{"id":24730,"date":"2013-12-03T00:00:00","date_gmt":"2013-12-02T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/ambizioni-europeiste-sulla-politica-di-sicurezza-e-di-difesa\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:06","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:06","slug":"ambizioni-europeiste-sulla-politica-di-sicurezza-e-di-difesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/12\/ambizioni-europeiste-sulla-politica-di-sicurezza-e-di-difesa\/","title":{"rendered":"Ambizioni europeiste sulla politica di sicurezza e di difesa"},"content":{"rendered":"<p>Dal prossimo Consiglio europeo centrato sulla politica di sicurezza e difesa comune (Psdc) si attendono nuovi progressi per rafforzare il ruolo dell&#8217;Europa nel mondo. Occorrer\u00e0 un salto di qualit\u00e0 nella condivisione e messa in comune di risorse, senza limitarsi ad arricchire una scatola di strumenti costruita a suo tempo per la gestione di crisi che, soprattutto nei Balcani, avevano dimostrato tra gli anni \u201890 e l&#8217;inizio del nuovo secolo quanto fosse necessario un impegno comune dell&#8217;Ue. <\/p>\n<p>Limiti nella volont\u00e0 politica e condizionamenti ricollegabili anche al contesto transatlantico dell&#8217;epoca ne avevano per\u00f2 circoscritta la portata e frenate le ambizioni.<\/p>\n<p><b>Attivismo<\/b><br \/>Tuttavia, vi \u00e8 oggi una diffusa aspettativa, in Europa e nel mondo, di un ruolo pi\u00f9 attivo dell&#8217;Ue nella sicurezza globale, soprattutto riguardo a quelle crisi nel suo vicinato che richiedono adeguate capacit\u00e0 in un contesto di nuovi equilibri geopolitici e di restrizioni finanziarie. <\/p>\n<p>Dopo che il trattato di Maastricht aveva posto la Pesc quale pilastro intergovernativo di un\u2019aggiornata architettura istituzionale, il processo fu stimolato dalle crisi balcaniche essendo state proprio le divisioni nell\u2019Unione, le iniziali riluttanze americane e l&#8217;incapacit\u00e0 di impedire tragedie umanitarie ad indurre gli europei a fare di pi\u00f9. <\/p>\n<p>Il trattato di Amsterdam incorporava successivamente nella Pesc i compiti di gestione militare delle crisi e creava la funzione di Alto rappresentante. Prima della ratifica del trattato, la dichiarazione franco-britannica di Saint Malo registrava nel 1998 l&#8217;intesa sulla costituzione di credibili capacit\u00e0 europee su cui prese forma la dimensione di sicurezza e di difesa dell&#8217;Unione poi sancita nel trattato di Nizza. <\/p>\n<p><b>Vicinato stabile<\/b><br \/>Vennero costituiti appositi organi permanenti, definite procedure e stabiliti obiettivi di capacit\u00e0 militari e civili. Alla luce soprattutto dell&#8217;esperienza balcanica era infatti maturato il concetto, tipico dell&#8217;azione europea, di un approccio olistico e interdisciplinare alla gestione delle crisi, comprendente aspetti militari e di polizia, la ricostruzione delle istituzioni e della <i>governance<\/i> economica, il sostegno alla societ\u00e0 civile e al settore privato. <\/p>\n<p>\u00c8 su tale base e nella consapevolezza del ruolo centrale da assumere nei Balcani che dal 2002-2003 sono state avviate operazioni prima di polizia e poi militari in Bosnia, in Macedonia e pi\u00f9 recentemente in Kosovo, assieme ad iniziative in Africa, soprattutto nella regione dei Grandi Laghi e poi nel Corno e nel Sahel. <\/p>\n<p>La Strategia di sicurezza europea adottata durante la presidenza italiana ne ha fornito il quadro concettuale, sottolineando la rilevanza della stabilit\u00e0 nel vicinato e della edificazione istituzionale per contrastare le maggiori minacce alla sicurezza dell&#8217;Ue nel post 11 settembre.<\/p>\n<p>Ai successi nei Balcani hanno certamente contribuito le prospettive di adesione all&#8217;Unione dopo riforme sostenute da consistenti sostegni finanziari e verifiche rispetto a specifici parametri. Questo schema non \u00e8 ovviamente trasferibile ad altre situazioni di crisi, ma lo \u00e8 la sua componente del sostegno alla ricostruzione istituzionale, economica e della sicurezza.<\/p>\n<p><b>Sforzi maggiori<\/b><br \/>Le crisi sviluppatesi nel Mediterraneo dal 2011 esigono di nuovo una gestione europea con riadeguate capacit\u00e0 comuni. Occorrer\u00e0 fare di pi\u00f9, ma con meno risorse finanziarie, spinti anche da un nuovo atteggiamento americano meno caratterizzato da cautele, diffidenze e sospetti che le divisioni sull\u2019Iraq e sulle proposte francesi di quartier generale militare autonomo dell&#8217;Ue avevano poi amplificato. <\/p>\n<p>Su tale nuovo atteggiamento incidono ora le difficolt\u00e0 di schieramento su troppi teatri, la riduzione degli stanziamenti per la difesa nell&#8217;ambito di una riconfigurazione delle priorit\u00e0, una maggiore attenzione all&#8217;Asia orientale e la minore dipendenza dagli idrocarburi mediorientali dovuta allo <i>shale gas<\/i>. \u00c8 quindi richiesto agli europei un maggiore impegno soprattutto nel Mediterraneo e in Africa. <\/p>\n<p>Su grandi partite diplomatiche come le gestioni tra loro collegate della crisi siriana, dell\u2019Iran e della questione israelo-palestinese si misurer\u00e0 la capacit\u00e0 di realizzare una politica comune con tutti gli strumenti disponibili. La volont\u00e0 in questo senso si vedr\u00e0 anche dalle prossime scelte per la nomina al posto chiave di Alto rappresentante per gli affari esteri.<\/p>\n<p>  <b>Pi\u00f9 efficienza<\/b><br \/>Sarebbe auspicabile che tutti gli stati membri, in particolare quelli che hanno pi\u00f9 da offrire, partecipino al processo di integrazione e sviluppo delle capacit\u00e0 e della loro base industriale e tecnologica. Se questo si rivelasse impossibile le cooperazioni strutturate offerte dal trattato di Lisbona, o nuovi strumenti, potrebbero comunque consentire a chi vuole di andare avanti. <\/p>\n<p>Che dal prossimo Consiglio europeo escano risultati concreti \u00e8 ritenuto da molti difficile. Il nuovo governo tedesco sar\u00e0 nella migliore delle ipotesi appena formato, le elezioni britanniche non saranno lontane e l&#8217;onda crescente di euroscetticismo non favorir\u00e0 coraggiose scelte strategiche verso l&#8217;integrazione.<\/p>\n<p>Si tratta per\u00f2 di un obiettivo che va comunque perseguito e occorrer\u00e0 che le forze politiche europeiste si impegnino a spiegare adeguatamente, anche in vista delle prossime elezioni europee, che pi\u00f9 integrazione significa comunque pi\u00f9 efficienza, minori costi e maggiore salvaguardia degli interessi collettivi.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal prossimo Consiglio europeo centrato sulla politica di sicurezza e difesa comune (Psdc) si attendono nuovi progressi per rafforzare il ruolo dell&#8217;Europa nel mondo. 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