{"id":24740,"date":"2013-12-04T00:00:00","date_gmt":"2013-12-03T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/sulla-difesa-la-ue-rischia-la-retromarcia\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:05","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:05","slug":"sulla-difesa-la-ue-rischia-la-retromarcia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/12\/sulla-difesa-la-ue-rischia-la-retromarcia\/","title":{"rendered":"Sulla difesa la Ue rischia la retromarcia"},"content":{"rendered":"<p>Avviare subito nuovi programmi europei per lo sviluppo di capacit\u00e0 militari comuni e dare un mandato a istituzioni e stati membri per lavorare su specifiche aree di cooperazione. Sono questi i principali suggerimenti rivolti dall&#8217;Alto rappresentante per la politica di sicurezza e difesa comune dell&#8217;Unione europea, Ue, attraverso un recente rapporto, al Consiglio Europeo che il prossimo dicembre si occuper\u00e0 di questioni di difesa.<\/p>\n<p>Il Consiglio si occuper\u00f2 di tre gruppi di temi, o \u201cclusters\u201d: <i>Common Security and Defence Policy<\/i> (Csdp), capacit\u00e0 militari, industria della difesa. Al netto della consueta retorica europeista dei documenti ufficiali dell&#8217;Ue, per cui tutto va bene madama marchesa e bisogna solo \u201culteriormente migliorare\u201d le cose, e al netto dei neologismi bruxellesi per ripetere vecchi concetti in nuove forme, si trova qualche spunto interessante nelle 27 pagine di <a href= \"http:\/\/eeas.europa.eu\/statements\/docs\/2013\/131015_02_en.pdf\" target= \"blank\"><b><u>rapporto preparatorio del Consiglio<\/u><\/b><\/a> pubblicato lo scorso ottobre dall&#8217;Alto rappresentante Catherine Ashton, che \u00e8 anche Vice presidente della Commissione europea e capo dell&#8217;Agenzia europea di difesa (<i>European Defence Agency <\/i> \u2013 Eda). <\/p>\n<p>\t<b>Stampella dei partner<\/b><br \/>Occorre premettere che il \u201crapporto Ashton\u201d si muove in un vuoto di indirizzo strategico da parte dell&#8217;Ue. Infatti, a dieci anni dal varo della<i> European Security Strategy<\/i> l&#8217;opposizione sostanzialmente franco-britannica ha bloccato finora l&#8217;intenzione della stragrande maggioranza dei paesi membri di elaborare un nuovo documento che delinei le priorit\u00e0 dell&#8217;Ue nel nuovo contesto mondiale, le strategie per perseguirle e i modi per sfruttare le potenzialit\u00e0 del Trattato di Lisbona.<\/p>\n<p>A causa di questo vuoto, il documento inizia con un modesto tentativo di definire una strategia di sicurezza nella quale collocare le proposte riguardo al futuro delle missioni Ue e allo sviluppo di capacit\u00e0 militari e civili. Significativa \u00e8 la codificazione nero su bianco di due ambizioni relativamente nuove &#8211; e un po&#8217; nebulose &#8211; dell&#8217;Unione: raggiungere la \u201cautonomia strategica\u201d necessaria per agire militarmente al fine di assicurare la sicurezza del vicinato dell&#8217;Ue, ed essere in grado di agire in tutti e cinque i dominii cio\u00e8 non solo aria, terra e mare, ma anche spazio e cyber space.<\/p>\n<p><b>Senza cuore<\/b><br \/>Riguardo la Csdp, le partnership sono trattate in modo abbastanza interessante dal rapporto Ashton. Poich\u00e9 gli stati europei spendono sempre meno in difesa e sono anche meno disposti a mettere a disposizione delle missioni Ue gli assetti militari a loro disposizione &#8211; vedi il caso dei BattleGroups &#8211; il documento propone di ovviare a tali mancanze anche puntando sui partner, in due modi. Da un lato coinvolgendoli attivamente nelle missioni Ue &#8211; attraverso la firma di <i>Framework Participation Agreement<\/i> &#8211; dall\u2019altro sostenendo lo sviluppo di capacit\u00e0 locali affinch\u00e9 paesi terzi e\/o organizzazioni regionali si occupino della sicurezza a casa loro prima che le crisi in loco abbiano effetti negativi sull\u2019Ue.