{"id":24520,"date":"2013-11-07T00:00:00","date_gmt":"2013-11-06T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-freddo-saudita-sulla-relazione-con-gli-stati-uniti\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:12","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:12","slug":"il-freddo-saudita-sulla-relazione-con-gli-stati-uniti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/11\/il-freddo-saudita-sulla-relazione-con-gli-stati-uniti\/","title":{"rendered":"Il freddo saudita sulla relazione con gli Stati Uniti"},"content":{"rendered":"<p>Tra Riyadh e Washington \u00e8 calato il grande freddo. Nelle ultime settimane, l\u2019Arabia Saudita \u00e8 stata spiazzata dal riavvicinamento &#8211; forse tattico &#8211; dell\u2019Iran alla Casa Bianca e dall\u2019accordo del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla distruzione dell\u2019arsenale chimico del regime siriano. <\/p>\n<p>Se la prima fase delle rivolte arabe iniziate nel 2011 aveva sorriso alle ambizioni geopolitiche di Riyadh, i sauditi temono ora l\u2019isolamento regionale. La paura \u00e8 che la relazione speciale con gli statunitensi smetta di essere tale. La recente visita del segretario di stato John Kerry nella capitale saudita ha avuto quindi il compito di placare le angosce dell\u2019alleato. Tuttavia, gli Al-Sa\u2018ud e l\u2019amministrazione statunitense hanno ancora bisogno l\u2019uno dell\u2019altra. <\/p>\n<p><b>Rabbia e rifiuto sauditi<\/b><br \/>In reazione ai recenti colpi di scena diplomatici, Riyadh ha voluto manifestare la propria rabbia attraverso due mosse politiche di sicuro effetto mediatico. Dapprima, il rappresentante dell\u2019Arabia Saudita ha evitato di pronunciare il tradizionale discorso all\u2019Assemblea generale dell\u2019Onu. In seguito, i sauditi hanno rifiutato il seggio non permanente in Consiglio di sicurezza, per la cui elezione si erano attivamente spesi nei mesi scorsi. <\/p>\n<p>Il ministro degli Affari esteri saudita, Saud Faysal bin Al-Sa\u2018ud, ha giustificato tale gesto accusando le Nazioni Unite di \u201cinattivit\u00e0\u201d di fronte alla guerra civile &#8211; e ormai regionale &#8211; che si combatte in Siria. Ancor prima dell\u2019Onu, il vero bersaglio delle parole di Riyadh \u00e8 parso la Casa Bianca, colpevole -agli occhi dei sauditi- di aver abbandonato l\u2019ipotesi di un intervento militare contro il regime di Bashar Al-Assad. <\/p>\n<p><b>Guerra indiretta in Siria<\/b><br \/>Damasco rappresenta il terreno di confronto indiretto fra le monarchie della penisola e l\u2019Iran. In Siria, l\u2019Arabia Saudita \u00e8 inoltre impegnata &#8211; come in Egitto e in Yemen &#8211; in una competizione finanziaria e politica intra-sunnita con l\u2019ambizioso Qatar. <\/p>\n<p>All\u2019interno della frammentata opposizione siriana e dei suoi mille rivoli militari, Doha sostiene infatti le componenti vicine alla Fratellanza Musulmana, mentre Riyadh ha deciso di appoggiare sia i gruppi pi\u00f9 distanti dall\u2019Islam politico (in chiave anti Fratellanza) che le brigate salafite, riunite nel recente cartello del Gaish al-Islam, l\u2019esercito dell\u2019Islam, che si propone l\u2019ormai arduo obiettivo di contenere l\u2019espansione del jihadismo qaedista di Jabhat al-Nusra. <\/p>\n<p>Perci\u00f2, i sauditi auspicavano l\u2019intervento militare statunitense contro il potere damasceno, nell\u2019intento di sbloccare un fondamentale teatro di guerra indiretta che li sta logorando. E provare a scongiurare l\u2019esito politico che sarebbe per loro peggiore: un regime alawita ancora militarmente forte, insieme a un nugolo di milizie jihadiste &#8211; in alcuni casi legate ad Al-Qaeda &#8211; attive lungo quel vasto territorio tribale che dalla Siria orientale si espande fino alle regioni occidentali dell\u2019Iraq (come Al-Anbar, Ninive, Salah al-Din), dove l\u2019insorgenza sunnita contro il governo centrale \u00e8 tornata forte e in parte violenta. <\/p>\n<p><b>Matrioska sciita<\/b><br \/>Dietro e dentro la Siria c\u2019\u00e8 poi l\u2019Iran. Riyadh teme che il riavvicinamento fra Teheran e Washington depotenzi l\u2019efficacia interna del discorso politico anti-iraniano. Negli ultimi anni, \u201cl\u2019ossessione Iran\u201d \u00e8 infatti servita a delegittimare e a reprimere i focolai di protesta nella penisola arabica, accusati -dalla propaganda di regime- di essere organizzati dal rivale sciita. <\/p>\n<p>Se la tensione politica fra l\u2019Iran e gli Stati Uniti dovesse ridursi in maniera stabile, i sauditi dovrebbero misurarsi con uno scenario regionale profondamente cambiato, nel quale le sollevazioni della popolazione sciita (si pensi al Bahrein e alla regione orientale dell\u2019Arabia) non potrebbero pi\u00f9 essere liquidate con la sola etichetta del settarismo. Questo potrebbe aprire inediti spazi interni di rivendicazione politica, anche da parte di quei segmenti di mondo sunnita che per ora sono rimasti ai margini dei movimenti per le riforme, proprio perch\u00e9 confessionalmente connotati.<\/p>\n<p>La crisi siriana e la nuova diplomazia iraniana rivelano che il Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg) non \u00e8 un monolite. La medesima linea politica viene infatti declinata in tre posture differenti. <\/p>\n<p>Arabia, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti hanno optato per l\u2019approccio pi\u00f9 duro contro Teheran e i suoi alleati. Il Qatar si \u00e8 attestato su una posizione interventista, ma povera di eccessi verbali anti-sciiti, mentre il Kuwait e soprattutto l\u2019Oman privilegiano un atteggiamento dialogante e di cauta apertura. <\/p>\n<p>Oggi ancora pi\u00f9 di ieri, il Ccg &#8211; privo di un sistema di difesa unificato &#8211; necessita allora di un fornitore di sicurezza esterno. Un ruolo che n\u00e9 l\u2019Unione europea, n\u00e9 la Russia, n\u00e9 la Cina possono o vogliono ricoprire, per carenza di mezzi e\/o di volont\u00e0 politica. <\/p>\n<p><b>Alleato ancora necessario<\/b><br \/>Nonostante il \u201cpivot to Asia\u201d e le novit\u00e0 di shale gas e tight oil (gas e petrolio da scisti bituminosi), gli Stati Uniti sanno che chi non \u00e8 capace di giocare le complicate partite della geopolitica mediorientale non pu\u00f2 avere aspirazioni di leadership globale. <\/p>\n<p>Anche perch\u00e9 gli Stati hanno sempre meno alleati nel quadrante e i rapporti con i partner tradizionali, come i militari egiziani, sono ora carichi di tensione e diffidenza. Dunque Riyadh e Washington hanno ancora interesse a percorrere un lungo tratto di strada insieme. Soprattutto in questo Medio Oriente rinnovato e carico di insidie.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra Riyadh e Washington \u00e8 calato il grande freddo. 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