{"id":25160,"date":"2014-01-26T00:00:00","date_gmt":"2014-01-25T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/kiev-campo-di-battaglia-post-sovietica\/"},"modified":"2017-11-03T15:25:53","modified_gmt":"2017-11-03T14:25:53","slug":"kiev-campo-di-battaglia-post-sovietica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/01\/kiev-campo-di-battaglia-post-sovietica\/","title":{"rendered":"Kiev, campo di battaglia post-sovietica"},"content":{"rendered":"<p>Il drammatico intensificarsi delle manifestazioni in Ucraina, contro il governo e in particolare il Presidente Yanukovich, accrescono l&#8217;incertezza europea sul da farsi, dopo la &#8220;sorpresa&#8221; del gran rifiuto di Kiev di firmare l&#8217;accordo di associazione con l&#8217;Unione Europea.<\/p>\n<p>\u00c8 stato dimostrato quanto possano influire sugli orientamenti di politica estera dell\u2019Ucraina quel mix di pressioni e di agevolazioni in campo economico portato avanti dalla Russia per bloccare l\u2019iniziativa europea.<\/p>\n<p>Di fronte all\u2019inattesa svolta politico-diplomatica di Kiev (ancora alla vigilia del vertice di Vilnius  del 28 29 novembre l\u2019accordo era generalmente dato per acquisito) la reazione \u00e8 stata di generale sorpresa. Proprio tale sorpresa finisce per\u00f2 per far apparire di maggior rilievo l\u2019aspetto politico, poich\u00e9 mette in luce quanto carente sia la consapevolezza da parte occidentale degli elementi di precariet\u00e0 presenti in Ucraina e, pi\u00f9 in generale, nell\u2019area europea dello spazio post-sovietico.<\/p>\n<p>Si tratta di una zona di grande importanza strategica situata tra la Russia e la Ue che comprende Bielorussia, Ucraina, Moldavia e i tre stati caucasici. Essa \u00e8 stata affrettatamente considerata come \u201cnormalizzata\u201d dopo la fase di turbolenza delle \u201crivoluzioni colorate\u201d del 2004-05. Tale convinzione ha fatto per\u00f2 sottovalutare i fermenti di opposizione, di cui quelli ucraini rappresentano oggi l\u2019espressione pi\u00f9 vistosa, ma che sono presenti in varia misura in tutto il gruppo di paesi a ridosso della linea di frontiera che li separa dal resto dell\u2019Europa.<\/p>\n<p><b>Lasciti della Guerra fredda<\/b><br \/>Per poter valutare il peso dei vincoli determinati da uno stato di costrizione radicato nella collocazione geopolitica di questi paesi \u00e8 opportuno tener presente il corso degli eventi che ha determinato il contesto nel quale si sono venuti a trovare nell\u2019ultimo periodo. All\u2019origine figura il lascito irrisolto della guerra fredda; una collocazione politico-strategica tenuta ferma allo scopo di mantenere quella stabilit\u00e0 degli equilibri continentali che era giudicata elemento necessario per garantire la pace tra gli stati europei.<\/p>\n<p>Trascorsi venticinque anni dalla dissoluzione dell\u2019Urss e del Patto di Varsavia, relegati nel dimenticatoio, dopo una serie di negoziati inconcludenti, i progetti di costituzione di un assetto unitario paneuropeo, l\u2019Europa resta divisa in due regioni distinte. Una divisione ben consolidata, anche se da pi\u00f9 parti contestata, dovuta alla presenza di due formazioni contrapposte, che operano in  un clima di diffidenza motivata da preoccupazioni relative alla sicurezza reciproca e dalla persistenza di contrasti di natura ideologica.<\/p>\n<p>Da un lato abbiamo l\u2019Ue, ispirata a una concezione istituzionale di tipo nuovo, che prevede un intreccio di legami inter &#8211; e trans-governativi fra gli stati membri, e dall\u2019altro una formazione di tipo tradizionale che fa capo alla Russia, decisa a esercitare la sua egemonia sul gruppo degli stati post-sovietici pi\u00f9 vicini in termini di prossimit\u00e0 geografica. <\/p>\n<p>Questi ultimi sono cos\u00ec impegnati a sostenere, con formule diverse, adattate ai propri interessi nazionali specifici, una politica bilanciata, in equilibrio tra la volont\u00e0 di fondo di aprirsi all\u2019Europa e l\u2019esigenza di tener conto dei legami, ritenuti indispensabili, con la controparte russa.<\/p>\n<p>La crisi divampata con il caso ucraino ha reso palesi a tutti le diverse strategie perseguite dalla Russia e dall\u2019Ue, in aperta competizione tra loro per lo spazio post-sovietico, evidenziando la fragilit\u00e0 degli equilibri regionali esistenti. Consapevole del suo ruolo, l\u2019Ue non ha  rinunciato, nonostante un diffuso sentimento di \u201caffaticamento  da allargamento\u201d e alcune evidenti divisioni al suo interno sugli orientamenti e la conduzione della politica verso l\u2019Est, a una linea di avvicinamento ai paesi limitrofi.<\/p>\n<p>Ha infine scelto per\u00f2 di ripiegare, considerandola l\u2019unica opzione praticabile in questa fase, su una politica di compromesso, caratterizzata da un forte ridimensionamento degli obiettivi iniziali, ridotti a quelli di un \u201callargamento minus\u201d, ben differenziato dall\u2019idea originaria di un \u201callargamento\u201d a parte intera.<\/p>\n<p><b>Partenariato orientale<\/b><br \/>Prende cosi inizio, nel 2009, il Partenariato orientale che prevede di arrivare mediante gli accordi di Associazione con i sei paesi vicini a una sostanziosa collaborazione sul piano economico e amministrativo-istituzionale, condizionata alla realizzazione di radicali riforme dei singoli assetti istituzionali interni, ma lasciando in sospeso la prospettiva di integrazione a parte intera nell\u2019Ue.