{"id":24680,"date":"2013-11-26T00:00:00","date_gmt":"2013-11-25T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-pugno-di-teheran-che-diventa-una-stretta-di-mano\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:08","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:08","slug":"il-pugno-di-teheran-che-diventa-una-stretta-di-mano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/11\/il-pugno-di-teheran-che-diventa-una-stretta-di-mano\/","title":{"rendered":"Il pugno di Teheran che diventa una stretta di mano"},"content":{"rendered":"<p>Una serie di limitazioni e sospensioni nell\u2019industria nucleare iraniana a fronte di un alleggerimento delle sanzioni: questo quanto prevede l\u2019accordo raggiunto a Ginevra fra l\u2019Iran e i 5+1 (Usa, Regno unito, Francia, Cina, Russia e Germania). <\/p>\n<p>Fra sei mesi i negoziatori si riuniranno per valutare l\u2019andamento del compromesso e decidere come fare per raggiungere un accordo di lungo periodo complessivo in grado di garantire la natura pacifica del programma nucleare iraniano. Il risultato delle negoziazioni di Ginevra \u00e8 stato valutato come un errore storico dal primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu. Se funzioner\u00e0 sar\u00e0 invece una svolta storica.<\/p>\n<p><b>Normalizzazione<\/b><br \/>Difficile dire ora quale sar\u00e0 la sorte di questo primo accordo. Non si pu\u00f2 mancare tuttavia di rilevare la sua importanza politica e la sua influenza sull\u2019evoluzione delle relazioni fra Iran e Stati Uniti. <\/p>\n<p>L\u2019inimicizia in corso dal \u201979 ha senza dubbio spinto Teheran verso una politica estera pi\u00f9 radicale di quella che avrebbe condotto in una situazione di relazioni pi\u00f9 normali, anche se non necessariamente amichevoli. Ma ha lungamente radicalizzato anche la politica degli Stati Uniti, i quali, quando il presidente Mohammad Khatami fece dei passi decisamente collaborativi, non raccolsero i gesti dei riformisti allora al potere in Iran. <\/p>\n<p>Una normalizzazione fra Teheran e Washington non potrebbe che contribuire alla normalizzazione della regione. Le sanzioni hanno morso e l\u2019estremismo religioso e politico dell\u2019ex presidente Mahmoud Ahmedinejad ha creato danni tali che \u00e8 urgente, necessario e inevitabile che il nuovo governo vi ponga fine.<\/p>\n<p>Gli Stati Uniti hanno avuto il merito di capire che il pugno iraniano si stava aprendo e di crederci. Era stato il presidente Barack Obama a chiedere all\u2019inizio del suo primo mandato che l\u2019Iran \u201caprisse il suo pugno\u201d, senza per\u00f2 riceverne alcuna risposta positiva. Questa \u00e8 infine arrivata dal presidente Hassan Rouhani. Dando una volta tanto prova di leadership, Obama ha quindi guidato i paesi occidentali ad aprire il loro pugno. <\/p>\n<p>Prima che i negoziati iniziassero ci sono stati quattro incontri segreti tra Stati Uniti e Iran. Questo mostra una precisa volont\u00e0 delle due parti di creare e cogliere l\u2019occasione. Obama \u00e8 andato avanti in una situazione di appoggio solo moderato nel suo paese, di franco sostegno da parte degli alleati europei, di forti difficolt\u00e0 invece da parte degli alleati arabi, in particolare l\u2019Arabia Saudita, e di martellante critica da parte di Israele. <\/p>\n<p><b>Opposizione<\/b><br \/>Quali conseguenze possono venire da questa opposizione da parte degli alleati regionali degli Usa? In Israele il dibattito sull\u2019attacco alle installazioni nucleari dell\u2019Iran dura da tempo. L\u2019idea degli estremisti al governo di condurlo anche da soli, cio\u00e8 senza e contro gli Usa, ha avuto da parte dell\u2019establishment militare dei servizi segreti e, in parte, anche dall\u2019establishment civile del paese una risposta nettamente negativa. \u00c8 improbabile che Netanyhau e Avigdor Lieberman riescano a superare questa opposizione e andare avanti. Israele, almeno per ora, continuer\u00e0 a stare alla finestra. <\/p>\n<p>L\u2019Arabia Saudita non pu\u00f2 che vedere confermate e aggravate le sue preoccupazioni emerse quando Obama ha accettato di rinunciare all\u2019intervento militare che aveva promesso di lanciare al regime siriano di Bashar al Assad in cambio dell\u2019accordo di  disarmo chimico. In questa mossa Riyadh ha visto non solo l\u2019indebolimento dell\u2019opposizione e dei sunniti in Siria, ma ha anche vividamente intravisto il rafforzamento dell\u2019Iran e degli sciiti.  