{"id":24850,"date":"2013-12-19T00:00:00","date_gmt":"2013-12-18T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/non-vedo-non-sento-non-parlo\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:02","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:02","slug":"non-vedo-non-sento-non-parlo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/12\/non-vedo-non-sento-non-parlo\/","title":{"rendered":"Non vedo, non sento, non parlo"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019Europa \u00e8 circondata da instabilit\u00e0 e minacce, ma non ci fa caso. Dopo la caduta del muro di Berlino, nel 1989, le istituzioni occidentali, dall\u2019Ue alla Nato, si sono rapidamente allargate sino a ricomprendere i vecchi stati satelliti dell\u2019Unione Sovietica, arrestandosi solo ai margini della vecchia superpotenza, con l\u2019inclusione delle tre repubbliche baltiche. <\/p>\n<p><b>Sguardo a sud<\/b><br \/>A sud, l\u2019allargamento ai Balcani, tutt\u2019ora in corso, ha contribuito potentemente a disinnescare una delle pi\u00f9 importanti polveriere della storia, riassorbendo le terre che avevano fatto parte dell\u2019impero romano, ma fermandosi anche questa volta ai confini della Turchia. <\/p>\n<p>Tuttavia l\u2019ottimismo prevalente in quegli anni faceva sperare che anche gli stati ex-sovietici, Russia inclusa, e la Turchia, sarebbero entrati sotto qualche forma nel nuovo grande spazio eurocentrico.<\/p>\n<p>Anche gli stati della sponda sud del Mediterraneo, con varie formule di collegamento all\u2019Ue e alla Nato, avrebbero dovuto partecipare a questo spazio, accettandone le regole e il comune destino.<\/p>\n<p>Un grande disegno ambizioso, sul quale per\u00f2 l\u2019Europa ha investito poco o niente, sia sul piano politico che su quello economico.<\/p>\n<p>La sottovalutazione sistematica dei problemi e delle priorit\u00e0 della Russia ha spinto questo paese su posizioni pi\u00f9 revansciste che cooperative, mentre la modestia degli impegni economici verso sud e la crescente chiusura politica nei confronti della Turchia, pur ansiosa di entrare a far parte della famiglia europea, hanno potentemente contribuito ai fallimenti a ripetizione della politica europea verso il Mediterraneo, sino al colpo finale infertole  dalle \u201cprimavere\u201d arabe.<\/p>\n<p><b>Sistemi antimissili<\/b><br \/>Oggi la Russia ricatta pesantemente l\u2019Ucraina e l\u2019Europa, tiene sotto scacco la filo-occidentale Georgia, rompe i negoziati con la Nato sui sistemi antimissili e dispiega missili a corto-medio raggio Iskander (a testata sia convenzionale che nucleare) nel suo distretto occidentale, compresa, a quel che pare, l\u2019enclave di Kaliningrad. <\/p>\n<p>Parallelamente la Turchia, che ospita uno dei radar essenziali per il funzionamento della difesa aerea e antimissilistica europea, minaccia di acquistare sistemi antimissili cinesi, incompatibili con quelli occidentali sia sul piano dei radar che del comando e controllo. <\/p>\n<p>E come se non bastasse, il governo di Ankara accresce la sua distanza dagli alleati occidentali con posizioni di stampo nazionalista o ideologiche su Israele, sulla Siria e in genere sui mutamenti in corso nel mondo arabo.<\/p>\n<p><b>Mutamenti strategici globali<\/b><br \/>L\u2019Africa, un tempo fortemente legata all\u2019Europa, vede il crescere della presenza di altre potenze (Cina, India, Brasile, oltre agli Usa e alla Russia) e soprattutto l\u2019espandersi di una fascia di instabilit\u00e0, criminalit\u00e0 e terrorismo, un tempo confinata alla sola Somalia e ora estesa da est ad ovest a tutta la larga fascia sahariana. <\/p>\n<p>L\u2019irrisolta crisi libica, le guerre legate agli interessi minerari (dal petrolio ai diamanti e alle materie prime in genere) accrescono la conflittualit\u00e0 e alimentano il flusso dei profughi e dei migranti verso l\u2019Europa.<\/p>\n<p>Se a tutto questo aggiungiamo i grandi mutamenti strategici globali, della crescita della potenza cinese, anch\u2019essa apparentemente orientata in senso fortemente nazionalista, al crescente orientamento della strategia americana verso il Pacifico, \u00e8 a dir poco strano che gli europei non sembrino dedicare alcuna seria attenzione ai problemi della difesa e della sicurezza internazionale. <\/p>\n<p>Eppure, malgrado numerosi  esercizi sia in sede Nato (l\u2019elaborazione di svariati \u201cnuovi\u201d concetti strategici) che nazionale (alcuni Libri Bianchi e altri documenti pi\u00f9 o meno analoghi), non si \u00e8 aperto alcun grande dibattito. <\/p>\n<p>La riprova \u00e8 nella mancanza di direzione strategica della politica estera, di sicurezza e di difesa dell\u2019Ue, che pure era al centro dell\u2019ultima revisione dei Trattati varata a Lisbona. <\/p>\n<p>Sono state create alcune strutture operative, inclusi un \u201cservizio di azione esterna\u201d, una \u201cagenzia di difesa europea\u201d, svariati \u201cbattlegroups\u201d e altre forme di cooperazione, sono state intraprese numerose missioni di gestione delle crisi, sia civili che militari, ci si \u00e8 impegnati nei Balcani e in Afghanistan, tuttavia non si \u00e8 tentato di rivedere, aggiornare e approfondire l\u2019unico documento strategico approvato dal Consiglio Europeo il 12 dicembre del 2003, che va sotto il titolo di Strategia di sicurezza europea, ovvero \u201cUn\u2019Europa sicura in un mondo migliore\u201d.<\/p>\n<p><b>Global strategy<\/b><br \/>Quel documento presentava l\u2019Ue come un attore globale pronto a condividere la responsabilit\u00e0 della sicurezza internazionale e della costruzione di un sistema di governo globale. <\/p>\n<p>Nessuno ha mai rinnegato esplicitamente tali ambizioni, ma nessuno ha mai neanche tentato di renderle operative. Di pi\u00f9, ogni volta che \u00e8 apparsa evidente la necessit\u00e0 di riprendere in mano quel documento per aggiornarlo, identificare le priorit\u00e0 strategiche e approntare i mezzi e le metodologie necessarie per applicare tale strategia di sicurezza, i paesi membri hanno rifiutato di farlo.<\/p>\n<p>Ora per\u00f2, il progressivo declino delle capacit\u00e0 militari europee e l\u2019aggravarsi dello scenario globale, in particolare nelle regioni attorno all\u2019Ue rendono la cosa pi\u00f9 urgente e necessaria.<\/p>\n<p>L\u2019ottimismo che consentiva di iniziare il documento del 2003 con la frase \u201cl\u2019Europa non \u00e8 mai stata tanto prospera, tanto sicura e tanto libera\u201d non \u00e8 pi\u00f9 replicabile oggi.<\/p>\n<p>Ma se gli europei continueranno a nascondersi all\u2019evidenza, nessuna politica di sicurezza e difesa comune sar\u00e0 realmente possibile e il quadro strategico europeo continuer\u00e0 a degradarsi.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Europa \u00e8 circondata da instabilit\u00e0 e minacce, ma non ci fa caso. 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