{"id":24660,"date":"2013-11-25T00:00:00","date_gmt":"2013-11-24T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-conto-salato-di-un-ritiro-preventivo-dallafghanistan\/"},"modified":"2019-10-02T15:47:14","modified_gmt":"2019-10-02T13:47:14","slug":"il-conto-salato-di-un-ritiro-preventivo-dallafghanistan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/11\/il-conto-salato-di-un-ritiro-preventivo-dallafghanistan\/","title":{"rendered":"Il conto salato di un ritiro preventivo dall\u2019Afghanistan"},"content":{"rendered":"<p>In occasione del dibattito sul rinnovo del finanziamento alle missioni, sono state presentate due mozioni di minoranza, Sinistra Ecologia e Libert\u00e0 (Sel) e Movimento 5 Stelle (M5s), che ripropongono la tradizionale richiesta del ritiro immediato del contingente italiano. Bench\u00e9 la posizione del governo e della maggioranza parlamentare sia del tutto diversa, queste mozioni alimentano nell&#8217;opinione pubblica aspettative e opinioni irrealistiche e forse anche politicamente dannose, che potrebbero complicare l&#8217;attuazione della strategia di progressivo disimpegno attualmente in corso.<\/p>\n<p>Il tutto avviene a dispetto degli impegni presi a livello internazionale, della politica estera in generale e degli accordi bilaterali Italia-Afghanistan in particolare.<\/p>\n<p><b>Caro prezzo<\/b><br \/>\nMentre la Camera dei deputati sta discutendo il rifinanziamento delle missioni internazionali fino al 2013, questa proposta appare interessante se non fosse che l\u2019Italia ha gi\u00e0 annunciato il suo ritiro dall\u2019impegno \u201coperativo\u201d dopo le elezioni per il successore del presidente Hamid Karzai.<\/p>\n<p>Il ritiro, previsto per il dicembre 2014, si inserisce in un quadro gi\u00e0 concordato con gli alleati Nato, anch&#8217;essi in fase di disimpegno che prevede gi\u00e0 la riduzione del contingente italiano con il rientro di 486 militari italiani a dicembre. Anticipando il ritiro solamente di alcuni mesi si dovrebbe pagare un prezzo molto alto.<\/p>\n<p>Isaf (ad oggi 87 mila unit\u00e0) vede la partecipazione di quasi cinquanta nazioni. Dal 2007, la Nato ha diviso la presenza di Isaf in sei comandi regionali al fine di contribuire al ristabilimento delle istituzioni statali e sostenere i circa 27 <i>Provincial Reconstruction Team<\/i>, la cui attivit\u00e0 riguarda ad esempio la costruzione di strade, scuole e ospedali. L\u2019Italia \u00e8 responsabile della Comando occidentale, al confine con Iran e Turkmenistan, e l\u2019intera area di competenza italiana \u00e8 composta da quattro province.<\/p>\n<p><b>Transizione<\/b><br \/>\nIn previsione di concludere la fase \u201ccombat\u201d entro il 2014, i comandi regionali hanno iniziato la transizione dei poteri alle forze di sicurezza locali. Il piano \u00e8 diviso in cinque tranche e i tremila soldati italiani hanno gi\u00e0 ceduto la responsabilit\u00e0 della sicuezza dell\u201987% della popolazione locale e dell\u201980% del territorio che controllavano nel 2010 (che dovrebbe diventare quasi il 100% entro fine anno).<\/p>\n<p>Questo processo di responsabilizzazione delle autorit\u00e0 locali \u00e8 stato voluto principalmente dall\u2019amministrazione Obama, che nel 2009 ha deciso di inviare 33 mila nuove truppe in Afghanistan e allo stesso tempo di programmare il ritiro della quasi totalit\u00e0 del contingente americano tra il 2011 e dicembre 2014.