{"id":24320,"date":"2013-10-14T00:00:00","date_gmt":"2013-10-13T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/stati-uniti-in-ostaggio\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:21","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:21","slug":"stati-uniti-in-ostaggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/10\/stati-uniti-in-ostaggio\/","title":{"rendered":"Stati Uniti in ostaggio"},"content":{"rendered":"<p>Lo spettro dello <i>shutdown<\/i> si \u00e8 trasformato in realt\u00e0. Circa 800 mila dipendenti del governo americano sono a casa senza stipendio. La goccia che ha fatto traboccare il vaso \u00e8 stata il mancato accordo sul bilancio 2014 con i repubblicani fermamente intenzionati a cancellare il finanziamento alla riforma sanitaria voluta da Obama.<\/p>\n<p><b>Precedenti<\/b><br \/> Dal 1976 ad oggi, si sono succeduti ben 17 <i>shutdown<\/i>, l\u2019ultimo nel 1995. Un ruolo chiave \u00e8 giocato dallo speaker della Camera: nel 1995 era Newt Gingrich, candidato poi alle primarie repubblicane. Il democratico Tip O\u2019Neill, invece, fu la spina nel fianco di Ronald Reagan per tutti gli anni \u201880.<\/p>\n<p>Due anni fa, quando l\u2019America si ritrov\u00f2 in una situazione analoga si raggiunse un accordo in extremis, ma il clima politico era diverso: con le elezioni alle porte, il rischio di perdere consenso era troppo elevato sia per gli uni che per gli altri.<\/p>\n<p>Quest\u2019anno a determinare la situazione che ha portato allo <i> shutdown<\/i>  sono stati lo speaker repubblicano John Boehner e i senatori Mike Lee (Utah) e Ted Cruz (Texas), sostenuti dai grandi think tank conservatori come la Heritage Foundation e il Cato Institute. L\u2019obiettivo era \u201cazzoppare\u201d l\u2019amministrazione per indurla alla resa sulla riforma sanitaria.<\/p>\n<p>All\u2019origine dello scontro in corso c\u2019\u00e8 il \u201cgoverno diviso\u201d, ovvero una maggioranza nel Congresso di colore politico opposto a quello del Presidente.<\/p>\n<p><b>Obamacare<\/b><br \/>Nessuno al momento ha intenzione di cedere. La polemica si \u00e8 concentrata sulla riforma sanitaria, l\u2019Obamacare. Una buona parte dei provvedimenti previsti nel <i> Patient Protection and Affordable Care Act <\/i> sono infatti duramente contestati dai repubblicani. Ben oltre 40 tentativi di abrogare la riforma si sono succeduti dalla sua introduzione.<\/p>\n<p>I repubblicani hanno innanzitutto richiesto che fosse completamente cancellato ogni finanziamento pubblico alle prime misure dell\u2019Obamacare. Si sono per\u00f2 trovati di fronte al rifiuto pi\u00f9 assoluto da parte dei democratici di rinunciare a una delle bandiere dell\u2019amministrazione.<\/p>\n<p>Secondo l\u2019<i> Economist<\/i>, se venisse accolta la richiesta dei repubblicani di posticipare l\u2019entrata in vigore dell\u2019obbligo individuale di avere una copertura sanitaria, i costi delle assicurazioni salirebbero eccessivamente a causa della corsa all\u2019accaparramento  della migliore.<\/p>\n<p>I repubblicani ritengono l\u2019obbligo individuale incostituzionale perch\u00e9 intaccherebbe la sfera della libert\u00e0 dei cittadini, obbligandoli ad usufruire di una copertura sanitaria che sarebbe in realt\u00e0 una \u201ctassa nascosta\u201d.<\/p>\n<p><b>Rischi<\/b><br \/>I democratici cercano di difendere le misure adottate fino ad oggi, ma per convincere i repubblicani dovrebbero fare concessioni sostanziali su alcuni temi come la tassazione e il <i> welfare<\/i>. Un <i> do ut des<\/i>  tipico della politica americana. Un eventuale accordo non potr\u00e0 che includere l\u2019innalzamento del tetto del debito, pena la bancarotta del governo federale. Secondo il Segretario al Tesoro Jack Lew, il fallimento dei negoziati potrebbe causare una crisi peggiore di quella del 2008.<\/p>\n<p>Vi saranno conseguenze in primo luogo nel campo repubblicano. Nonostante i magri risultati dei candidati del Tea Party nelle elezioni del novembre scorso, un atteggiamento intransigente pu\u00f2 pagare nella contesa al\u2019interno del partito. Quel che si preannuncia \u00e8 un prolungato braccio di ferro tra nuova e vecchia guardia.<\/p>\n<p> Nel campo democratico, un dietrofront sulla riforma sanitaria sarebbe una grave sconfitta politica. Ne conseguirebbe infatti una secca perdita di consenso popolare. I democratici non sono disposti a un simile sacrificio sull\u2019altare della cooperazione <i> bipartisan<\/i>.<\/p>\n<p>Alcuni dossier spinosi sono a rischio come il negoziato con l\u2019Unione europea, al momento fermo proprio a causa dello <i> shutdown<\/i>. I principali protagonisti, il negoziatore commerciale americano Mike Froman e il commissario europeo al commercio Karel de Gucht, non si sono dichiarati eccessivamente preoccupati. Resta il fatto che sia gli Usa che gli Ue devono fare i conti con tensioni interne che rischiano di indebolirne anche il ruolo internazionale.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo spettro dello shutdown si \u00e8 trasformato in realt\u00e0. Circa 800 mila dipendenti del governo americano sono a casa senza stipendio. La goccia che ha fatto traboccare il vaso \u00e8 stata il mancato accordo sul bilancio 2014 con i repubblicani fermamente intenzionati a cancellare il finanziamento alla riforma sanitaria voluta da Obama. 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