<\/p>\n<p>Una linea ambigua, non sostenuta da un\u2019adeguata offerta di risorse economiche, ispirata a una gestione morbida del processo di avvicinamento, ma infine dimostratasi, nel caso dell\u2019Ucraina, del tutto contraddittoria. La crisi che ne \u00e8 conseguita ha infatti, da un lato confermato la persistente forza di attrazione del progetto europeo, rivelando dall\u2019altro le insufficienze di una linea politica diplomatica che non era in grado di sostenerla ed affermarla.<\/p>\n<p>Confrontato agli effetti politici che l\u2019adesione all\u2019accordo di Associazione con l\u2019Ue, con le condizionalit\u00e0 che l\u2019accompagnano, avrebbe avuto per le forze di governo, il presidente ucraino Viktor Janukovic ha optato per il rifiuto, con le conseguenze che ne sono derivate sul piano interno e internazionale. A spingerlo in questa direzione \u00e8 stata la convinzione che, dati i rapporti di forza prevalenti nell\u2019area post-sovietica, considerata l\u2019impraticabilit\u00e0 di un diretto intervento occidentale in appoggio al movimento di opposizione, era possibile procedere alla sua neutralizzazione.<\/p>\n<p>Un sostegno decisivo a favore di tale scelta, che ha segnato la fine del tentativo praticato con molti ondeggiamenti dai precedenti dirigenti ucraini di gestire a proprio vantaggio una politica bilanciata tra Occidente e Russia, \u00e8 stato assicurato da parte russa. Il massiccio aiuto economico fornito per evitare la bancarotta del regime di Kiev, che ha caratterizzato il riallineamento dell\u2019Ucraina sul piano internazionale, risponde all\u2019esigenza esplicitamente manifestata da Mosca, di assicurarsi un forte margine d\u2019influenza sull\u2019unica media potenza presente in quest\u2019area.<\/p>\n<p><b>Unione economica euroasiatica <\/b><br \/>Confortato da un rafforzamento di immagine, dovuto ad alcune riuscite iniziative diplomatiche e ad una apparente stabilizzazione del quadro politico interno, il regime russo appare fortemente impegnato a consolidare il suo ruolo di grande potenza regionale. L\u2019iniziativa, adottata nel 2009, indirizzata alla costituzione dell\u2019Unione economica euroasiatica, formata da Russia, Kazakhistan e Bielorussia, mira a estendere il processo di integrazione ad altri paesi della regione partendo da questo primo nucleo.<\/p>\n<p>Fondamentale in questa prospettiva si conferma l\u2019inclusione dell\u2019Ucraina, pedina decisiva per il completamento del progetto, considerato a rischio nel caso si fosse arrivati all\u2019accordo di Associazione con l\u2019Ue, primo passo di un progressivo slittamento in direzione opposta, verso l\u2019orbita occidentale.<\/p>\n<p>Venuto meno, o comunque rimandato a una data indefinita in occasione della conferenza di Bucarest del 2008, il progetto di allargamento della Nato verso Est, \u00e8 andata crescendo negli ultimi anni l\u2019opposizione russa nei confronti della politica intrapresa in parallelo dall\u2019Ue. <\/p>\n<p>Essa \u00e8 infatti giudicata particolarmente insidiosa, come sembra provato anche dai recenti avvenimenti, perch\u00e9 valutata assai pi\u00f9 positivamente dalla maggioranza dell\u2019opinione pubblica, e da una parte delle stesse \u00e9lite post-sovietiche per i suoi contenuti economici e civili, privi di quei coinvolgimenti di carattere militare previsti da eventuali accordi con la Nato.<\/p>\n<p>Le motivazioni di fondo alla base della contrapposizione che ha caratterizzato i rapporti tra le parti in tutti questi anni restano ben presenti, evidenziando gli elementi di precariet\u00e0 di una condizione di stabilita insoddisfacente e potenzialmente insicura sul continente. <\/p>\n<p>Il risultato positivo ottenuto da Mosca sar\u00e0 sicuramente di stimolo a proseguire nella politica di promozione della propria influenza regionale, n\u00e9 d\u2019altra parte Bruxelles appare rassegnata, nonostante le frustrazioni subite, a rinunciare alla politica di avvicinamento agli stati post-sovietici nel suo vicinato.<\/p>\n<p>La situazione resta dunque aperta, con le forze di opposizione in Ucraina decise a sostenere le proprie rivendicazioni e l\u2019iniziativa diplomatica degli stati post-sovietici in dinamica evoluzione come dimostra l\u2019adesione di Georgia e Moldavia all\u2019accordo di Associazione all\u2019Ue. Una decisione destinata, nella logica della competizione regionale in atto tra Russia e Ue, a suscitare allo stesso tempo le pressioni russe e il sostegno occidentale.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il drammatico intensificarsi delle manifestazioni in Ucraina, contro il governo e in particolare il Presidente Yanukovich, accrescono l&#8217;incertezza europea sul da farsi, dopo la &#8220;sorpresa&#8221; del gran rifiuto di Kiev di firmare l&#8217;accordo di associazione con l&#8217;Unione Europea. \u00c8 stato dimostrato quanto possano influire sugli orientamenti di politica estera dell\u2019Ucraina quel mix di pressioni e [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[108,146,148,140],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25160"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=25160"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25160\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":62608,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25160\/revisions\/62608"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=25160"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=25160"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=25160"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}