{"id":25060,"date":"2014-01-16T00:00:00","date_gmt":"2014-01-15T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-nato-nellafghanistan-che-verra\/"},"modified":"2019-10-02T15:48:17","modified_gmt":"2019-10-02T13:48:17","slug":"la-nato-nellafghanistan-che-verra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/01\/la-nato-nellafghanistan-che-verra\/","title":{"rendered":"La Nato nell\u2019Afghanistan che verr\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Se il 2013 si \u00e8 chiuso con un sostanziale nulla di fatto per il dialogo negoziale, il 2014 si annuncia come anno cruciale per l\u2019Afghanistan: elezioni presidenziali e formalizzazione del <i>Bilateral Security Agreement <\/i>da cui dipende la permanenza militare straniera. <\/p>\n<p>Questi appuntamenti s\u2019inseriscono in un quadro generale che non lascia spazio all\u2019ottimismo. Il 2015 vedr\u00e0 la Nato in Afghanistan sotto una nuova veste: la missione dell\u2019Alleanza muta nome, dimensioni e mandato, ma non cambiano i principi regolatori di una presenza a lungo termine.<\/p>\n<p><b>Dialogo complesso <\/b><br \/>La ricerca del dialogo e i suoi ripetuti \u201c<i>stop-and-go<\/i>\u201d hanno dimostrato quanto poco gli \u201cattori protagonisti\u201d della guerra afghana siano disposti a concedere: un approccio che contrappone il lungimirante \u201cattendismo opportunista\u201d dei talebani al disperato \u201cstallo dinamico\u201d di Stati Uniti e alleati.<\/p>\n<p>Una strategia che si \u00e8 dimostrata favorevole ai primi che hanno alzato la posta in gioco nell\u2019attesa di sviluppi politici e militari. Sviluppi che, sul piano operativo, si sono concretizzati nei cosiddetti \u201cattacchi spettacolari\u201d dal forte impatto mediatico ed emotivo &#8211; in particolare gli attacchi suicidi &#8211; a fronte di una diminuzione di azioni contro gli uomini della missione Isaf, ma con conseguente incremento di attacchi contro le forze di sicurezza afghane. Un trend che, salvo imprevisti, sar\u00e0 confermato anche nel 2014.<\/p>\n<p>La fase \u201c<i>transition<\/i>\u201d della missione Isaf, che ha visto il governo afghano assumere la responsabilit\u00e0 della sicurezza, ha dato vita a due fenomeni tra loro collegati. Da un lato \u00e8 diminuito il territorio sotto il controllo governativo; dall\u2019altro, la riduzione delle forze straniere ha portato a un peggioramento della sicurezza e all\u2019aumento delle capacit\u00e0 operative insurrezionali.<\/p>\n<p><b>Orizzonti incerti<\/b><br \/>Sul piano politico gli orizzonti afghani sono incerti. Il processo elettorale che consegner\u00e0 all\u2019Afghanistan un nuovo presidente procede a rilento, ridotto \u00e8 il numero di cittadini iscritti al voto, ancora pi\u00f9 limitata la partecipazione femminile. Tutte premesse a una situazione politica instabile.<\/p>\n<p>Lo stato afghano, incapace di ottenere il monopolio della forza, dipendente dagli aiuti economici e militari stranieri, non \u00e8 lontano dal fallimento sostanziale. Le sue forze armate, falcidiate da diserzioni e perdite in combattimento, mancano di logistica e supporto aereo e sono in grado di garantire un livello di sicurezza minimo nelle aree urbane, ma non in quelle periferiche del paese.<\/p>\n<p>La chiusura della missione Isaf \u00e8 il simbolico spartiacque dell\u2019impegno internazionale in Afghanistan, un impegno che passer\u00e0 da \u201c<i>combat<\/i>\u201d ad \u201c<i>advising<\/i>\u201d. Nel complesso, il sostegno della Nato non sar\u00e0 pi\u00f9 in grado di assicurare un capillare supporto operativo, ma garantir\u00e0 agli Stati Uniti la disponibilit\u00e0 di basi strategiche su suolo afghano.