{"id":24650,"date":"2013-11-23T00:00:00","date_gmt":"2013-11-22T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/dopo-la-riforma-il-testimone-passa-agli-stati\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:09","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:09","slug":"dopo-la-riforma-il-testimone-passa-agli-stati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/11\/dopo-la-riforma-il-testimone-passa-agli-stati\/","title":{"rendered":"Dopo la riforma il testimone passa agli stati"},"content":{"rendered":"<p>I numeri parlano chiaro: pi\u00f9 di 420 miliardi di euro spesi negli ultimi sei anni, in un settore che conta 14 milioni di agricoltori e 15 milioni di imprese agricole ed agroalimentari, per un totale di 46 milioni di lavoratori e oltre 500 milioni di consumatori. La politica agricola comune (Pac) \u00e8 la pi\u00f9 onerosa tra le politiche dell\u2019Unione europea (Ue).<\/p>\n<p><b>Iter originale<\/b><br \/>Nata nel 1962, la Pac ha conosciuto numerose riforme. L\u2019ultima proposta \u00e8 stata approvata il 20 novembre dalla plenaria del Parlamento europeo (Pe). Le novit\u00e0 introdotte sono rilevanti, a cominciare dall\u2019iter legislativo che ha caratterizzato la riforma.<\/p>\n<p>Per la prima volta nella storia, infatti, il Pe ha potuto partecipare alla definizione e approvazione della Pac, grazie all\u2019estensione prevista dal Trattato di Lisbona della procedura legislativa ordinaria, nei settori dell\u2019agricoltura e della pesca.<\/p>\n<p>Il percorso di codecisione tra Pe e Consiglio dell\u2019Ue non si \u00e8 rivelato tuttavia privo di ostacoli. Il compromesso finale \u00e8 stato raggiunto solo grazie ai lavori del comitato di conciliazione, a due anni di distanza dall\u2019iniziale proposta della Commissione. A complicare maggiormente le negoziazioni \u00e8 stato lo stallo nell\u2019approvazione del bilancio pluriennale 2014-2020, fondamentale per definire la dotazione finanziaria di tutte le politiche dell\u2019Unione.<\/p>\n<p><b>Tagli e ambizioni<\/b><br \/> La nuova Pac manterr\u00e0 inalterata la sua architettura giuridica a due pilastri. Il primo, finanziato dal Fondo europeo agricolo di garanzia (Feaga), comprende i pagamenti diretti agli agricoltori e le misure di mercato a tutela dell\u2019attivit\u00e0 produttiva e della stabilit\u00e0 dei prezzi. Il secondo sorregge lo sviluppo rurale e la competitivit\u00e0 delle imprese agricole, attraverso il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (Feasr).<\/p>\n<p>Tre sono invece gli obiettivi strategici che si prefigge la riforma: una produzione alimentare competitiva, un utilizzo pi\u00f9 sostenibile delle risorse naturali (il c.d. <i>greening<\/i>), e uno sviluppo territoriale equilibrato, affiancato da una pi\u00f9 equa distribuzione degli aiuti tra gli stati membri e le diverse categorie di agricoltori.<\/p>\n<p>Obiettivi che la Pac cercher\u00e0 di realizzare con una dotazione finanziaria complessiva di circa 373 miliardi. Una cifra inferiore rispetto al passato (il 12% in meno), ma in linea con la riduzione del budget comunitario prevista per il 2014, di cui rappresenta pur sempre la voce principale (circa il 40%).<\/p>\n<p><b>Innovazioni<\/b><br \/>Diverse le novit\u00e0 da segnalare. Tra queste, la ricerca di una duplice convergenza dell\u2019ammontare dei sussidi erogati, sia tra gli stati membri che al loro interno, tra i singoli beneficiari. Questi ultimi saranno selezionati sulla base di requisiti pi\u00f9 stringenti, per evitare che imprese estranee o non attivamente dedite all\u2019attivit\u00e0 agricola, usufruiscano degli aiuti.<\/p>\n<p>Previsto anche un aumento degli incentivi a sostegno dei piccoli produttori e dei giovani agricoltori, finalizzato a contrastare l&#8217;emorragia di forza lavoro che da anni affligge il settore.<\/p>\n<p> A tutela dell\u2019ambiente viene introdotta una condizionalit\u00e0 nei pagamenti diretti, il cui godimento sar\u00e0 cos\u00ec parzialmente vincolato (fino al 30%) all\u2019attuazione di pratiche utili per la sostenibilit\u00e0, quali la diversificazione delle colture o il mantenimento di terreni a riposo. Maggiori attenzioni per l\u2019agricoltura biologica, al cui finanziamento viene dedicata una parte del Feasr.<\/p>\n<p>Presente il tentativo di migliorare l\u2019applicazione del principio di sussidiariet\u00e0 nell\u2019utilizzo dei fondi. Agli stati membri sar\u00e0 infatti possibile trasferire risorse economiche, in limiti prestabiliti, da un pilastro all\u2019altro della Pac. <\/p>\n<p>Prolungato invece il regime a quote di produzione per lo zucchero e l\u2019impianto di nuovi vigneti, rispettivamente fino al 2017 e 2030.<\/p>\n<p><b>Specificit\u00e0 nazionali<\/b><br \/>\u00c8 nei dettagli delle singole proposte che le istituzioni europee e gli stati membri si sono scontrati. Tra gli stati la questione pi\u00f9 dibattuta sembra esser stata la convergenza dei finanziamenti a livello europeo. Tema che ha visto in prima linea l\u2019Italia (paese tra i pi\u00f9 penalizzati), contraria ad un\u2019eccessiva armonizzazione che non tenesse conto delle specificit\u00e0 dei singoli sistemi agricoli.<\/p>\n<p>L\u2019Italia si \u00e8 altres\u00ec spesa per ottenere l\u2019esenzione delle colture mediterranee da alcune misure del <i>greening<\/i>; per l\u2019introduzione della programmazione produttiva di alcuni prodotti di origine controllata e per la salvaguardia delle regole che disciplinano la coltivazione della vite. Obiettivi in buona parte raggiunti grazie all\u2019azione diplomatica di Roma, all\u2019attivismo degli europarlamentari nazionali e all\u2019attenzione delle numerose associazioni d\u2019interesse che hanno seguito la nascita della riforma.<\/p>\n<p>Il bilancio della nuova Pac &#8211; deludente, come testimonia l\u2019assenza di una sostanziale semplificazione delle procedure burocratiche &#8211; lascia ora ampia libert\u00e0 d\u2019azione agli stati membri nell\u2019adattare gli strumenti previsti alle proprie esigenze domestiche.<\/p>\n<p>Spetta alle singole capitali, raccogliere le opportunit\u00e0 offerte dalla maggiore decentralizzazione esecutiva caratterizzante la nuova Pac, una politica agricola che dovr\u00e0 affrontare obiettivi ambiziosi, in apparenza contraddittori e con meno soldi.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I numeri parlano chiaro: pi\u00f9 di 420 miliardi di euro spesi negli ultimi sei anni, in un settore che conta 14 milioni di agricoltori e 15 milioni di imprese agricole ed agroalimentari, per un totale di 46 milioni di lavoratori e oltre 500 milioni di consumatori. 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