{"id":24360,"date":"2013-10-17T00:00:00","date_gmt":"2013-10-16T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-camaleonte-giapponese\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:18","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:18","slug":"il-camaleonte-giapponese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/10\/il-camaleonte-giapponese\/","title":{"rendered":"Il camaleonte giapponese"},"content":{"rendered":"<p>Rifiuto totale della guerra e del militarismo. Questa la politica adottata dal Giappone con la Costituzione del 1947 (<i>Nihonkoku Kenp&#333;<\/i>) che stabilisce chiaramente, ancora pi\u00f9 fermamente dell\u2019articolo 11 della Costituzione italiana, non solo il divieto tassativo della \u201cminaccia\/ricorso all\u2019uso della forza come mezzo per la risoluzione delle controversie internazionali\u201d, ma pure il \u201cnon riconoscimento del diritto di belligeranza del paese\u201d.<\/p>\n<p><b>Svolta<\/b><br \/>Ciononostante, dal 2007 le forze di autodifesa giapponesi (<i>Jieitai<\/i>) fanno capo a un Ministero della difesa che, per mezzo dell\u2019esclusivo National Institute for Defense Studies (Nids), \u00e8 responsabile della creazione e messa a punto di un nuovo tipo di strumento militare.<\/p>\n<p>Centrale \u00e8 la nuova dottrina giapponese dell\u2019indipendenza marittima. La Forza di autodifesa marittima (<i>Kaij&#333; Jieitai<\/i>) fa infatti la parte del leone nella nuova politica estera giapponese. Si tratta di un leone marino iperattivo nella difesa degli interessi geostrategici del paese, dall\u2019Oceano Pacifico all\u2019Oceano Indiano, passando per il Mar della Cina.<\/p>\n<p>Nel Mar della Cina il premier conservatore-nazionalista Shinz&#333; Abe corre sul filo del rasoio di una serie di assi economico-politici concorrenti. Tra questi emerge la difesa della sovranit\u00e0 giapponese sulle isole Senkaku o Diao\/Tiaoyutai, una questione su cui Repubblica popolare cinese, Giappone e Repubblica di Cina si stanno scontrando in senso lato e letterale.<\/p>\n<p>Due anni fa la Cina, scavalcando il Giappone, \u00e8 diventata la seconda pi\u00f9 grande economia del mondo. Rispondendo indirettamente a questo balzo in avanti, e in seguito alle recenti dispute territoriali, il Nids e il Ministero della difesa del Giappone hanno elaborato nuove linee guida. Le si ritrova, in particolare, nel terzo documento \u201crevisionista\u201d del periodo post Guerra Fredda del 2010 e nel Libro bianco della difesa del 2012.<\/p>\n<p>In questi due documenti si evince che nuove<i> Jieitai<\/i>, flessibili e dinamiche (i.e., con un\u2019acquisita o potenziata forza di proiezione anfibia) dovranno occuparsi della protezione delle linee di comunicazione marittime e delle operazioni difensive a medio e lungo raggio.<\/p>\n<p><b>Asia pivot<\/b><br \/>La scommessa del Nids \u00e8 quella di ottenere che questa nuova dottrina venga adottata come essenziale alla sopravvivenza del paese anche grazie all\u2019appoggio degli Stati Uniti e della loro marina che ne sono i principali sostenitori. <\/p>\n<p>Infatti, il cosiddetto \u201cAsia-pivot\u201d di Washington non significa che ora gli Stati Uniti guardino all\u2019Asia come l\u2019unico e pi\u00f9 importante asse della loro politica estera. In realt\u00e0, vogliono semplicemente rilanciare la solida alleanza Usa-Giappone, dando a Tokyo un ruolo maggiore e molto pi\u00f9 autonomo.<\/p>\n<p>In un periodo di pesanti tagli al bilancio della difesa, con un\u2019economia\/Pil stagnante, il Giappone sta lavorando per cambiare pelle nel modo pi\u00f9 camaleontico possibile. Far credere, cio\u00e8, che un bilancio e una situazione economica tutt\u2019altro che florida non permetteranno mai al Giappone di dotarsi di nuove navi e armi per contrastare i pericoli che vengono dai mari circostanti (pirateria, terrorismo e dispute territoriali).<\/p>\n<p>In aggiunta, il Giappone cercher\u00e0 di mettere in sicurezza le rotte del Sud-Est asiatico che garantiscono il 60% del suo approvvigionamento alimentare, tutelandosi preventivamente dai nemici storici come Corea e Cina.<\/p>\n<p><b>Italia modello<\/b><br \/>Quest\u2019aggressivit\u00e0 di sopravvivenza, o difesa attiva, sar\u00e0 attuata efficacemente in questo decennio. Tuttavia, il modello cui s\u2019ispira la <i>Kaij\u00f5 Jieitai <\/i>non \u00e8 quello della Royal Navy, ma quello italiano.<\/p>\n<p>Il tentativo \u00e8 di emulare la nostra Marina militare che all\u2019inizio degli anni \u201890 ha saputo \u201ccircumnavigare\u201d le restrizioni della Costituzione italiana e i divieti del Trattato di pace del 1947, con l\u2019appoggio degli Stati Uniti, per dotarsi di Nave <i>Garibaldi<\/i>, di un\u2019aviazione navale e di un modello di forza anfibia efficiente e di pronto impiego.<\/p>\n<p>La grande flessibilit\u00e0 e la capacit\u00e0 operativa della nostra Marina &#8211; si veda a proposito l\u2019operazione umanitaria di Nave <i>Cavour<\/i> in occasione del terremoto a Haiti nel 2010 o l\u2019impiego del <i>Garibaldi<\/i> e dei suoi caccia ognitempo <i>AV-8B Plus<\/i> nelle operazioni di <i>no-fly zone<\/i> della recente crisi libica &#8211; potranno rappresentare non solo la chiave di volta della trasformazione giapponese, ma anche uno stimolo ulteriore al cambiamento della sua politica estera. Inoltre, le due marine potranno beneficiare di uno scambio di <i>know-how <\/i>e personale militare che corroborer\u00e0 l\u2019amicizia italo-giapponese.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rifiuto totale della guerra e del militarismo. 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