{"id":25040,"date":"2014-01-14T00:00:00","date_gmt":"2014-01-13T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/telefonica-sotto-scacco-del-governo\/"},"modified":"2017-11-03T15:25:57","modified_gmt":"2017-11-03T14:25:57","slug":"telefonica-sotto-scacco-del-governo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/01\/telefonica-sotto-scacco-del-governo\/","title":{"rendered":"Telefonica sotto scacco del governo"},"content":{"rendered":"<p>La saga Telecom\/Telefonica si \u00e8 arricchita d\u2019ulteriori episodi. Il passaggio di Telecom Italia sotto il controllo di Telefonica, secondo quanto previsto negli accordi del settembre 2013 tra gli spagnoli e altri azionisti della holding Telco, si \u00e8 rivelato un percorso a ostacoli.<\/p>\n<p>Oltre ai problemi sollevati dalle autorit\u00e0 <i>antitrust<\/i>, in particolare da quella brasiliana, la scalata ha suscitato in Italia un dibattito sull\u2019opportunit\u00e0 che il Governo eserciti i poteri speciali riconosciuti da una legge del 2012 riguardo a societ\u00e0 e beni strategici. Ci\u00f2 soprattutto perch\u00e9 l\u2019acquisizione di Telecom Italia implicherebbe il controllo sulle reti e gli impianti di telecomunicazione, ritenuti beni essenziali per gli interessi nazionali.<\/p>\n<p>Dallo scorso 28 novembre \u00e8 in vigore un decreto del presidente del consiglio che ha modificato il regolamento, attuativo della legge sui<i> golden powers<\/i>, che definisce le attivit\u00e0 strategiche per il sistema di difesa e sicurezza nazionale. La legge calibra diversamente i poteri speciali in riferimento a due distinti ambiti.<\/p>\n<p><b>Golden powers<\/b><br \/>Riguardo alle attivit\u00e0 strategiche per difesa e sicurezza (art. 1), il governo ha poteri d\u2019intervento molto incisivi, anche nei confronti d\u2018investitori provenienti da stati dell\u2019Unione europea (Ue). Si va dall\u2019imposizione agli acquirenti di specifiche condizioni (relative alla sicurezza di approvvigionamenti e informazioni, ai trasferimenti tecnologici, alle esportazioni) fino all\u2019opposizione all\u2019acquisto. <\/p>\n<p>Quanto all\u2019ambito energia, trasporti e comunicazioni (art. 2) i poteri speciali risultano ridotti, a meno che non si tratti d\u2019acquirenti extra-Ue. <\/p>\n<p>La legge risulta d\u2019infelice formulazione rispetto alla distinzione tra i due ambiti di intervento, oscillando tra il riferimento a settori, attivit\u00e0, beni. Ci\u00f2 che conta non \u00e8 tanto il settore economico in cui opera un\u2019impresa quanto gli interessi essenziali che lo stato mira a proteggere.<\/p>\n<p>La pi\u00f9 precisa definizione dei due ambiti operativi veniva comunque demandata a regolamenti d\u2019attuazione. Il regolamento per difesa e sicurezza adottato nel 2012 risulta centrato, secondo un\u2019ottica per settori,  sulle imprese operanti nel campo degli armamenti e in quello aero-spaziale.<\/p>\n<p>La vicenda Telecom ha evidenziato i pericoli di tale scelta riduttiva che determinava l\u2019impossibilit\u00e0 per l\u2019esecutivo d\u2019esercitare incisivi poteri d\u2019intervento nonostante il prospettato passaggio in mani straniere della rete telefonica utilizzata per finalit\u00e0 di difesa e sicurezza dello stato. <\/p>\n<p>Del resto, una mozione adottata dal Senato al momento dell\u2019approvazione della legge aveva invitato il governo a proteggere la rete quale bene strategico per sicurezza e difesa. Si era poi colpevolmente tardato nell\u2019adottare il regolamento per energia, trasporti e comunicazioni. <\/p>\n<p><b>Ritocchi di governo <\/b><br \/>Il governo Letta ha cercato di rimediare predisponendo gli schemi dei regolamenti mancanti e soprattutto ritoccando il regolamento del 2012 