<\/p>\n<p>Nel 2015 dovrebbe prendere il via la missione <i>Resolute Support<\/i> della Nato, un impegno militare limitato e concentrato su addestramento ed equipaggiamento delle forze afgane &#8211; ma sufficiente per intervenire a loro sostegno &#8211; con il mantenimento di nove basi e l\u2019istituzione di cinque comandi assegnati a Stati Uniti (aree meridionali e orientali), Germania (area settentrionale), Italia (area occidentale) e Turchia ( distretto di Kabul). I dettagli della missione sono proprio al centro di colloqui fra l\u2019amministrazione americana ed il governo di Hamid Karzai nell\u2019ambito di un programma strategico pensato sul piano della politica estera. L\u2019opposto di quello che potrebbe discutere il Parlamento italiano.<\/p>\n<p><b>Sfide<\/b><br \/>\nAndare via in questo momento presenterebbe tre sfide cruciali. In primo luogo metterebbe in discussione la credibilit\u00e0 dell\u2019Italia nell\u2019Alleanza atlantica. Roma ha partecipato alla missione fin dall\u2019inizio ed \u00e8 oggi uno dei paesi pi\u00f9 rilevanti in Afghanistan. Violare gli accordi bilaterali con lo stesso governo di Kabul sarebbe un duro colpo dato ai nostri alleati.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 poi una sfida tattica. Che cosa accadrebbe alla transizione in corso nelle province ancora controllate anche dalle forze italiane? Queste province hanno tuttora forti problemi legati alla sicurezza. Abbandonarle significa fare una cortesia ai gruppi di opposizione armata, vanificando gli sforzi fatti negli ultimi anni.<\/p>\n<p>La terza sfida riguarda la tempistica del ritiro. Per portare a casa i nostri militari non basta comprare loro un biglietto aereo. Il ritiro coinvolgerebbe uomini ed equipaggiamenti accumulati in dodici anni di missione. Tutto questo deve essere fatto in sicurezza, perch\u00e9 attaccare contingenti militari che stanno facendo le valigie sarebbe un ottimo colpo per le forze che intendono destabilizzare la transizione e la legittimit\u00e0 del governo centrale.<\/p>\n<p>In queste condizioni \u00e8 difficile pensare che esistano i tempi per completare un ritiro prima della data prefissata.<\/p>\n<p>Le forze di sicurezza afghane registrano oggi in media cento caduti al giorno. Nel breve termine, questa situazione lascia presagire uno scenario molto pi\u00f9 prossimo a un collasso del governo di Kabul che non a una condizione di stallo dinamico, cos\u00ec come attualmente garantito dalla presenza di truppe straniere sul suolo afghano.<\/p>\n<p>Gli Stati Uniti hanno studiato un piano di cinque anni per lasciare l\u2019Afghanistan, la proposta presentata da M5s e Sel lo vorrebbe fare in poche settimane. M5s e Sel propongono di andarsene per risparmiare alcuni milioni di euro (molti meno dei 124,5 stanziati dal decreto per la missione Isaf ai quali andrebbero sottratti quelli per il ritiro), ma al prezzo di costi umani, sociali e politici di valore estremamente superiore al risparmio economico.<\/p>\n<p>A pagare l\u2019immaturit\u00e0 di questa eventuale scelta sarebbero gli afghani e la comunit\u00e0 internazionale. Le truppe straniere &#8211; e tra queste anche l\u2019Italia &#8211; dovrebbero lasciare l\u2019Afghanistan dopo aver contribuito a creare adeguate forze di sicurezza locali in grado di garantire la prosecuzione dei progetti avviati e gestire la conflittualit\u00e0.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In occasione del dibattito sul rinnovo del finanziamento alle missioni, sono state presentate due mozioni di minoranza, Sinistra Ecologia e Libert\u00e0 (Sel) e Movimento 5 Stelle (M5s), che ripropongono la tradizionale richiesta del ritiro immediato del contingente italiano. 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