<\/p>\n<p>Un\u2019analisi in prospettiva impone di considerare gli elementi influenti sugli sviluppi dell\u2019Afghanistan contemporaneo: il sostegno politico-economico internazionale, gli interessi delle potenze regionali, la permanenza della Nato. A questi si contrappongono il calo d\u2019interesse generale per l\u2019Afghanistan, un\u2019endemica corruzione, l\u2019assenza di una classe dirigente competente, disagio sociale, criminalit\u00e0, un\u2019insurrezione incontrastata e l\u2019impreparazione delle forze di sicurezza afghane.<\/p>\n<p>Le minacce alla stabilizzazione sono la cronica conflittualit\u00e0, il ridotto sostegno popolare alla presenza straniera, l\u2019incapacit\u00e0 dello stato, i solidi legami tra gruppi di opposizione armata e <i>druglord <\/i>regionali.<\/p>\n<p>Sul piano politico-sociale si prevedono effetti conseguenti alla contrapposizione centro-periferia, all\u2019accesso dei gruppi di opposizione a forme di potere, al rischio di brogli elettorali.<\/p>\n<p>Inoltre, sulla sicurezza influir\u00e0 il ruolo di primo piano dei gruppi di opposizione, imbattuti, militarmente validi, sebbene incapaci di sconfiggere Isaf e le forze afghane. Anche per questo motivo non \u00e8 esclusa una riapertura del dialogo negoziale; la contropartita potrebbe essere una spartizione del potere e una parziale rinuncia ai diritti costituzionali.<\/p>\n<p>Infine, il ruolo politico ed economico delle potenze regionali sar\u00e0 rilevante, anche in virt\u00f9 dell\u2019accesso alle risorse minerarie ed energetiche.<\/p>\n<p><b>Nuovo impegno militare<\/b><br \/>Per il biennio 2014-2015 \u00e8 prevedibile uno scenario caratterizzato da maggiore violenza, ridimensionamento del ruolo dello stato, pressione delle forze insurrezionali, instabilit\u00e0 politico-sociale.<\/p>\n<p>Al contempo, l\u2019Afghanistan si avvia verso il nuovo impegno militare della Nato. Due le ipotesi al vaglio, una possibile (8mila soldati) e l\u2019altra probabile (12-15 mila soldati). <\/p>\n<p>La prima ipotesi &#8211; \u201cKabul-centric\u201d &#8211; finalizzata al controllo del centro a fronte di un abbandono, <i>de facto<\/i>, delle aree periferiche, non escluderebbe un accordo di compromesso tra governo afghano, Stati Uniti, Pakistan e i talebani. La seconda &#8211; \u201cRegional-Limited\u201d- prevedrebbe una dislocazione delle truppe presso i principali comandi regionali (Kabul, Herat &#8211; sotto la responsabilit\u00e0 italiana -, Kunduz, Kandahar e Helmand).<\/p>\n<p>La prima ipotesi, di fatto, sarebbe un\u2019implicita ammissione di fallimento della missione Isaf; la seconda, in grado di garantire capacit\u00e0 di supporto e intervento, \u00e8 razionale e lungimirante ma non precluderebbe ulteriori sviluppi della missione.<\/p>\n<p>* <i><font size=\"1\">Questo articolo \u00e8 una sintesi del contributo di analisi per \u201cProspettiva Generale 2014\u201d del CeMiSS (in via di pubblicazione)<\/font><\/i>.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se il 2013 si \u00e8 chiuso con un sostanziale nulla di fatto per il dialogo negoziale, il 2014 si annuncia come anno cruciale per l\u2019Afghanistan: elezioni presidenziali e formalizzazione del Bilateral Security Agreement da cui dipende la permanenza militare straniera. 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