{"id":24790,"date":"2013-12-11T00:00:00","date_gmt":"2013-12-10T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lasso-nella-manica-del-gas-israeliano\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:04","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:04","slug":"lasso-nella-manica-del-gas-israeliano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/12\/lasso-nella-manica-del-gas-israeliano\/","title":{"rendered":"L\u2019asso nella manica del gas israeliano"},"content":{"rendered":"<p>La recente scoperta di ingenti riserve di gas naturale nelle acque del Mediterraneo di fronte a Israele ha aperto un\u2019opportunit\u00e0 inattesa per l\u2019Europa. Le maggiori riserve sono nel bacino di Tamar, in produzione dal marzo 2013, a 90 km dalla costa. <\/p>\n<p>Si tratta di riserve stimate 282 miliardi di metri cubi (mld mc), che assicureranno a Israele, paese fino a oggi importatore, la copertura della domanda interna. A queste si aggiungono le riserve del Leviatano, a 130 km dalla costa, stimate 536 mld mc, in produzione dal 2017, in larga parte per esportazione. Vi sono poi riserve pi\u00f9 piccole: Dalit (14 mld mc), Tanin  (33 mld mc), Mari B (30 mld mc) e due campi in territorio Palestinese di fronte alla striscia di Gaza (Marine 1 e 2, di 30 mld mc complessivi). <\/p>\n<p>\u00c8 un\u2019opportunit\u00e0 da cogliere senza esitazione, perch\u00e9 pu\u00f2 attivare percorsi virtuosi di grande importanza, sia per l\u2019Unione europea che per la regione intorno a Israele, secondo tre diverse prospettive: economica, di politica europea e geopolitica. <\/p>\n<p><b>Oligopolio addio<\/b><br \/>L\u2019Europa affronta oggi un serio problema nel costo dell\u2019energia che ostacola  la crescita e mina la competitivit\u00e0, soprattutto nei confronti dell\u2019industria di base americana, tornata a operare attivamente dal 2011-12, anche grazie al crollo del prezzo del gas non convenzionale (tra i 2$ e i 4$ \/mc, a fronte di un prezzo europeo quattro volte pi\u00f9 alto, intorno ai 12 euro\/mc negli <i>hub <\/i>e sopra i 25 euro\/mc nei contratti <i>take or pay<\/i> indicizzati al petrolio, che ancora coprono pi\u00f9 della met\u00e0 del gas d\u2019importazione).<\/p>\n<p>Dal 2011, si sono attivate in Europa regole per molti aspetti dirompenti che eliminano le barriere contrattuali tra i paesi membri, accrescendo flessibilit\u00e0 e capacit\u00e0 di tenuta del mercato energetico. L\u2019obiettivo di un mercato europeo dell\u2019energia \u00e8 fissato dalla Commissione in termini ottimistici al 2014. Il problema resta per\u00f2 a monte, nell\u2019oligopolio dei pochi produttori che determinano offerta e prezzi e dai quali l\u2019Europa dipende per il 54% delle fonti primarie.<\/p>\n<p>Si tratta di un ristrettissimo numero di paesi extra-europei che fanno un uso politico delle proprie risorse (Russia) o sono politicamente instabili (Algeria, Libia, Nigeria, Qatar). La diversificazione delle fonti \u00e8 dunque un elemento chiave per ridurre il costo dell\u2019energia. <\/p>\n<p>Al riguardo si profilano opzioni controverse: <i>shale gas<\/i>, nuove fonti rinnovabili e esportazioni americane di gas liquefatto. Tuttavia, la produzione di <i>shale gas <\/i>\u00e8 assai dubbia per l\u2019Europa, densamente popolata e protetta da regole ambientali stringenti. Inoltre la propriet\u00e0 del sottosuolo non appartiene ai proprietari dei terreni, togliendo ogni incentivo locale alla estrazione. Il contrasto dei verdi \u00e8 gi\u00e0 presente, mentre i tentativi delle multinazionali in Inghilterra e Polonia sono a oggi stati vani e la Francia, ricchissima di riserve, vieta persino la fase esplorativa. <\/p>\n<p>Le fonti rinnovabili, che sfruttano energia solare ed eolica, mostrano un\u2019impetuosa crescita in alcuni paesi (in Italia e Germania rappresentano rispettivamente il 30% e 22% dell\u2019energia prodotta), ma nel periodo di transizione richiedono aggiustamenti costosi per l\u2019intera filiera industriale, generando alti oneri di sistema.<\/p>\n<p>Le esportazioni del gas americano &#8211; quattro autorizzazioni concesse dall\u2019amministrazione Obama per trasformare impianti di liquefazione in impianti di esportazione e 28 in lista d\u2019attesa &#8211; potranno largamente indirizzarsi verso l\u2019ingente domanda asiatica, che offre prezzi il 30% pi\u00f9 alti dell\u2019Europa.