{"id":24690,"date":"2013-11-27T00:00:00","date_gmt":"2013-11-26T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/crescono-i-guardiani-della-sicurezza-informatica\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:08","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:08","slug":"crescono-i-guardiani-della-sicurezza-informatica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/11\/crescono-i-guardiani-della-sicurezza-informatica\/","title":{"rendered":"Crescono i guardiani della sicurezza informatica"},"content":{"rendered":"<p>Nessuno degli europei neg\u00f2 il proprio fiancheggiamento agli Stati Uniti alla conferenza mondiale sulle telecomunicazioni organizzata in dicembre a Dubai dall\u2019<i>International Telecommunication Union<\/i> (Itu). Opportunamente, il testo finale non fu messo ai voti per non evidenziare la frattura prodottasi tra Occidente da un lato e Russia e Cina, sostenuti da Brasile, India e larga parte della comunit\u00e0 internazionale dall\u2019altro. La contrapposizione verteva su due punti contenuti da una clausola, solo apparentemente innocua (perch\u00e9 tecnicamente riferibile agli spam). Questa conferiva ai singoli stati il potere di \u201cadottare misure per prevenire comunicazioni elettroniche indesiderate\u201d e anche quello di \u201c minimizzare il loro impatto sul circuito internazionale delle telecomunicazioni\u201d.<\/p>\n<p> <b>Governare internet<\/b><br \/> N\u00e8 aveva convinto l\u2019escamotage del segretario generale Hamadoun Tour\u00e9 (Mali) di relegare in un allegato il passaggio \u201c<i>to foster an enabling environment for the greater growth of the Internet<\/i>\u201d (per promuovere un ambiente favorevole per la maggiore crescita di Internet). Si trattava del primo tentativo in assoluto di aprire la strada a un governo internazionale di Internet sotto l\u2019egida dell\u2019Itu, organizzazione collegata alle Nazioni Unite, una vera \u201crivoluzione\u201d nel controllo dello strumento notoriamente assunto in esclusiva dall\u2019americana <i>Internet corporation for assigned names and numbers<\/i> (Icann).<\/p>\n<p> Da un lato l\u2019Occidente suon\u00f2 il campanello d\u2019allarme contro il rischio di legalizzare la censura, cos\u00ec spesso praticata da taluni paesi non propriamente democratici, e a difesa della libert\u00e0 di comunicazione. Dall\u2019altro, e soprattutto, si preoccup\u00f2 non poco che l\u2019Itu, sia pur limitandosi a principi generali confinati in un allegato, delineasse l\u2019ipotesi di estendere le proprie competenze allo strumento di Internet, e che si potesse immaginare che nel futuro del funzionamento e sviluppo di Internet entrasse a far parte il resto del mondo. Su 144 partecipanti sottoscrissero l\u2019intesa 89 paesi, fra i quali appunto Cina e gli altri Brics.<\/p>\n<p> Ma la questione rimane di attualit\u00e0, perch\u00e9 una risoluzione in chiusura di conferenza ha invitato Tour\u00e9 a continuare nei passi necessari per rivestire un ruolo attivo nel modello multilaterale di Internet.<\/p>\n<p><b>Nuova luce<\/b><br \/> Il caso Snowden getta ora nuova luce sull\u2019andamento delle dinamiche intorno al governo di Internet. Rivelando che, al di l\u00e0 del \u201ccontenzioso\u201d tra Occidente e larga parte della comunit\u00e0 internazionale (Russia e Cina in primis), vivaci recriminazioni esistono anche in ambito occidentale quanto alle modalit\u00e0 della gestione americana della sicurezza. <\/p>\n<p>Pur nella piena condivisione dell\u2019obiettivo di contrasto a terrorismo ed attivit\u00e0 illecite, gli europei mostrano forte disagio sulla pervasivit\u00e0 delle operazioni della National Security Agency (Nsa) soprattutto nei confronti di paesi alleati, e addirittura delle loro leadership, di cui dovrebbe scontarsi una stretta collaborazione. <\/p>\n<p>Viene infatti in rilievo la protezione di interessi commerciali, di brevetti industriali, di strategie economiche. Al contempo si cerca il necessario equilibrio tra sicurezza e due fondamentali diritti umani, il diritto alla privacy e alla libert\u00e0 di espressione.