<\/p>\n<p>Tuttavia, la stampella dei partner non pu\u00f2 rappresentare il cuore della Csdp. Cuore che manca. Tradizionalmente, il fulcro della politica di sicurezza e difesa comune sono state le missioni Ue di gestione delle crisi, in Europa, Africa, Medio Oriente e Asia, avviate con impegno e ambizioni crescenti durante il mandato di Javier Solana come Alto rappresentante. Dal 2009 questo trend di crescita si \u00e8 per\u00f2 bloccato.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 non solo a causa di fattori esterni, ma soprattutto a causa di mancanza di volont\u00e0 politica interna. \u00c8 per motivi politici che gli stati membri dell&#8217;Unione non hanno mai usato i BattleGroups in missioni Ue, pur avendoli creati appositamente per avere unit\u00e0 europee pronte a un intervento rapido in scenari di crisi. Il rapporto non prende di petto il problema, circumnavigandolo con mini proposte tecniche sulla \u201cutilizzabilit\u00e0\u201d dei BattleGroup, come se la questione fosse tecnica e non politica.<\/p>\n<p><b>Roadmap<\/b><br \/> Riguardo al secondo cluster sullo sviluppo delle capacit\u00e0 militari, il rapporto stenta persino a formulare forti proposte tecniche, per non parlare del problema politico. Si propone al Consiglio di approvare una \u201cstrategic level defence roadmap\u201d che fornisca le linee guida per una cooperazione sistematica e di lungo periodo nello sviluppo delle capacit\u00e0 militari, con obiettivi e tempistica, ma non era forse il caso di preparare una bozza di questa roadmap negli ultimi nove mesi, partendo gi\u00e0 dalla base costruita negli anni scorsi dall&#8217;Eda con il <i>Capability Development Plan<\/i>, in modo da dare al Consiglio un punto di partenza concreto su cui discutere?<\/p>\n<p>Concretamente, il rapporto propone di sviluppare capacit\u00e0 comuni europee su tre aree: comunicazioni satellitari, <i>Cyber Defence<\/i> e aerei a pilotaggio remoto (Apr). In particolare, il rapporto compie un passo ulteriore rispetto alla recente <i>Cyber-security Strategy <\/i>dell&#8217;Ue, proponendo esplicitamente lo sviluppo di un \u201cCyber Defence Policy Framework\u201d e di capacit\u00e0 Ue di cyber defence. Tale sviluppo andrebbe condotto sulla base di un piano gi\u00e0 preparato dall&#8217;Eda, a sostegno delle istituzioni e missioni dell&#8217;Ue ed in partnership con la Nato ed il settore privato. <\/p>\n<p>\t<b>Un rapporto alla Don Abbondio<\/b><br \/>Il rapporto per il resto \u00e8 molto vago e cauto, quasi pavido. Non afferma per esempio con coraggio che occorre istituire una struttura integrata civile-militare permanente, per pianificare, lanciare tempestivamente e condurre efficacemente le missioni Ue.<\/p>\n<p>Piuttosto, il rapporto Ashton sembra un caso manzioniano, alla Don Abbondio. Vaghezza e cautela sono di solito le caratteristiche dei documenti adottati dal Consiglio Europeo quando si occupa di politica di sicurezza e difesa, a causa della nota divergenza delle posizioni nazionali che richiede quindi un compromesso al ribasso. Non dovrebbero per\u00f2 essere le caratteristiche di un testo presentato dall&#8217;Alto rappresentante, che ha il <i>mandato<\/i> istituzionale e politico di cercare un equilibrio pi\u00f9 avanzato, di elaborare argomenti e proposte per superare le resistenze, insomma di \u201caccelerare\u201d quando altri \u201cfrenano\u201d, al fine di andare comunque avanti.<\/p>\n<p>Se l&#8217;Alto rappresentante si comporta come Don Abbondio, non avendo il coraggio di \u201caccelerare\u201d n\u00e9 cercando di darsi questo coraggio, il rischio \u00e8 che a furia di frenare si metta la retromarcia, andando a sbattere contro il muro del garage di Bruxelles. <\/p>\n<p>\t.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Avviare subito nuovi programmi europei per lo sviluppo di capacit\u00e0 militari comuni e dare un mandato a istituzioni e stati membri per lavorare su specifiche aree di cooperazione. 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