{"id":24910,"date":"2013-12-30T00:00:00","date_gmt":"2013-12-29T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/nuovo-tassello-contro-la-crisi-delleurozona\/"},"modified":"2017-11-03T15:26:00","modified_gmt":"2017-11-03T14:26:00","slug":"nuovo-tassello-contro-la-crisi-delleurozona","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/12\/nuovo-tassello-contro-la-crisi-delleurozona\/","title":{"rendered":"Nuovo tassello contro la crisi dell\u2019eurozona"},"content":{"rendered":"<p>Sia pure in sordina, e nella disattenzione dei media impegnati a commentare il completamento dell\u2019Unione bancaria, il Consiglio europeo ha messo in cantiere un altro tassello della riforma della \u201cgovernance\u201d economica europea, definendo i principi ispiratori dei cosiddetti partenariati o contratti per la crescita.<\/p>\n<p>Si tratta di uno strumento dai contorni ancora non ben definiti che dovrebbe migliorare\/rafforzare il coordinamento delle politiche economiche nazionali, con l\u2019obiettivo di stimolare competitivit\u00e0 e ridurre rischi futuri di squilibri macro-economici eccessivi fra i paesi dell\u2019eurozona.<\/p>\n<p><b>Coordinamento necessario<\/b><br \/>\nL\u2019idea ha preso forma al Consiglio del 19 e 20 dicembre, ma era stata evocata per la prima volta nel rapporto dei quattro presidenti sulla riforma dell\u2019unione economica e monetaria. Era stata poi accantonata in attesa delle elezioni tedesche, aspettando che maturassero le condizioni politiche per un accordo almeno di principio.<\/p>\n<p>Era stata pi\u00f9 di recente rilanciata dalla cancelliera tedesca che non ha mai fatto mistero di considerare proprio gli squilibri eccessivi e i differenziali di competitivit\u00e0 (fra paesi appartenenti alla stessa unione monetaria) fra le cause pi\u00f9 importanti della crisi che ha investito l\u2019eurozona.<\/p>\n<p>Da qui l\u2019idea di strumenti di coordinamento delle politiche economiche nazionali pi\u00f9 efficaci di quelli disponibili attualmente (rivelatisi per ora assai poco incisivi), e in grado potenzialmente di \u201ccostringere\u201d i membri dell\u2019eurozona a fare le riforme necessarie.<\/p>\n<p><b>Contratto<\/b><br \/>\nL\u2019idea del \u201ccontratto\u201d (espressione mutuata dal diritto privato e quindi assai infelice se utilizzata per definire un sinallagma tra stati membri e Commissione) nasce dall\u2019esigenza di assicurare agli stati membri un maggiore coinvolgimento (<i>ownership<\/i>) nell\u2019individuazione e definizione delle riforme da adottare, e alla Commissione\/Consiglio un ruolo pi\u00f9 incisivo nella fase di \u201cenforcement\u201d degli impegni assunti dagli stati membri.<\/p>\n<p>Si tratta quindi di uno sviluppo della procedura di coordinamento delle politiche economiche sviluppata nel semestre europeo (concretizzatasi finora con le Raccomandazioni indirizzate annualmente dalla Commissione e dal Consiglio ai singoli Paesi membri dell\u2019Unione), nella direzione di un processo pi\u00f9 strutturato, pi\u00f9 vincolante, maggiormente in grado di coinvolgere governi e parlamenti nazionali, e possibilmente dotato di incentivi.<\/p>\n<p>Con i contratti o partenariati si tenta di introdurre un principio di cogenza e obbligatoriet\u00e0 a forme di coordinamento che finora sono state unicamente affidate strumenti soft (\u201cmoral suasion\u201d, \u201cpeer pressure\u201d o in alcuni casi \u201cname and shame\u201d).<\/p>\n<p><b>Resistenze<\/b><br \/>\nAppare evidente quanto potenzialmente divisiva \u00e8 apparsa l\u2019idea fin dall\u2019inizio e quanto forti siano state le resistenze nei confronti di un processo che potrebbe ulteriormente limitare i residui margini di sovranit\u00e0 nazionale, gi\u00e0 fortemente condizionata in materia di politiche fiscali e di bilancio.