{"id":24550,"date":"2013-11-12T00:00:00","date_gmt":"2013-11-11T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/scozia-verso-il-referendum-per-tagliare-la-corda\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:12","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:12","slug":"scozia-verso-il-referendum-per-tagliare-la-corda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/11\/scozia-verso-il-referendum-per-tagliare-la-corda\/","title":{"rendered":"Scozia, verso il referendum per tagliare la corda"},"content":{"rendered":"<p>Il confronto definitivo sullo status costituzionale della Scozia all\u2019interno del Regno Unito sarebbe stata solo una questione di tempo. Questo almeno quello che si pensava quando, dopo una pausa di quasi trecento anni, nel 1999 \u00e8 stato riaperto il Parlamento di Edimburgo. Il trionfo del Partito nazionale scozzese (<i>Scottish national party<\/i>, Snp) &#8211; che alle elezioni del 2011, per la prima volta, conquist\u00f2 inaspettatamente una posizione di maggioranza assoluta a Edimburgo &#8211; ha aperto la strada al referendum sull\u2019indipendenza lungamente promesso da quel partito.<\/p>\n<p>Da allora, il dibattito tra i sostenitori del Snp e quelli &#8211; laburisti, liberali e conservatori &#8211; determinati a mantenere lo status quo \u00e8 stato sempre pi\u00f9 fervido. Ogni settimana qualche personaggio pubblico interviene per alzare la temperatura della battaglia.<\/p>\n<p><b>Petrolio<\/b><br \/>Tre pesanti fattori hanno prodotto nel tempo la situazione attuale. Come tutte le nazioni occidentali, la Gran Bretagna \u00e8 entrata in una sofferta crisi d\u2019identit\u00e0 con l\u2019avvento della globalizzazione e la fine della Guerra fredda. Nel caso britannico, ci\u00f2 ha coinvolto l\u2019eredit\u00e0 di Margaret Thatcher e la sempre pi\u00f9 marcata finanziarizzazione dell\u2019economia nazionale, ma ha anche messo in crisi il senso di appartenenza culturale dei vari componenti dell\u2019Unione: nord-irlandesi, gallesi e poi scozzesi. <\/p>\n<p>Il ruolo del petrolio del nord &#8211; tutto in acque scozzesi &#8211; nel sostenere le fragili finanze nazionali ha provocato un particolare senso di frustrazione. La Gran Bretagna, dicono i nazionalisti, \u00e8 insieme all\u2019Iraq, l\u2019unica nazione produttrice di petrolio al mondo che non ha costituito un fondo permanente di risparmio da questi introiti per garantire la propria stabilit\u00e0 e un futuro di rinnovamento.<\/p>\n<p><b>Laburisti in crisi<\/b><br \/>Il secondo fattore che spinge le fortune dei nazionalisti \u00e8 il tramonto in Scozia dei partiti che hanno tradizionalmente dominato la scena nazionale a Westminster. I conservatori scozzesi non si sono mai ripresi dall\u2019epoca della Lady di ferro, universalmente detestata al nord del Vallo di Adriano. Dalle elezioni generali del 2001 in poi, il partito ha un solo deputato scozzese a Londra, ma l\u2019epoca di Tony Blair e di Gordon Brown non ha favorito nemmeno i laburisti. <\/p>\n<p>Il laburismo ha per decenni egemonizzato la Scozia, forte del suo controllo permanente di Glasgow e di altre citt\u00e0 delle vecchie zone industriali. Senza il voto laburista scozzese il partito non potrebbe mai raggiungere una maggioranza a Londra. Ma come sempre, una tale permanenza al potere produce inevitabilmente introversione, cinismo e corruzione, e le ondate innovative di Blair sembrano aver toccato ben poco il laburismo scozzese, protetto anche dallo scozzessismo di Gordon Brown. <\/p>\n<p>Le squallide vicende degli ultimi mesi ruotando attorno a scambi di voti, oscuri manovre da parte del sindacato per favorire questo o quell\u2019altro candidato parlamentare, e la quasi distruzione di un grande impianto petrolchimico a Grangemouth, vicino ad Edimburgo per via di una manovra sindacale andata malissimo. Tutto ci\u00f2 non ha fatto altro che migliorare le <i>chance<\/i> dei nazionalisti.<\/p>\n<p><b>Social democratico scandinavo<\/b><br \/>Terzo fattore a spingere l\u2019affermazione recente del Snp \u00e8 il successo personale del suo leader, Alex Salmond, riconosciuto generalmente come il personaggio politico pi\u00f9 abile dell\u2019intera nazione britannica. Di formazione economista, Salmond ha conosciuto tutte le fasi, anche quelle pi\u00f9 marginali, dell\u2019avventura del partito e l\u2019ha trasformato in un partito <i>nazionale<\/i> e non <i>nazionalista<\/i>. <\/p>\n<p>Salmond ha voluto dare al suo partito un\u2019identit\u00e0 politica di tipo social-democratico in senso scandinavo e un progetto economico che guarda verso l\u2019Irlanda pre-crisi. Ha una serie di obiettivi in campo sociale che possano produrre un\u2019idea scozzese di benessere civico radicalmente diverso dal fondamentalismo liberista dominante &#8211; si presume &#8211; a Londra.<\/p>\n<p>Intanto il governo di Londra fa di tutto per bloccare il progetto di Salmond, sottolineando diverse difficolt\u00e0: separare le monete e il debito nazionale; mantenere due politiche della difesa &#8211; una nucleare, l\u2019altra no &#8211; in una sola isola; costruire rapporti diversificati con l\u2019Unione europea; mantenere un <i>welfare state<\/i> minimamente coeso. In questi giorni, ha stravolto la cantieristica navale britannica, decimandola, ma facendo capire che quella che rimane in Scozia vivr\u00e0 solo se quella nazione rimane dentro il Regno Unito. I laburisti hanno applaudito.<\/p>\n<p><b>Referendum<\/b><br \/>Il 26 novembre, il partito di Salmond produrr\u00e0 la sua dichiarazione programmatica sul futuro della Scozia. Nonostante lo straordinario senso di fiducia dimostrato dal recente congresso nazionale, il partito nazionale scozzese non pu\u00f2 illudersi. In vista del referendum sull\u2019indipendenza della Scozia previsto per il prossimo settembre, i sondaggi non hanno mai registrato una quota di favorevoli superiore al 36%. Molto dipender\u00e0 anche dalla formulazione del quesito.<\/p>\n<p>Se il fronte del s\u00ec incassasse un buon risultato, anche se non vincente, Londra sarebbe costretta a fare altre concessioni lungo la strada della <i>devolution<\/i>. Altrimenti Salmond e suoi saranno umiliati: anche in questo settore la storia dimostra che un governo ipercentralizzato come quello di Londra non prende prigionieri.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il confronto definitivo sullo status costituzionale della Scozia all\u2019interno del Regno Unito sarebbe stata solo una questione di tempo. Questo almeno quello che si pensava quando, dopo una pausa di quasi trecento anni, nel 1999 \u00e8 stato riaperto il Parlamento di Edimburgo. 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