{"id":24800,"date":"2013-12-11T00:00:00","date_gmt":"2013-12-10T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/rivoluzione-arancione-atto-secondo\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:04","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:04","slug":"rivoluzione-arancione-atto-secondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/12\/rivoluzione-arancione-atto-secondo\/","title":{"rendered":"Rivoluzione arancione atto secondo"},"content":{"rendered":"<p>Da settimane centinaia di migliaia di manifestanti occupano piazza Maidan, il punto nevralgico del centro di Kiev, e assediano i palazzi del potere. Una massiccia mobilitazione popolare che \u00e8 diretta contro il presidente Viktor Yanukovich che pochi giorni prima del vertice di Vilnius sul partenariato orientale ha deciso di sospendere i negoziati per l\u2019Accordo di associazione con l\u2019Unione Europea, soggiacendo alle pressioni russe.<\/p>\n<p><b>Vertice di Vilnius<\/b><br \/>Al summit di fine novembre a Vilnius, l\u2019Ucraina era il pezzo da novanta, ma l\u2019Ue ha dovuto \u2018accontentarsi\u2019 della sigla dell\u2019accordo di associazione con Georgia e Moldova. Anche questi due paesi, peraltro, devono fare i conti con le pressioni di Mosca che potrebbero far deragliare il lento e faticoso avvicinamento all\u2019Ue.<\/p>\n<p>Quanto sta accadendo in Georgia lascia immaginare che il copione sia gi\u00e0 scritto anche per Tbilisi. Un nuovo \u201cmuro di Berlino\u201d, cos\u00ec il ministro georgiano per gli affari europei Alex Petriashvili ha definito le barriere di filo spinato installate dai russi lungo i confini tra Ossezia del Sud e Georgia.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 il rischio che come per l\u2019Ucraina, la carota offerta dall\u2019Ue non possa competere col bastone di Mosca. A Kiev, i ricatti sul gas hanno avuto la meglio sulle proposte dell\u2019Unione che, bench\u00e9 avesse deciso di soprassedere sulla richiesta che venisse liberata Julia Tymoshenko, non \u00e8 stata in grado di proporsi come valida alternativa.<\/p>\n<p>L\u2019errore dell\u2019Ue \u00e8 stato di aver cercato l\u2019accordo con Kiev senza offrire una piattaforma di dialogo con il paese a cui l\u2019Ucraina \u00e8 strettamente legata, sia economicamente che storicamente. Si cercher\u00e0 di rimediare al vertice Ue-Russia di fine gennaio, ma sar\u00e0 tutt\u2019altro che facile.<\/p>\n<p>Yanukovich, dal canto suo, continua a tenere il piede in due scarpe. Prima telefona al presidente della Commissione europea Jos\u00e9 Manuel Barroso per chiedere di riaprire il negoziato &#8211; ottenendo, per tutta risposta, una condanna dell\u2019uso della forza contro i manifestanti. Poi incontra Putin lasciando spazio alle voci che parlano di un accordo per entrare nell\u2019Unione doganale con Russia, Bielorussia e Kazakistan.<\/p>\n<p><b>Tramonto di Mosca<\/b><br \/>Al centro della capitale ucraina i manifestanti pro-Ue che chiedono le dimissioni del governo di Yanukovich hanno abbattuto la statua di Vladimir Lenin, il padre della rivoluzione russa e il simbolo del cordone ombelicale tra Russia e Ucraina.<\/p>\n<p>Torna alla memoria un\u2019altra statua, quella di Feliks Dzer\u017einskij, rivoluzionario sovietico e fondatore della polizia segreta &#268;eka (poi Kgb), abbattuta nell\u2019agosto 1991 dai sostenitori di Boris Yeltsin che sfogarono su di essa il proprio furore antisovietico. Della statua che troneggiava sul piazzale della Lubjanka, la storica sede del Kgb, non resta che una pietra e un\u2019incisione dedicata alle vittime del regime totalitario. <\/p>\n<p>A Kiev, sulle macerie della statua di Lenin qualcuno forse scriver\u00e0 il nome della Tymoshenko, la donna simbolo della rivoluzione del 2004 che anche dal carcere continua a lanciare appelli per la libert\u00e0 dell\u2019Ucraina dal giogo di Mosca.<\/p>\n<p>Le pressioni di Mosca hanno avuto effetto sulla leadership, ma non sul popolo ucraino che non alzava cos\u00ec tanto la voce dai tempi della rivoluzione arancione.<\/p>\n<p><b>Ruolo europeo<\/b><br \/>Per gli ucraini non si tratta solo di un accordo di associazione e di libero scambio, e nemmeno, a ben vedere, di una netta scelta di campo. Per un paese con una popolazione e una geografia divise tra est e ovest, ritagliarsi il proprio spazio non \u00e8 mai  stato semplice. Quel che gli ucraini innanzitutto rivendicano \u00e8 la facolt\u00e0 di fare scelte politiche consapevoli e autonome, sganciandosi una volta per tutte dalla tutela del Cremlino.<\/p>\n<p>Barroso ha dichiarato che la scelta spetta agli ucraini che tuttavia sembrano essersi gi\u00e0 espressi. Adesso tocca all\u2019Unione europea dimostrare se e quanto ha a cuore il futuro di un paese la cui importanza strategica per gli equilibri del continente non dovrebbe sfuggire ai leader europei.<\/p>\n<p>Parlare con Mosca non vuol dire negare sovranit\u00e0 all\u2019Ucraina, ma prendere atto di un passato che, lo si voglia o no, ancora incide sul presente. Se l\u2019Ue continua a presentarsi sotto il vessillo di valori assoluti senza contenuti materiali le sue mosse non saranno mai vincenti.<\/p>\n<p>L\u2019idea di Europa fa presa sui cittadini, ma Mosca ha il potere di mettere Kiev in ginocchio. Per essere credibile, Bruxelles deve non solo utilizzare al meglio il suo capitale politico, ma anche mettere a disposizione risorse economiche e fare concessioni che diano sostanza alla sua politica della porta aperta. Solo cos\u00ec l\u2019Ucraina potr\u00e0 risollevarsi e ridiventare padrona del suo destino.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da settimane centinaia di migliaia di manifestanti occupano piazza Maidan, il punto nevralgico del centro di Kiev, e assediano i palazzi del potere. Una massiccia mobilitazione popolare che \u00e8 diretta contro il presidente Viktor Yanukovich che pochi giorni prima del vertice di Vilnius sul partenariato orientale ha deciso di sospendere i negoziati per l\u2019Accordo di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[108,146,148],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24800"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=24800"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24800\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":62818,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24800\/revisions\/62818"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=24800"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=24800"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=24800"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}