{"id":24700,"date":"2013-11-28T00:00:00","date_gmt":"2013-11-27T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/frattura-siriana-per-il-jihadismo\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:07","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:07","slug":"frattura-siriana-per-il-jihadismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/11\/frattura-siriana-per-il-jihadismo\/","title":{"rendered":"Frattura siriana per il jihadismo"},"content":{"rendered":"<p>Per il leader di al-Qaeda, Ayman al-Zawahiri, l\u2019Iraq \u00e8 tornato a essere un problema. Dopo la famosa lettera datata 2005 ed indirizzata all\u2019allora leader dello Stato islamico d\u2019Iraq (Isi) Abu Musab al-Zarqawi, nel giugno di quest\u2019anno il medico egiziano \u00e8 tornato a scrivere all\u2019attuale emiro del gruppo iracheno, Abu Bakr al-Baghdadi, esortandolo senza mezzi termini a tornare sui propri passi. <\/p>\n<p><b>Non allineati<\/b><br \/>Se al tempo al-Zawahiri intervenne per chiedere ad al-Zarqawi di porre un freno alla brutale violenza contro i civili del suo gruppo, questa volta \u00e8 intervenuto per dirimere una controversia apparsa come una delle pi\u00f9 grandi fratture nella storia della militanza jihadista contemporanea. <\/p>\n<p>La questione risale ad aprile, quando al-Baghdadi comunic\u00f2 la fusione dell\u2019Isi con il gruppo jihadista siriano dello Jabhat al-Nusra in una nuova entit\u00e0, lo Stato islamico di Iraq e al-Sham (Isis), confermando le voci di quanti volevano i jihadisti iracheni impegnati in prima linea nella lotta contro il regime di Bashar al-Assad. <\/p>\n<p>L\u2019annuncio di Baghdadi venne tuttavia respinto prima dallo stesso emiro dello Jabhat, Muhammad al-Jawlani, il quale sottoline\u00f2 tra l\u2019altro di non essere stato nemmeno consultato, e poi da al-Zawahiri, chiamato in causa affinch\u00e9 dichiarasse nulla la fusione e proclamasse il carattere prettamente locale dello Jabhat. <\/p>\n<p>La vicenda appare emblematica non solo per l\u2019aperto scontro tra al-Zawahiri e al-Baghdadi, il quale poche settimane dopo rispose con un secco rifiuto alla richiesta di sciogliere l\u2019Isis, ma in quanto ribadisce il ruolo di primo piano che l\u2019Isi sta continuando a giocare in Siria. <\/p>\n<p><b>Disobbedienti di successo<\/b><br \/>La situazione sul campo continua infatti a mutare a favore dell\u2019Isis, con un numero crescente di brigate jihadiste ed unit\u00e0 dello Jabhat che hanno prestato giuramento di fedelt\u00e0 ad al-Baghdadi, legittimando nei fatti la sua decisione. <\/p>\n<p>Le capacit\u00e0 militari del gruppo e il costante flusso di armi e combattenti che dalla provincia irachena di al-Anbar entrano in territorio siriano, spiegano in parte la scelta opportunistica delle fazioni jihadiste dell\u2019opposizione armata di unirsi ai ranghi dell\u2019Isis, in grado inoltre di attirare ed accogliere tra le sue fila anche il fulcro dei combattenti stranieri prevenienti da Nord Africa, Europa e Asia centrale. <\/p>\n<p>Secondo fonti statunitensi, lo stesso al-Baghdadi avrebbe spostato da questa estate la sua base operativa in Siria, una scelta che non significa direttamente aver fissato come priorit\u00e0 strategica il teatro siriano rispetto all\u2019Iraq, ma che suggerisce come per l\u2019Isis il conflitto contro il regime di Assad sia totalmente funzionale per le proprie operazioni in Iraq. <\/p>\n<p><b>Tentativo di rivitalizzazione<\/b><br \/>Estendere la bandiera del jihad dall\u2019Iraq alla Siria non necessariamente deve essere letto come una dimostrazione di forza da parte dell\u2019Isis, ma potrebbe al