<\/p>\n<p>In questo quadro incerto, le riserve israeliane di gas naturale si presentano come una risorsa geograficamente vicina, a un prezzo intorno ai 5 dollari\/mc, non lontano da quello dello <i>shale gas<\/i> americano. Sono riserve di entit\u00e0 contenuta nell\u2019immediato, ma nel medio periodo possono essere un \u201c<i>game changer<\/i>\u201d per l\u2019intera regione. <\/p>\n<p><b>Infrastrutture strategiche<\/b><br \/>Sul piano politico, questa scoperta costituisce un potenziale elemento di coesione per l\u2019Europa, poich\u00e9 pu\u00f2 accrescere la forza contrattuale dell\u2019Unione nei confronti dei produttori tradizionali. \u00c8 dunque complementare alla politica d\u2019infrastrutture strategiche recentemente avviata, da ultimo con l\u2019approvazione del gasdotto Tap, che trasporter\u00e0 gas azero (10 mld mc iniziali) attraverso Albania e Grecia in Italia per poi raggiungere l\u2019Europa del Nord attraverso il Corridoio Adriatico, uno dei progetti considerati strategici dalla Commissione nel 2013. <\/p>\n<p>La progettazione flessibile del gasdotto lo rende fruibile per il trasporto di gas proveniente da altri punti di produzione nel Mediterraneo, ma sono previste anche altre infrastrutture. <\/p>\n<p>I paesi dell\u2019Europa meridionale possono trarne notevoli vantaggi economici grazie all\u2019indotto e all\u2019occupazione generata dagli investimenti, ma anche alla forza contrattuale che acquisiranno con il ruolo di corridoio di ingresso per un gas a prezzi competitivi. Potranno cos\u00ec anche attenuarsi le disparit\u00e0 economiche tra Nord e Sud dell\u2019Europa.<\/p>\n<p><b>Risvolti geopolitici<\/b><br \/>Si prospettano anche notevoli ricadute geopolitiche. Israele ha attivato in questi mesi contatti con i paesi confinanti, Giordania e Autorit\u00e0 Palestinese<i> in primis<\/i>, riprendendo colloqui aperti per breve tempo nel 2012 con l\u2019Autorit\u00e0 Palestinese in materia energetica, dopo il blocco che fu imposto dall\u2019ex premier Ariel Sharon allo scambio di gas con la Palestina nel 2001.<\/p>\n<p>Il governo israeliano si \u00e8 inoltre attivato nei confronti di Grecia, Italia e Cipro per studiare le opportunit\u00e0 di transito verso l\u2019Europa in attesa di migliori rapporti con la Turchia, e infine con Bruxelles.<\/p>\n<p> Israele potr\u00e0 esportare in Asia con un ritorno economico immediato, grazie agli alti prezzi prevalenti nel Pacifico, ma il ritorno politico di lungo periodo sar\u00e0 assai pi\u00f9 consistente se avr\u00e0 accesso al mercato europeo.<\/p>\n<p>Se gli interessi economici convergeranno e l\u2019Unione europea sapr\u00e0 cogliere questa occasione, il beneficio sar\u00e0 non solo economico, grazie a una riduzione della bolletta energetica, ma anche e soprattutto politico. <\/p>\n<p>L\u2019Europa potrebbe acquisire maggior interesse e peso per contribuire alla stabilit\u00e0 dell\u2019area. La voce dell\u2019Europa potr\u00e0 finalmente aggiungersi a quella di John Kerry &#8211; davvero sola oggi &#8211; dando nuovo vigore al negoziato tra Israele e palestinesi per un\u2019equa stabilizzazione di quella tormentata regione. <\/p>\n<p>Il potenziale dividendo politico del gas israeliano \u00e8 dunque alto. La Presidenza italiana dell\u2019Unione potrebbe farne un punto di rilievo nell\u2019agenda energetica europea, esprimendo una visione lungimirante in questa direzione. <\/p>\n<p>L\u2019industria italiana potr\u00e0 trarre beneficio nell\u2019immediato dall\u2019utilizzo delle tecnologie innovative di cui dispone &#8211; in primo luogo la compressione del gas per il trasporto di breve corso per mare &#8211; e negli anni a venire dai vantaggi che derivano dall\u2019essere l\u2019Italia paese di transito per l\u2019energia verso l\u2019Europa del Nord. Ci sono dunque le condizioni e le regole perch\u00e9 l\u2019energia possa essere per una volta fattore di pace e crescita economica.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La recente scoperta di ingenti riserve di gas naturale nelle acque del Mediterraneo di fronte a Israele ha aperto un\u2019opportunit\u00e0 inattesa per l\u2019Europa. Le maggiori riserve sono nel bacino di Tamar, in produzione dal marzo 2013, a 90 km dalla costa. 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