Quando gli approcci diplomatici di Rouhani sono iniziati, i dirigenti del Regno hanno anche capito che l\u2019intesa era possibile. <\/p>\n<p><b>Alleanze alla prova<\/b><br \/>Non c\u2019\u00e8 dubbio che, malgrado il possibile accordo con l\u2019Iran e l\u2019incremento in atto nella produzione di energia da scisti, gli Usa continueranno a garantire la sicurezza nazionale dei paesi arabi del Golfo, ma per Riyadh questi sviluppi hanno comunque un forte odore di rovesciamento delle alleanze.<\/p>\n<p>L\u2019Arabia Saudita trova appoggio nel nuovo regime egiziano che tiene stretto grazie alle generose sovvenzioni che elargisce nella lotta contro i Fratelli Mussulmani. A livello regionale, la strana coppia saudo-egiziana si scontra con l\u2019altrettanto strana coppia Turchia-Qatar che invece sostiene la Fratellanza (\u00e8 di venerd\u00ec la notizia del licenziamento dell\u2019ambasciatore turco in Egitto). Tuttavia, anche Ankara e Doha, malgrado le differenze, restano capitali sunnite che osservano con diffidenza e malumore il presagio dell\u2019accordo Usa-Iran. <\/p>\n<p>Anche se non potr\u00e0 essere un\u2019intesa come quella che c\u2019era fra Washington e lo Shah, si tratta di una stretta di mano destinata a cambiare considerevolmente gli equilibri della regione.<\/p>\n<p><b>Dossier Siria<\/b><br \/>Mentre il primo accordo che si \u00e8 avuto a Ginevra viene realizzato, il governo statunitense potrebbe cercare di fare passi avanti anche sul piano delle relazioni politiche e affrontare con Teheran un\u2019altra possibile intesa, questa volta sulla Siria (e magari tornare sul tema dell\u2019Afghanistan, che con Khatami fu una cooperazione di successo). <\/p>\n<p>Tale intesa spiazzerebbe la deriva dell\u2019estremismo sunnita in Siria (che la monarchia di Riyadh, legata nella sua legittimazione ai wahabiti, non sar\u00e0 mai in grado di dominare o incanalare) e indebolirebbe il ruolo crescente della Russia nella regione. <\/p>\n<p>Un accordo con l\u2019Iran per imboccare in Siria la strada di un compromesso sarebbe un fatto positivo. Tuttavia, \u00e8 gi\u00e0 evidente che una moderazione dell\u2019Iran non corrisponde in s\u00e9 e per s\u00e9 ad una stabilizzazione della regione. Basta pensare all\u2019attacco che al-Qaida ha messo a segno a Beirut, distruggendo l\u2019ambasciata iraniana e alla risposta a colpi di mortaio che certe brigate sunnite hanno fatto piovere in Arabia Saudita dal territorio iracheno (destinati a colpire politicamente anche il governo sciita di Baghdad). <\/p>\n<p>Se gli sviluppi tra Iran e Stati Uniti dovessero essere condotti senza la dovuta cautela e gradualit\u00e0, ci troveremmo con un pericoloso allargamento alla regione della guerra settaria gi\u00e0 in atto.<\/p>\n<p>Un\u2019eventuale ripresa di rapporti con l\u2019Iran deve essere gestita con cautela, al fine che diventi un fattore di pacificazione e ordine nella regione. Tutti gli alleati statunitensi nella regione sono allarmati. Mentre Obama va lodato per questo sviluppo, \u00e8 anche necessario che il relativo distacco dal Medio Oriente che egli persegue tenacemente &#8211; per portare gli Usa fuori dalle secche in cui le passate presidenze \u201cimperiali\u201d li hanno lasciati &#8211; sia guidato da una strategia adeguata. <\/p>\n<p>Finora l\u2019idea di andarsene dal Medio Oriente \u00e8 stata invece sorretta solo da un forte pragmatismo, al quale in fondo non appare estranea neppure l\u2019intesa appena siglata a Ginevra. Ma il pragmatismo, seppure un saggio modo di condurre le cose, non \u00e8 mai di per s\u00e9 risolutivo.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una serie di limitazioni e sospensioni nell\u2019industria nucleare iraniana a fronte di un alleggerimento delle sanzioni: questo quanto prevede l\u2019accordo raggiunto a Ginevra fra l\u2019Iran e i 5+1 (Usa, Regno unito, Francia, Cina, Russia e Germania). 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