{"id":24470,"date":"2013-10-30T00:00:00","date_gmt":"2013-10-29T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/tra-pignoleria-e-lentezza-la-famiglia-europa-cresce\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:15","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:15","slug":"tra-pignoleria-e-lentezza-la-famiglia-europa-cresce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/10\/tra-pignoleria-e-lentezza-la-famiglia-europa-cresce\/","title":{"rendered":"Tra pignoleria e lentezza, la famiglia Europa cresce"},"content":{"rendered":"<p>Puntuale come ogni anno con l\u2019arrivo dell\u2019autunno, la Commissione europea ha pubblicato il rapporto annuale sullo stato di avanzamento del processo di allargamento dell\u2019Unione Europea (Ue). Il documento analizza il processo in termini generali e ridefinisce e aggiorna i criteri cui deve ispirarsi. Ma soprattutto fotografa la situazione di ciascun paese candidato e il suo percorso di avvicinamento all\u2019Europa.<\/p>\n<p>Anche quest\u2019anno il rapporto e le relative raccomandazioni non si sottraggono a quella impressione di affaticamento del processo, di scarso entusiasmo e di assenza di una convincente e condivisa determinazione di portarlo a termine entro scadenze prevedibili.<\/p>\n<p>Il giudizio sui singoli paesi candidati fa emergere un quadro variegato ed eterogeneo. Progressi significativi (Serbia e in una certa misura Albania) coesistono da una parte con perduranti situazioni di stallo (Bosnia) e persistenti dilemmi strategici irrisolti (Turchia), e dall\u2019altra con elementi di inattesa chiarezza (l\u2019Islanda ha deciso di sospendere il negoziato di adesione).<\/p>\n<p><b>Questione di priorit\u00e0<\/b><br \/>\nIl rapporto conferma la tendenza a una valutazione rigorosa fino alla pignoleria dei comportamenti dei candidati, un\u2019insistenza evidente sulle varie condizionalit\u00e0 e un sistematico tentativo di posticipare scadenze e impegni nei confronti dei paesi esaminati.<\/p>\n<p>Il rapporto della Commissione sar\u00e0 ora esaminato dagli stati membri. In sede di Consiglio, questi dovranno pronunciarsi sia sulla strategia complessiva che sulle raccomandazioni da riservare a ciascun paese candidato. Difficilmente queste ultime si discosteranno dalle proposte della Commissione se non per accentuarne le note di prudenze e diffidenza.<\/p>\n<p>Il processo avanza, ma con una lentezza che tradisce una scarsa volont\u00e0 politica e un insufficiente senso di priorit\u00e0 da parte dell\u2019Ue, a fronte di un impegno e di una determinazione dei paesi candidati, che, nella grande maggioranza, hanno definito veri e propri programmi di governo attorno all\u2019obiettivo dell\u2019adesione.<\/p>\n<p>Appare legittimo quindi interrogarsi sulle reali prospettive dell\u2019allargamento e sulla linea da seguire per evitare che le aspettative dei paesi candidati vengano frustrate da tempi di attesa eccessivamente lunghi e imprevedibili. L\u2019allargamento \u00e8 stato finora la politica \u201cestera\u201d di maggiore successo dell\u2019Unione. \u00c8 proprio grazie alla \u201cprospettiva europea\u201d, che l\u2019Ue \u00e8 riuscita a disporre del pi\u00f9 efficace degli incentivi per diffondere nel suo vicinato il proprio sistema di valori e principi.<\/p>\n<p><b>Entusiasmo minimo<\/b><br \/>\n\u00c8 fin troppo evidente che da questa parte dell\u2019Europa, l\u2019entusiasmo per l\u2019idea di nuove adesioni \u00e8 molto ridotto. Sono lontani i tempi in cui il grande progetto di riunificazione su scala continentale dell\u2019Europa, completato nel 2004, funzionava egregiamente come progetto mobilizzante.<\/p>\n<p>A prevalere \u00e8 la convinzione che l\u2019adesione di nuovi membri complichi ulteriormente la vita gi\u00e0 difficile di un\u2019Ue alla ricerca di una propria identit\u00e0 e ragion d\u2019essere.<\/p>\n<p>La crisi economica e finanziaria ha contribuito ad aggravare le difficolt\u00e0 interne dell\u2019Unione che ha dovuto concentrarsi quasi esclusivamente sulle riforma delle propria \u201c<i>governante<\/i>\u201d economica. Si \u00e8 persa la percezione dei meriti della \u201cprospettiva europea\u201d, come fattore di stabilizzazione, prosperit\u00e0 e sviluppo economico per paesi candidati che sono anche nostri vicini.<\/p>\n<p>Abbandonare la prospettiva di integrazione nell\u2019Unione perlomeno dei paesi dei Balcani Occidentali sarebbe un grave errore. Resta pienamente valido il nostro interesse a garantire a questa regione un percorso credibile verso l\u2019adesione, come garanzia di stabilit\u00e0, di rapporti di buon vicinato e di rispetto delle regole di democrazie funzionanti.<\/p>\n<p>Il ricordo dei conflitti che caratterizzarono la regione negli anni \u201890 \u00e8 ancora troppo vivo per di rinunciare al potente incentivo costituito dalla prospettiva europea.<\/p>\n<p>I costi per l\u2019Unione dell\u2019integrazione dei paesi dei Balcani occidentali appaiono pienamente sostenibili sia sotto il profilo economico che sotto quello del funzionamento delle istituzioni.<\/p>\n<p>Si tratter\u00e0 di graduare il ritmo di avanzamento del processo cos\u00ec da renderlo compatibile con il necessario consenso politico nei paesi membri, ma anche con l\u2019esigenza di continuare a mobilitare le necessarie energie politiche da parte dei paesi candidati, assicurando che ogni anno si riesca a realizzare un qualche visibile progresso.<\/p>\n<p><b>Turchia sfuggente<\/b><br \/>\nPi\u00f9 complesso \u00e8 invece il caso della Turchia. Attualmente non sembrano sussistere le condizioni politiche che consentano di mantenere in vita una credibile prospettiva di adesione. Ci\u00f2 \u00e8 vero per alcuni importanti paesi membri dell\u2019Unione che hanno fatto una scelta assai chiara sull\u2019argomento, ma \u00e8 altrettanto vero per la stessa Turchia, che appare sempre pi\u00f9 proiettata in una sua autonoma dimensione di potenza regionale.<\/p>\n<p>Si tratter\u00e0 di valutare come, quando e in presenza di quali circostanze, avviare con Ankara una seria e costruttiva riflessione su soluzioni alternative che consentano di non pregiudicare ulteriormente il potenziale di collaborazione. Il rischio \u00e8 che questo si logori in un negoziato di adesione senza concrete prospettive e destinato a provocare frustrazioni reciproche.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Puntuale come ogni anno con l\u2019arrivo dell\u2019autunno, la Commissione europea ha pubblicato il rapporto annuale sullo stato di avanzamento del processo di allargamento dell\u2019Unione Europea (Ue). Il documento analizza il processo in termini generali e ridefinisce e aggiorna i criteri cui deve ispirarsi. 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