{"id":25210,"date":"2014-02-03T00:00:00","date_gmt":"2014-02-02T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/litalia-in-campo-per-la-siria\/"},"modified":"2017-11-03T15:25:51","modified_gmt":"2017-11-03T14:25:51","slug":"litalia-in-campo-per-la-siria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/02\/litalia-in-campo-per-la-siria\/","title":{"rendered":"L&#8217;Italia in campo per la Siria"},"content":{"rendered":"<p>\u201cCome paese abbiamo insistito che la parte umanitaria non sia disgiunta dal processo politico. Non si pu\u00f2 parlare del futuro se non si riesce a dare un presente alla popolazione siriana\u201d. Cos\u00ec il ministro degli esteri Emma Bonino ha annunciato la conferenza umanitaria sulla Siria che si tiene a Roma il 3 febbraio.<\/p>\n<p><b>Situazione caotica<\/b><br \/>Con una conta di 136 mila vittime dal marzo 2011, sei milioni costretti a fuggire dalle proprie case, di cui oltre due milioni riparati all\u2019estero (fonti Onu), il conflitto siriano non \u00e8 pi\u00f9 solo \u201cinterno\u201d. Il problema dei profughi coinvolge infatti tutti i vicini, nessuno escluso. <\/p>\n<p>L\u2019intervento delle brigate internazionali di islamisti vicini ad Al-Qaeda &#8211; cui partecipa un numero non precisato, ma parrebbe elevato, di miliziani europei o provenienti dall\u2019Europa &#8211; preoccupa e coinvolge tutte le nostre capitali. Prima o poi i reduci ritorneranno, e saranno guai. Gli equilibri regionali, gi\u00e0 precari, rischiano di venire ulteriormente compromessi.<\/p>\n<p>La famigerata \u201cresponsabilit\u00e0 di proteggere\u201d, lanciata dall\u2019Onu e mai sottoscritta dagli stati, ha consentito tuttavia a qualcuno di perorare infauste azioni militari tipo Libia &#8211; i cui esiti oggi sono sotto gli occhi di tutti &#8211; e ad altri di fornire armi e supporti tanto al governo siriano che alle fazioni. Il risultato \u00e8 stata la perpetuazione del conflitto. <\/p>\n<p>In questo inestricabile marasma pochi sembrano aver le idee chiare, anche perch\u00e9 il linguaggio \u201cpoliticamente corretto\u201d utilizzato dai responsabili nei vari summit, e di conseguenza dai media, non consente di comprendere  appieno gli eventi. Per oltre due anni anche l\u2019Italia ha affogato la propria voce nell\u2019inutile ritornello \u201cBashar Assad se ne deve andare\u201d. Per ora per\u00f2 non \u00e8 uscito di scena e sembra non avere alcuna intenzione di farlo.<\/p>\n<p><b>Emergenza umanitaria<\/b><br \/>Se non abbiamo brillato per originalit\u00e0 nelle proposte di soluzione politica della crisi e abbiamo convenuto sul fatto che quelle militari non sono praticabili, vi \u00e8 un settore dove il nostro contributo pu\u00f2 essere utile e apprezzato: l\u2019emergenza umanitaria. Settore questo pi\u00f9 vicino e adatto anche alla formazione e al <i>modus operandi <\/i>del nostro ministro degli esteri, impegnata da sempre a recuperare spazi  di visibilit\u00e0 all\u2019azione italiana.<\/p>\n<p>Emma Bonino \u00e8 aiutata in questo da un carattere che la porta  a coinvolgersi in prima persona e da un linguaggio che sembra mille miglia lontano da quello che caratterizza l\u2019ambiente in cui opera. \u00c8 probabile che tutto ci\u00f2 le renda difficile la vita e che non tutto ci\u00f2 che dice e fa possa essere digerito nell\u2019immediato. Certamente per\u00f2, almeno in questo settore, le ritaglia un ruolo di spicco che si riflette positivamente sull\u2019immagine del paese. Su altro ci sarebbe forse da discutere, ma non sulle finalit\u00e0 dei suoi propositi.<\/p>\n<p><b>Linguaggio accessibile<\/b><br \/>\u00c8 sufficiente scorrere le rassegne e cogliere solo alcune delle sue affermazioni per accorgersene. Gi\u00e0 all\u2019inizio del mandato, quando si parlava ancora di \u201cno-fly zone\u201d sulla Siria, ne aveva intuito la pericolosit\u00e0 e aveva preso le distanze persino da alcune posizioni europee. Nella conferenza degli ambasciatori del 18 dicembre scorso, Bonino aveva sottolineato che \u201c il nostro paese nel conflitto siriano intende essere parte della soluzione, iniziando da Ginevra2\u201d. <\/p>\n<p>A Parigi, nella riunione degli Amici della Siria del 12 gennaio scorso, prendeva posizione spingendo l\u2019opposizione siriana a partecipare senza condizioni a Ginevra2, per \u201cconsentire al popolo di prendere in mano in proprio destino\u201d. Aveva poi insistito, annunciando per il 3 febbraio a Roma la conferenza umanitaria richiesta dall\u2019Onu, sulla realt\u00e0 che \u201cnon si pu\u00f2 parlare del futuro, se non si riesce a dare un presente alla popolazione siriana\u201d. <\/p>\n<p><b>Gioia Tauro<\/b><br \/>Al di l\u00e0 della risposta alla crisi da parte della Cooperazione italiana (oltre 26 milioni di euro per gli sfollati e 19 gi\u00e0 spesi per interventi a sostegno dei paesi limitrofi), l\u2019azione italiana \u00e8 divenuta pi\u00f9 visibile quando, affiancandosi a Stati Uniti, Norvegia, Danimarca e Germania, ha offerto un porto italiano per il trasbordo a la neutralizzazione in alto mare di una prima aliquota di armamenti chimici siriani.<\/p>\n<p>\u201cMi auguro &#8211; aveva aggiunto il ministro &#8211; che non si facciano polemiche per gli impegni internazionali che il Paese si dovr\u00e0 assumere e che le forze politiche si comportino con il necessario decoro\u201d. Puntualmente, invece sono scoppiate le polemiche su Gioia Tauro. E il peggio deve ancora venire. Emma Bonino non \u00e8 una veggente. Solo che nessuno meglio di lei conosce cos\u00ec bene e dall\u2019interno vizi e vezzi degli italiani. Serviva coraggio e il ministro ha dimostrato di averlo.<\/p>\n<p>Almeno in questo settore il ruolo dell\u2019Italia c\u2019\u00e8 ed \u00e8 visibile. A confermarlo \u00e8 la conferenza del 3 febbraio. Se vogliamo riscattare la penosa immagine che abbiamo dato al mondo con la gestione del caso dei fucilieri di marina, qualche altro scatto d\u2019orgoglio sar\u00e0 per\u00f2 indispensabile. <\/p>\n<p>   .<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cCome paese abbiamo insistito che la parte umanitaria non sia disgiunta dal processo politico. Non si pu\u00f2 parlare del futuro se non si riesce a dare un presente alla popolazione siriana\u201d. 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