contrario rappresentare l\u2019ennesimo tentativo da parte dei jihadisti iracheni di rivitalizzare un\u2019organizzazione che in Iraq non \u00e8 mai riuscita ad avere dalla propria parte alcuna forma di supporto popolare. <\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che l\u2019approccio dell\u2019Isi in Siria appaia differente rispetto al proprio modus operandi in Iraq, nonostante l\u2019insistenza del gruppo in entrambi i contesti nel presentare la propria immagine come quella di protettore della comunit\u00e0 sunnita contro i soprusi di quella sciita. <\/p>\n<p>In Iraq questa \u2018protezione\u2019 si concretizza essenzialmente in una continua campagna di attacchi indiscriminati contro simboli dello stato, delle forze di sicurezza e della comunit\u00e0 sciita, ma che nelle vittime non fa distinzione tra civili, soprattutto sunniti, e obiettivi militari. <\/p>\n<p>In Siria, l\u2019Isis sta invece sostenendo la propria azione militare contro le truppe del regime di Assad con esperimenti di proto <i>governance<\/i> (soprattutto nell\u2019area di Aleppo e Idlib), che nella teoria passano sotto la forma di emirati islamici locali, ma che nella pratica rivelano tutti i limiti e l\u2019efferatezza di una brutale e distorta applicazione della legge islamica. <\/p>\n<p>Mantenere un corridoio aperto tra Siria ed Iraq significa per l\u2019Isis avere maggiore libert\u00e0 di movimento, mantenere un retrovia strategico dove riorganizzare le proprie forze, oltre alla possibilit\u00e0 di inserirsi in un contesto, quale quello siriano, che dal punto di vista retorico ha una portata simbolica sempre pi\u00f9 rilevante per la comunit\u00e0 jihadista. <\/p>\n<p>L\u2019ascesa graduale dell\u2019Isis \u00e8 tuttavia destinata a non rimanere incontrastata nel lungo termine, e lo spettro di una contrapposizione tra la visione del califfato universale professata da Baghdadi e quello di uno stato islamico siriano propugnata dai jihadisti locali appare pi\u00f9 di una possibilit\u00e0. <\/p>\n<p><b>Eco siriana<\/b><br \/>Al momento, tuttavia, il conflitto siriano sembra avere concesso nuovo slancio all\u2019attivit\u00e0 militante in Iraq. Nonostante il numero di vittime civili irachene non abbia raggiunto il picco del biennio 2006-2007, quando si tocc\u00f2 la cifra di 29 mila, dall\u2019inizio del conflitto siriano la violenza in Iraq ha subito un graduale incremento dopo alcuni anni di costante flessione, fino alle 1057 vittime di questo luglio che lo hanno reso il mese pi\u00f9 violento dal 2008.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/civili_vittime.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><font size=\"1\">Dati raccolti dall\u2019autore. Fonti: UN Mission in Baghdad, Iraq Body Count.org, al-Jazeera, al-Shorfa, Iraqi News.<\/font><\/p>\n<p>Nonostante questo rapporto di causalit\u00e0 rimanga privo di numerose variabili, il dato \u00e8 uno degli indici che suggerisce quanto le ripercussioni del conflitto siriano siano profonde a livello regionale. <\/p>\n<p>Senza dubbio la costante violenza in Iraq rimane strettamente legata a dinamiche interne, ma la fuga in luglio di pi\u00f9 di mille prigionieri dal carcere di Abu Ghraib facilitata dall\u2019Isis ed il rifugio di almeno 700 di questi in Siria, dove si sarebbero uniti alle brigate di al-Baghdadi, \u00e8 una conferma di quanto i due teatri siano al momento particolarmente omogenei tra di loro.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per il leader di al-Qaeda, Ayman al-Zawahiri, l\u2019Iraq \u00e8 tornato a essere un problema. 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