cos\u00ec da includere tra le attivit\u00e0 strategiche per difesa e sicurezza \u201cle reti e gli impianti utilizzati per la fornitura dell\u2019accesso agli utenti finali dei servizi rientranti negli obblighi del servizio universale e dei servizi a banda larga e ultralarga\u201d. <\/p>\n<p>La mossa, ai limiti di quanto consentito dalla farraginosa legge del 2012, mette sotto scacco Telefonica. A parte l\u2019astratta possibilit\u00e0 d\u2019opporsi all\u2019acquisizione, l\u2019esecutivo potrebbe imporre specifiche condizioni, ai fini di proteggere la sicurezza delle informazioni ma anche di garantire investimenti adeguati sulla rete.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 il precedente Avio\/GE, recentemente richiamato in relazione alla Telecom dal sottosegretario Baretta. Indubbiamente,  il governo si trova in una posizione di maggior forza, anche per cercare di convincere Telefonica, come invocato dal segretario del Partito Democratico in un\u2019intervista del 2 gennaio, allo scorporo della rete. <\/p>\n<p>La partita per\u00f2 non \u00e8 ancora chiusa. \u00c8 trapelata dalla Commissione europea la notizia secondo la quale Telefonica starebbe monitorando attentamente la normativa italiana, alla luce delle norme sul mercato interno. <\/p>\n<p>La distinzione tra ci\u00f2 che \u00e8 lecito o illecito nella materia risulta quanto mai opinabile, poggiando sull\u2019interpretazione di una complessa giurisprudenza comunitaria. Certamente, una maggiore lungimiranza in sede di stesura della legge del 2012 e d\u2019approvazione del primo regolamento attuativo avrebbe evitato l\u2019adozione di una mossa che, seppur necessaria, potrebbe apparire dettata da un intento protezionistico.<\/p>\n<p><b>Opzione Telco<\/b><br \/>Potrebbe aprirsi un secondo fronte per Telefonica. La vigente normativa sull\u2019offerta pubblica di acquisto (Opa) ne condiziona l\u2019obbligatoriet\u00e0 al superamento del 30% del capitale di una societ\u00e0 quotata. Telefonica acquisirebbe il controllo di una societ\u00e0 non quotata (Telco) che controlla Telecom senza superare la soglia del 30%. Dunque l\u2019obbligo non scatterebbe. <\/p>\n<p>Un ordine del giorno adottato dal Senato nell\u2019ottobre 2013 ha per\u00f2 invitato il governo a modificare la legge sull\u2019Opa aggiungendo una seconda soglia legata all&#8217;accertata situazione di controllo di fatto sulla societ\u00e0.<\/p>\n<p>Una proposta in tal senso, presentata dal presidente della Commissione finanze del Senato come emendamento alla legge di stabilit\u00e0, \u00e8 stata peraltro accantonata. Il governo non prevede al momento alcun intervento in materia di Opa. <\/p>\n<p>Anche in questo caso giocano un ruolo centrale i vincoli europei. La direttiva 2004\/25 lascia agli stati la determinazione della soglia alla quale \u00e8 legato l\u2019obbligo di Opa. Dunque, l\u2019introduzione delle modifiche proposte non risulterebbe necessariamente in contrasto con la direttiva, anche se la maggior parte degli stati membri \u00e8 allineata al modello che definisce una soglia fissa al 30%.<\/p>\n<p>Tuttavia, una modifica <i>ad personam<\/i> della normativa, sostanzialmente anche se non formalmente a effetto retroattivo, potrebbe suscitare ulteriori dubbi quanto all\u2019esistenza di una volont\u00e0 discriminatoria.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La saga Telecom\/Telefonica si \u00e8 arricchita d\u2019ulteriori episodi. Il passaggio di Telecom Italia sotto il controllo di Telefonica, secondo quanto previsto negli accordi del settembre 2013 tra gli spagnoli e altri azionisti della holding Telco, si \u00e8 rivelato un percorso a ostacoli. 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