tariffarie che pure esistono, ma sono di entit\u00e0 esigua. La sfida \u00e8 quella di armonizzare gli standard tecnici e gli approcci alla regolamentazione in settori strategici come i prodotti chimici o farmaceutici e gli organismi geneticamente modificati. <\/p>\n<p>Per non parlare di annose questioni trasversali come la regolamentazione dei mercati finanziari e delle industrie a rete, la protezione dei dati personali &#8211; per di pi\u00f9, all\u2019indomani dello scandalo Datagate &#8211; la protezione della propriet\u00e0 intellettuale &#8211; in particolare dei brevetti &#8211; e ancor di pi\u00f9, degli appalti pubblici e dei sussidi alle imprese locali. <\/p>\n<p><b>Scetticismo <\/b><br \/>Sfide che appaiono, in alcuni settori, gi\u00e0 perse, come testimoniano le conclusioni dell\u2019incontro inaugurale svoltosi a luglio 2013, nel quale il settore finanziario \u00e8 gi\u00e0 stato accantonato per l\u2019impossibilit\u00e0 di raggiungere un qualsivoglia allineamento o anche un mutuo riconoscimento.<\/p>\n<p>Se si consultano i documenti preliminari predisposti dalla Commissione europea, si scopre che anche sui prodotti chimici la controversa e contorta regolazione europea appare aver innescato un\u2019irreversibile deriva dei due continenti. <\/p>\n<p>Se si aggiungono le remore francesi nel settore dell\u2019audiovisivo e la recrudescenza del protezionismo di entrambi i blocchi rispetto alla produzione di materiali pesanti (acciaio, alluminio) e di prodotti high-tech, nonch\u00e9 le probabili resistenze di partner commerciali di assoluto rilievo in alcuni settori (ad esempio, la Turchia), resta poco su cui scommettere a occhi chiusi.<\/p>\n<p>Quello relativo ai contenuti \u00e8 solo uno dei motivi che alimentano lo scetticismo. Si pensi alla tempistica dell\u2019accordo finale, annunciato per la fine del 2014, quando scadr\u00e0 il mandato dell\u2019attuale Commissione europea.<\/p>\n<p>La complessit\u00e0 e variet\u00e0 dei temi da discutere, l\u2019attuale impegno statunitense nelle negoziazioni per il partenariato trans-pacifico (che non si concluderanno, come inizialmente annunciato, entro la fine del 2013), l\u2019incertezza politica che circonda i paesi dell\u2019Unione europea e i fastidi generati dallo scandalo Prism proiettano ombre minacciose sui tempi di negoziazione tra i due giganti.<\/p>\n<p>Senza considerare che la Commissione europea \u00e8 solita perdere abbrivio e legittimazione ad agire quando il mandato \u00e8 in scadenza. Essa dovr\u00e0 confrontarsi con un rinnovato (e forse pi\u00f9 ostile) Parlamento europeo a met\u00e0 2014. <\/p>\n<p>L\u2019ottimismo mostrato dal presidente statunitense Barack Obama e dal capo della delegazione Usa Mike Froman sembra ancor meno fondato se si pensa che lo stesso Obama non ha mai ottenuto, per gli accordi di libero commercio, l\u2019autorizzazione ad agire in rappresentanza degli Stati Uniti. Qualsiasi decisione del presidente sar\u00e0 carta straccia se non verr\u00e0 avallata e ratificata da un quanto mai ostile Congresso a maggioranza repubblicana. <\/p>\n<p><b>Gigante cinese escluso <\/b><br \/>A tali motivazioni va aggiunta una nota forse ancor pi\u00f9 scettica. Non \u00e8 sfuggito ai commentatori pi\u00f9 attenti che il Ttip, cos\u00ec come l\u2019alleanza Trans-pacifica, non coinvolge la Cina, gigante emergente che rosicchia quote di commercio internazionale a entrambe le sponde dell\u2019Atlantico e permea i principali mercati mondiali con prodotti e semilavorati di ogni genere. <\/p>\n<p>Integrare maggiormente le due sponde dell\u2019Atlantico, fissare standard qualitativi inarrivabili per le economie emergenti e conquistare trattamenti privilegiati in paesi importanti come Australia, Giappone o Corea del Sud significherebbe, per gli Stati Uniti, garantirsi una nuova centralit\u00e0 nello scacchiere del commercio internazionale. <\/p>\n<p>Lungi dal rappresentare un passo verso un Wto pi\u00f9 forte e la conclusione del <i>Doha round<\/i>, la mossa dei paesi occidentali appare pi\u00f9 che altro frutto della necessit\u00e0 di contenere l\u2019ascesa della Cina e di altre economie emergenti. Ecco perch\u00e9, dopo anni di infruttuosa cooperazione transatlantica, di colpo si \u00e8 assistito a un\u2019accelerazione. <\/p>\n<p>L\u2019ombra minacciosa del colosso cinese \u00e8 ci\u00f2 che accomuna le parti al tavolo negoziale. Il Ttip \u00e8 il convitato di pietra. <\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 2013 ha segnato l\u2019avvio delle negoziazioni per l\u2019ambizioso piano di partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti, Ttip. 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