<\/p>\n<p> Non \u00e8 chiaro se sia trattato di applicazione extra-territoriale del Patriot Act, con l\u2019attiva collaborazione di Gran Bretagna e pochi altri \u201cfedelissimi\u201d, ovvero di una sorta di \u201cdelega in bianco\u201d pi\u00f9 o meno tacitamente conferita a Stati Uniti e Gran Bretagna dagli stessi alleati, e quindi di un gioco delle parti in cui ognuno ha poi dovuto rispondere alle proprie opinioni pubbliche.<\/p>\n<p>Sta di fatto che per la prima volta, gli Stati Uniti si sono trovati a dover giustificare, rassicurare, prospettare rettifiche dei metodi esistenti. E Londra ad inaugurare una trasparenza nei confronti del proprio parlamento senza precedenti. Senza contare l\u2019esibito imbarazzo delle stesse societ\u00e0 americane del settore informatico che si sono precipitate a rassicurare clienti e utilizzatori sul rafforzamento dei propri meccanismi interni di protezione dati.<\/p>\n<p> Le pi\u00f9 vivaci recriminazioni sono giunte dalla Germania, primissimo produttore di brevetti e principale esportatore al mondo, che, dopo aver tentato di introdurre il capitolo sicurezza informatica nei negoziati Ue-Usa per una Partnership Transatlantica su Commercio e Investimenti ha optato per una risoluzione dell\u2019Onu a difesa della privacy in un\u2019inedita sinergia con il Brasile.<\/p>\n<p> <b>Rischi<\/b><br \/> E peraltro, voci autorevoli si levano sul rischio che la condotta della Nsa finisca per portare a una \u201cbalcanizzazione\u201d di Internet quale risultante di misure statali intese a recintare il mercato nazionale per difenderlo dall\u2019attivit\u00e0 di spionaggio. Frontiere digitali, o peggio, protezionismo informatico. Con rischio di danni economici enormi.<\/p>\n<p> Tanto vale, si suggerisce in Europa, che gli Usa adottino rapidamente qualche correttivo quantomeno per sanare le falle pi\u00f9 vistose: maggiore trasparenza delle operazioni almeno nei confronti degli alleati, limitazione dei tempi di stoccaggio delle informazioni, nuove tecnologie che consentano a monte una selezione mirata delle informazioni utili. E pi\u00f9 oltre, l\u2019avvio di una collaborazione sistemica tra europei e americani finalizzata all\u2019elaborazione di standard comuni, uno \u201cspazio comune\u201d in tema di sicurezza informatica.<\/p>\n<p> L\u2019allarme terrorismo \u00e8 pi\u00f9 attuale che mai e la partita troppo vitale per l\u2019Occidente per non cogliere l\u2019opportunit\u00e0 di un chiarimento che porti al rafforzamento delle alleanze tradizionali. Al Consiglio europeo di ottobre, un\u2019iniziativa \u00e8 stata annunciata da Germania e Francia in tal senso. Che sia scattata l\u2019ora della condivisione?<\/p>\n<p> Il caso Snowden parrebbe, in ogni caso, aver avuto l\u2019effetto di minare la dominanza Usa in tema di sicurezza informatica nel mondo. E si spinge a prefigurare un \u201crebalancing\u201d anche in questo settore, come gi\u00e0 avvenuto per l\u2019economia e i commerci, trainato da Brasile e altri Brics. Snowden potrebbe aver offerto un\u2019occasione d\u2019oro ai \u201cnuovi arrivati\u201d, ai quali certo non sfugge che chi controlla Internet controlla il mondo.<\/p>\n<p> .<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nessuno degli europei neg\u00f2 il proprio fiancheggiamento agli Stati Uniti alla conferenza mondiale sulle telecomunicazioni organizzata in dicembre a Dubai dall\u2019International Telecommunication Union (Itu). 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