{"id":24350,"date":"2013-10-17T00:00:00","date_gmt":"2013-10-16T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/seae-il-meglio-deve-ancora-venire\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:18","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:18","slug":"seae-il-meglio-deve-ancora-venire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/10\/seae-il-meglio-deve-ancora-venire\/","title":{"rendered":"Seae, il meglio deve ancora venire"},"content":{"rendered":"<p>Paralizzato da problemi interni di organizzazione e in perenne lotta con la Commissione europea per la definizione delle rispettive competenze, il Servizio europeo per l\u2019azione esterna, Seae, non ha goduto di buona fama nei suoi primi due anni e mezzo di vita.<\/p>\n<p>Non ha saputo rispondere alle aspettative sul suo ruolo di proiezione dell\u2019Unione europea (Ue), trovandosi impreparato davanti alle trasformazioni della sponda sud del Mediterraneo, ai conflitti in Libia, Mali e Siria e alla crisi iraniana.<\/p>\n<p>\u00c8 anche per rivitalizzare la sua funzione che a fine luglio Catherine Ashton, Alto rappresentante dell\u2019Ue per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ha reso pubblico un documento che delinea i principali interventi di revisione del Seae, previsti per il 2014.<\/p>\n<p><b>Ristrutturazione necessaria<\/b><br \/>Secondo alcuni analisti, le difficolt\u00e0 iniziali sono legate al graduale processo di costruzione di un corpo organico che riesca ad armonizzare il lavoro delle diverse anime che convivono nelle strutture del Seae. Questo \u00e8 infatti composto da personale proveniente dalla Commissione europea, dal Segretariato del Consiglio dell\u2019Ue e dai servizi diplomatici degli stati membri.<\/p>\n<p>Per altri, la sua inefficacia \u00e8 dovuta soprattutto alla mancanza di una leadership forte dell\u2019Alto Rappresentante in carica e al predominio della visione franco-britannica del Servizio.<\/p>\n<p>Il documento Ashton parte proprio dai vertici del Seae, prevedendo una riorganizzazione della struttura e la creazione di una posizione unica di Segretario generale, affiancato da due vice.<\/p>\n<p>Per rendere pi\u00f9 efficace l\u2019azione dell\u2019Alto Rappresentante, si propone poi di rafforzare il collegamento con uno o pi\u00f9 membri della Commissione oppure con i Ministri degli esteri degli stati membri. <\/p>\n<p>In alternativa, si prefigura l\u2019istituzione di una posizione di vice Alto Rappresentante, pi\u00f9 difficile da realizzare perch\u00e9 sprovvisto di base legale nei Trattati.<\/p>\n<p>La riforma prevede anche una razionalizzazione della struttura sotto forma di una riduzione dei posti apicali di direttori generali e un rafforzamento del mandato dei direttori. Questa innovazione, oltre ad alleggerire il sistema, permetterebbe anche un riposizionamento di quei paesi &#8211; tra i quali figura anche l\u2019Italia &#8211; che non sono riusciti ad ottenere ruoli di prim\u2019ordine nella fase iniziale di costruzione del Servizio.<\/p>\n<p><b>Coordinamento complesso<\/b><br \/>Le proposte dell\u2019Alto Rappresentante sembrano invece poco convincenti quando si tratta la spinosa questione del coordinamento interno, soprattutto tra gli organi deputati alla gestione delle crisi e le altre strutture, in particolare i dipartimenti geografici e tematici e il Foreign Policy Instrument, che gestisce le risorse finanziare destinate alle principali azioni di politica estera dell\u2019Ue.<\/p>\n<p>In questo ambito il documento si limita a indicare la necessit\u00e0 di assicurare un maggiore coordinamento interno, attraverso un mandato rafforzato del Segretario generale e un migliore utilizzo del personale militare e delle risorse di <i>intelligence<\/i>.<\/p>\n<p>Altro obiettivo \u00e8 migliorare la tempistica e l\u2019efficacia del processo decisionale in materia di gestione delle crisi, con nuove procedure che riducono i passaggi consultivi e decisionali.<\/p>\n<p>Essenziale poi la revisione dei meccanismi di finanziamento delle azioni di politica estera e la creazione di un centro servizi unico per il supporto alle missioni civili e militari.<\/p>\n<p>Si auspica inoltre che una presidenza permanente designata dall\u2019Alto Rappresentante sia estesa a tutti i gruppi di lavoro del Consiglio dell\u2019Ue, alcuni dei quali seguono ancora il vecchio regime della rotazione semestrale della presidenza.<\/p>\n<p>Un punto cruciale \u00e8 quello del coordinamento tra Seae e Commissione europea. Si prevedono incontri pi\u00f9 frequenti tra l\u2019Alto Rappresentante\/vice presidente della Commissione europea e gli altri commissari responsabili delle politiche esterne dell\u2019Unione &#8211; oltre al presidente, i Commissari per allargamento, cooperazione allo sviluppo, commercio, assistenza umanitaria, affari economici e monetari.<\/p>\n<p>Una questione fondamentale riguarda le rispettive competenze, non chiarite fino in fondo dal Trattato di Lisbona, per le relazioni con i paesi del vicinato e con i paesi di Africa, Carabi e Pacifico, nonch\u00e9 sugli aspetti esterni delle politiche interne, come sicurezza energetica, ambiente, migrazioni, lotta al terrorismo, regolamentazione finanziaria e <i>governance<\/i> economica.<\/p>\n<p>L\u2019Alto Rappresentante ritiene indispensabile un trasferimento di competenze di bilancio al Seae, nei limiti previsti dai Trattati, soprattutto in alcuni settori chiave come l\u2019attuazione dei regimi di sanzioni, la gestione dei programmi finanziari legati direttamente alle competenze del Servizio e le attivit\u00e0 di comunicazione esterna.<\/p>\n<p><b>Poco oltre l\u2019organizzazione<\/b><br \/>Il rafforzamento della presenza dell\u2019Ue nel mondo dovrebbe passare per una razionalizzazione delle attuali delegazioni e dell\u2019apertura di nuovi uffici in aree strategiche come quella del Golfo. Viene sottolineata la necessit\u00e0 di una maggiore interazione tra le delegazioni e le ambasciate nazionali, sostenuta dalla condivisione di attivit\u00e0 e risorse anche nei settori consolare e di sicurezza.<\/p>\n<p>Uno dei capitoli del documento sembra accogliere la sollecitazione pi\u00f9 volte manifestata da vari osservatori di testare l\u2019efficacia del Servizio sulla base dei risultati.<\/p>\n<p>Tuttavia, il contenuto si limita a una serie di considerazioni su questioni relative alla gestione delle risorse umane, dal bilanciamento della composizione istituzionale a favore dei nuovi stati membri e di genere alla politica del personale.<\/p>\n<p>La proposta di riforma di Ashton conclude precisando che i temi del cambiamento istituzionale interno, delle necessarie modifiche dei testi giuridici e le questioni pi\u00f9 generali, insomma le novit\u00e0 pi\u00f9 significative ed interessanti, saranno affrontate solo nel 2014.<\/p>\n<p>Forse il meglio deve ancora venire.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Paralizzato da problemi interni di organizzazione e in perenne lotta con la Commissione europea per la definizione delle rispettive competenze, il Servizio europeo per l\u2019azione esterna, Seae, non ha goduto di buona fama nei suoi primi due anni e mezzo di vita. 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