<\/p>\n<p>Il Consiglio europeo ha tenuto conto delle numerose riserve e preoccupazioni e ha adottato una soluzione salomonica che: fissa alcuni principi ispiratori dei futuri contratti e indica un percorso che dovrebbe permettere di arrivare a una vera e propria decisione nell\u2019ottobre 2014. Ciononostante, questa soluzione \u00e8 vaga sulla controversa materia degli incentivi.<\/p>\n<p>In sintesi \u00e8 stato accolto il principio della necessit\u00e0 di un coordinamento pi\u00f9 efficace delle politiche economiche nazionali da realizzare attraverso lo strumento di partenariati \u201cbasati su contratti reciprocamente accettati\u201d fra stato membro e Commissione\/Consiglio.<\/p>\n<p>Questi contratti si applicheranno a tutti i membri dell\u2019eurozona ad eccezione di quelli sottoposti a un programma di aggiustamento, ma potranno essere estesi anche a paesi non membri (su base volontaria). Avranno poi ad oggetto un ampio spettro di politiche destinate ad avere un impatto su crescita e occupazione (funzionamento del mercato del lavoro e dei prodotti, ma anche istruzione innovazione, ricerca e efficienza della pubblica amministrazione) e saranno in linea di principio \u201cpoliticamente vincolanti\u201d. Diventeranno \u201clegalmente vincolanti\u201d quando associati a meccanismi di solidariet\u00e0.<\/p>\n<p><b>Incentivi<\/b><br \/>\nLa parte relativa agli incentivi, o meccanismi di solidariet\u00e0, da mettere a disposizione di quei paesi che faranno le riforme concordate nei contratti \u00e8 l\u2019elemento pi\u00f9 debole delle conclusioni del Consiglio europeo. Le indicazioni, effettivamente molto scarne e comunque pi\u00f9 caratterizzate da limiti e divieti che da raccomandazioni sul da farsi, lasciano intendere che gli incentivi sarebbero di natura finanziaria.<\/p>\n<p>\u00c8 tutt\u2019altro che chiaro per\u00f2 da quale voce del gi\u00e0 striminzito bilancio dell\u2019Ue si dovrebbero ricavare le relative risorse, anche perch\u00e9 \u00e8 esplicitamente esclusa ogni ipotesi di revisione (verso l\u2019alto) dei tetti di spesa faticosamente definiti nell\u2019accordo di pochi mesi fa sul quadro finanziario multiannuale per il periodo 2014-2020.<\/p>\n<p>Le caratteristiche del contratto, l\u2019individuazione delle politiche cui si applicherebbero e soprattutto la definizione dei meccanismi di solidariet\u00e0 saranno approfonditi nei prossimi mesi e fino al prossimo ottobre.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 quindi un lavoro che impegner\u00e0 anche la presidenza italiana. Un\u2019ottima occasione per trasformare un ulteriore vincolo esterno in un\u2019opportunit\u00e0. Dovremmo impegnarci per ottenere alcuni risultati irrinunciabili e corrispondenti ai nostri interessi: un\u2019effettiva estensione dei contratti a tutti i membri dell\u2019eurozona senza eccezioni (con la possibilit\u00e0 di chiedere riforme strutturali anche ai paesi creditori, e magari un aggiustamento meno asimmetrico tra nord e sud dell\u2019eurozona), un effettivo coinvolgimento di governi di parlamenti nazionali nella individuazione delle riforme da fare; meccanismi incentivanti credibili e praticabili.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 che puntare su incentivi finanziari difficili da reperire in assenza di una autonoma e innovativa capacit\u00e0 fiscale dell\u2019eurozona (ancora in divenire), occorrerebbe forse cercare di ottenere maggiore flessibilit\u00e0 sui tempi di rispetto degli obiettivi concordati per la riduzione di deficit e debito e magari anche sul calcolo (ai fini dei deficit e del debito) degli investimenti pubblici \u201cvirtuosi\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sia pure in sordina, e nella disattenzione dei media impegnati a commentare il completamento dell\u2019Unione bancaria, il Consiglio europeo ha messo in cantiere un altro tassello della riforma della \u201cgovernance\u201d economica europea, definendo i principi ispiratori dei cosiddetti partenariati o contratti per la crescita. 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