{"id":25010,"date":"2014-01-13T00:00:00","date_gmt":"2014-01-12T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/iraq-altro-annus-horribilis\/"},"modified":"2017-11-03T15:25:57","modified_gmt":"2017-11-03T14:25:57","slug":"iraq-altro-annus-horribilis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/01\/iraq-altro-annus-horribilis\/","title":{"rendered":"Iraq, altro annus horribilis"},"content":{"rendered":"<p>Dall\u2019Iraq non arrivano mai buone notizie. Bombe e autobombe continuano a dividere cittadini che vorrebbero invece vivere in pace e dedicarsi agli affari, il cui potenziale sviluppo &#8211; nonostante tutto &#8211; continua a rimanere elevato. Senza stabilit\u00e0 e democrazia per\u00f2, ogni progresso \u00e8 assai difficile. Soprattutto in Medioriente, dove questi due concetti sembrano divergere.<\/p>\n<p>Oggi, l\u2019unico simbolo esterno di democrazia &#8211; poco pi\u00f9 di una mano di vernice &#8211; resta l\u2019indubbia frequenza delle elezioni. Tra molte traversie, le ultime provinciali si sono tenute l\u2019anno scorso, mentre le politiche sono al momento fissate per il 30 aprile. Evidentemente per\u00f2, la vernice non \u00e8 pi\u00f9 sufficiente a coprire i problemi reali. Anzi, non \u00e8 raro che venga usata per coprire e legittimare gli abusi e, nel contempo, dare qualche contentino all\u2019Occidente che ci tiene tanto.<\/p>\n<p><b>Triangolo della morte<\/b><br \/>Sanguinosi eventi continuano a colpire la provincia sunnita di Anbar, e non solo. Il \u201ctriangolo della morte\u201d di Falluja, Baquba e Ramadi \u00e8 da anni nelle cronache, ricomparendo come spettro di un passato che il generale statunitense David Petraeus sapeva di aver allontanato solo per il tempo necessario al passo indietro ordinato dal presidente Barack Obama.<\/p>\n<p>Il numero dei morti si avvicina ai dati del 2007: allora erano soprattutto americani. Oggi sono esclusivamente iracheni. L\u2019organizzazione non governativa inglese<i> Iraqi Body Count <\/i>parla di 4.574 vittime civili nel 2012 e forse 9.500 nel 2013. A questi va aggiunto il numero dei militari, non noto.<\/p>\n<p>Il 1\u00b0 gennaio \u00e8 uscito il rapporto mensile dell\u2019Onu, stilato da Nickolay Mladenov, l\u2019ex ministro degli esteri bulgaro attualmente rappresentante speciale per l\u2019Iraq del Segretario generale. Lo studio dichiara il 2013 come l\u2019anno peggiore &#8211; in termini di morti e feriti per conflitti interni e attentati &#8211; dopo quell\u2019<i>annus horribilis<\/i> che era stato il 2008. Il governatorato di Bagdad \u00e8 quello pi\u00f9 colpito.<\/p>\n<p><b>Progetto califfato<\/b><br \/>La novit\u00e0 \u00e8 che tra sciiti e sunniti il terzo incomodo \u00e8 ancora Al-Qaeda, infiltratasi abilmente &#8211; come gi\u00e0 aveva fatto in Siria &#8211; quando nell\u2019aprile scorso il premier iracheno Nuri Al-Maliki e i suoi soldati sciiti avevano commesso l\u2019errore di reprimere nel sangue i moti nella citt\u00e0 sunnita di Hawija, dove i manifestanti chiedevano solo riforme e rispetto delle minoranze.<\/p>\n<p>Da allora la setta, contrastata in modo non coordinato sia dall\u2019esercito, sia dai miliziani sunniti di Al-Shawa, continua a conquistare &#8211; e poi a perdere &#8211; intere zone cittadine, a issare bandiere nere e a costituirsi in fantomatici \u201cemirati islamici\u201d indipendenti, dove governa con la <i>sharia<\/i>, la legge islamica. Il disegno, ora combattuto anche dai patrioti dissidenti siriani, \u00e8 velleitario: un califfato che includa l\u2019Iraq sunnita e il nord della Siria.<\/p>\n<p>Al-Shawa era rimasta delusa dal trattamento riservatole da Al-Maliki dopo il ritiro degli americani (niente stipendio e niente inclusione nell\u2019esercito), ma ora, se \u00e8 vero che solo i suoi miliziani sanno davvero come combattere Al-Qaeda, \u00e8 giocoforza riportarla alla ribalta. Al-Shawa ha ripreso le armi per attaccare i brigatisti, ma \u00e8 pronta anche ad usarle contro chiunque non tenga fede ai patti. <\/p>\n<p>Ma il duro Al-Maliki, pressato dall\u2019urgenza e dalla ricerca di consenso, \u00e8 tornato sui suoi passi e ha deciso di onorare i vecchi accordi, o qualcuno a cui il premier non pu\u00f2 dire di no ha deciso di subentrargli nel sostegno alle milizie non qaediste. Potremmo essere persino gi\u00e0 arrivati, pur senza averne la certezza, al paradosso di un Iran sciita che decida di finanziare formazioni di partigiani sunniti iracheni. Nessuno si meravigli, siamo in Medioriente.<\/p>\n<p><b>Verso le elezioni politiche<\/b><br \/>Nel frattempo fervono i preparativi per le elezioni politiche del 30 aprile, sebbene il clima, al momento, sia piuttosto da guerra civile. Il premier, reclutante, sta azzardando qualche concessione: alla fine di novembre \u00e8 stato approvato un emendamento alla legge elettorale in senso proporzionale, con ridistribuzione dei resti alle minoranze. Questo, in teoria, dovrebbe ampliare la presenza parlamentare anche dei gruppi pi\u00f9 piccoli. Segnale incoraggiante &#8211; ancorch\u00e9 giudicato insufficiente &#8211; che al  momento sembra tuttavia essere l\u2019unico.<\/p>\n<p>Al-Maliki continua per la sua strada, con l\u2019obiettivo di ricandidarsi per un terzo mandato: nonostante la legge non lo preveda, molti sono gi\u00e0 pronti a favorirlo. Dentro e fuori l\u2019Iraq. Sostenuto a suo tempo da un innaturale connubio irano-americano, il premier \u00e8 considerato dagli oppositori interni settario, autoritario e incurante dei diritti delle minoranze. Questo pu\u00f2 forse dare una chiave di lettura alle violenze, ma rappresenta senza dubbio un problema nel problema.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dall\u2019Iraq non arrivano mai buone notizie. Bombe e autobombe continuano a dividere cittadini che vorrebbero invece vivere in pace e dedicarsi agli affari, il cui potenziale sviluppo &#8211; nonostante tutto &#8211; continua a rimanere elevato. Senza stabilit\u00e0 e democrazia per\u00f2, ogni progresso \u00e8 assai difficile. Soprattutto in Medioriente, dove questi due concetti sembrano divergere. Oggi, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[94,155,99],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25010"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=25010"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25010\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":63108,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25010\/revisions\/63108"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=25010"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=25010"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=25010"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}