{"id":25080,"date":"2014-01-17T00:00:00","date_gmt":"2014-01-16T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/implicazioni-turche-della-politica-della-porta-aperta\/"},"modified":"2017-11-03T15:25:55","modified_gmt":"2017-11-03T14:25:55","slug":"implicazioni-turche-della-politica-della-porta-aperta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/01\/implicazioni-turche-della-politica-della-porta-aperta\/","title":{"rendered":"Implicazioni turche della politica della porta aperta"},"content":{"rendered":"<p>Nonostante i continui rinvii, l\u2019Onu ha fissato per il 22 gennaio l\u2019inizio ufficiale dei colloqui di pace \u201cGinevra 2\u201d che dovrebbero favorire una soluzione internazionale al conflitto siriano. <\/p>\n<p>La collocazione geopolitica della Siria, divenuta un tassello nevralgico anche per quanto concerne gli equilibri diplomatici tra Stati Uniti e Russia, ha fatto riecheggiare le ripercussioni degli eventi in corso nel paese ben oltre l\u2019area del Mediterraneo orientale.<\/p>\n<p>Le condizioni dei civili coinvolti nelle ostilit\u00e0 restano per il momeno una questione sospesa e di difficile gestione. Oltre alle vittime sul campo (che secondo una stima dell\u2019agenzia Onu che si occupa di rifugiati, Acnur, sono superiori alle 100 mila), il conflitto ha provocato pi\u00f9 di cinque milioni di sfollati all\u2019interno del paese e ha creato un flusso di oltre due milioni di profughi, diretti principalmente verso Turchia, Libano, Giordania, Iraq e Egitto.<\/p>\n<p>Tra questi, pi\u00f9 di 500 mila sono donne, di cui circa 41mila in stato interessante. Impossibile da quantificare \u00e8 invece il numero dei dispersi e degli arresti effettuati dal regime.<\/p>\n<p><b>Ondata migratoria<\/b><br \/>La Turchia, sia per ragioni di continuit\u00e0 geografica sia per il sostegno offerto ai dissidenti e ai movimenti di resistenza al regime del presidente Bashar al Assad \u00e8, insieme al Libano, uno dei paesi maggiormente coinvolti da questa ondata migratoria.<\/p>\n<p>A oggi i rifugiati presenti sul suolo turco sono circa 700 mila, prevalentemente sunniti, ma anche curdi, aleviti e turkmeni siriani. Secondo Kamal Malhotra, rappresentante interno del programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp) in Turchia, il numero potrebbe salire a un milione entro la fine dell\u2019anno.<\/p>\n<p>Il governo guidato dal partito per la Giustizia e lo Sviluppo,<i> Adalet ve Kalk&#305;nma Partisi<\/i> (Akp), persegue infatti la politica della \u201cporta aperta\u201d nei confronti degli esuli siriani gi\u00e0 da marzo 2011, sebbene i valichi di frontiera siano chiusi di volta in volta a causa degli scontri che avvengono in prossimit\u00e0 del confine.<\/p>\n<p>Fin dai primi mesi del conflitto e in accordo con le autorit\u00e0 locali, l\u2019Acnur offre servizi e assistenza di vario genere, nel rispetto dei limiti impostigli dal governo turco. Ankara tratta infatti la questione come un tema di sicurezza nazionale e l\u2019interno dei campi \u00e8 gestito dalle autorit\u00e0 centrali, con scarsa volont\u00e0 di coinvolgere &#8211; da un punto di vista organizzativo &#8211; paesi o enti terzi.<\/p>\n<p>Secondo i report quotidiani dell\u2019Acnur, circa 210 mila rifugiati vivono nei 21 campi allestiti dalle autorit\u00e0 turche (principalmente nelle citt\u00e0 del sud-est come Gaziantep, &#350;anliurfa, Antakya, Kilis e Mardin), mentre almeno 346 mila risiedono al di fuori di queste strutture, disseminati in varie province, soprattutto in Anatolia. Mancano per\u00f2 complessi di accoglienza e la maggior parte degli esuli si trova al momento senza lavoro e denaro per provvedere a una sistemazione.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/profughi_siria.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><font size=\"1\">Campi profughi nel sud-est della Turchia. Fonte: UNHCR, Turkey Syrian Refugee Daily Sitrep<\/font>.<\/p>\n<p><b>Responsabilit\u00e0 da condividere<\/b><br \/>Il governo turco ha espresso la sua volont\u00e0 nel riconsiderare programmi di reinsediamento in paesi terzi, ma la comunit\u00e0 internazionale, e in particolare i paesi europei, hanno finora offerto appena 30 mila posti. \u00c8 sufficiente fare riferimento alla velocit\u00e0 con cui il numero di rifugiati sta salendo in Turchia per rendersi conto della scarsit\u00e0 della proposta: 30 mila sono i rifugiati che hanno attraversato il vicino confine anatolico nel solo mese di dicembre.<\/p>\n<p>Erdo&#287;an ha mostrato disappunto nei confronti dei donatori internazionali da cui sono arrivati solo 135 milioni di dollari per far fronte alla crisi migratoria, mentre la Turchia ha investito almeno 2 miliardi. Ankara fornisce non solo pasti e istruzione, ma pensa anche all\u2019assistenza sanitaria dei rifugiati, provvedendo alla vaccinazione contro il virus della polio all\u2019interno dei campi profughi.<\/p>\n<p>Antonio Guterres, alto commissario dell\u2019Onu per i rifugiati, ha annunciato l\u2019intenzione di intervenire con delle sovvenzioni per aiutare i paesi confinanti con la Siria nella gestione dell\u2019emergenza umanitaria. Le Nazioni Unite prevedono infatti che entro il 2014 almeno altri 2 milioni di siriani diventeranno rifugiati.<\/p>\n<p><b>Politiche di integrazione<\/b><br \/>La situazione sta diventando insostenibile anche da un punto di vista sociale. Cresce infatti il risentimento tra la popolazione turca nei confronti delle ondate di profughi siriani, che senza prospettive di lavoro e in assenza di un deciso intervento dello stato faticano ad integrarsi.<\/p>\n<p>Le opinioni espresse su siti internet come Ek&#351;i S\u00f6zl\u00fck e la creazione di comitati ostili ai nuovi arrivati (\u201cWe don\u2019t want Syrian Youth in &#350;anlurfa\u201d) rappresentano la conferma di un malessere latente.<\/p>\n<p>Ankara dovr\u00e0 presto farsi carico di questo disagio e favorire appropriate politiche di integrazione che tengano conto delle esigenze dei rifugiati e dei timori dei suoi cittadini: anche qualora si creino le condizioni per una pacifica soluzione del conflitto, la questione dei profughi continuer\u00e0 infatti a tenere occupate le autorit\u00e0 e la popolazione turca ancora a lungo. <\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nonostante i continui rinvii, l\u2019Onu ha fissato per il 22 gennaio l\u2019inizio ufficiale dei colloqui di pace \u201cGinevra 2\u201d che dovrebbero favorire una soluzione internazionale al conflitto siriano. 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