{"id":25220,"date":"2014-02-04T00:00:00","date_gmt":"2014-02-03T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/tra-keynes-e-marx-un-mondo-di-disoccupati\/"},"modified":"2017-11-03T15:25:50","modified_gmt":"2017-11-03T14:25:50","slug":"tra-keynes-e-marx-un-mondo-di-disoccupati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/02\/tra-keynes-e-marx-un-mondo-di-disoccupati\/","title":{"rendered":"Tra Keynes e Marx, un mondo di disoccupati"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 stato uno dei temi dibattuti nell\u2019ultimo vertice di Davos: la disoccupazione non \u00e8 un problema locale &#8211; europeo &#8211; e congiunturale &#8211; collegato alla crisi. \u00c8 una questione globale che raggiunge anche i paesi dell\u2019Estremo Oriente. Anche dove il Pil presenta chiari segnali di ripresa, nuovi posti di lavoro stentano a crearsi &#8211; caso conclamato negli Stati Uniti.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 per\u00f2 un tema nuovo, oltre all\u2019ormai assodata rigidit\u00e0 strutturale dei mercati del lavoro: l\u2019effetto della tecnologia. La crescente meccanizzazione della produzione era stata prevista da Keynes come fattore che avrebbe influito sui mercati del lavoro. Si rileva, per\u00f2, che Keynes avrebbe previsto anche un mondo ideale dove la tecnologia avrebbe permesso all\u2019umanit\u00e0 di lavorare solo 15 ore a settimana. Come possono agire i governi per trovare una risposta alla mancata &#8211; anche se parzialmente &#8211; lungimiranza di Keynes? <\/p>\n<p><b>Manodopera scontata<\/b><br \/>La disoccupazione, \u00e8 un altro fatto, colpisce specialmente i giovani, coloro che fanno fatica ad inserirsi nel mercato del lavoro per la prima volta. Eppure ne sono colpiti non solo i giovani provenienti da societ\u00e0 demograficamente dinamiche, in crescita o numerose &#8211; come quelle asiatiche o islamiche &#8211; che anzi vedono nella loro incapacit\u00e0 di assicurare lavoro a questi giovani uno dei loro principali fattori di instabilit\u00e0. <\/p>\n<p>Sono vittime della disoccupazione giovanile anche le pi\u00f9 anziane e demograficamente inattive societ\u00e0 occidentali le quali si vedono tra l\u2019altro costrette a prolungare l\u2019et\u00e0 lavorativa dei pi\u00f9 anziani per mantenere stabili i loro sistemi pensionistici, generando cos\u00ec un circolo perverso di invecchiamento e disoccupazione.<\/p>\n<p>La sola demografia spiega dunque localmente alcuni fenomeni, ma non ci fornisce una chiave di lettura globale. Occorre costruire uno schema di lettura che incroci i dati demografici con le caratteristiche strutturali dei differenti sistemi economici.<\/p>\n<p>Le economie dei paesi asiatici esportatori di manufatti a basso valore aggiunto sono tradizionalmente economie che richiedono maggiore intensit\u00e0 di lavoro e non di capitale (di tecnologia). Come spiegare allora la crescente difficolt\u00e0 del sistema economico cinese a garantire occupazione ai milioni di emigrati dalle campagne verso le citt\u00e0? <\/p>\n<p>Sono braccia non facilmente riassorbite da un\u2019industria che ne sembrerebbe affamata. In realt\u00e0 l\u2019industria cinese sta andando incontro a un\u2019evoluzione sia nelle richieste salariali dei lavoratori che nell\u2019integrazione di tecnologia nella produzione, comportando un aumento  complessivo dei costi e una crescita della concorrenza da parte di paesi &#8211; come il Vietnam &#8211; che possono offrire un ulteriore sconto sul costo della manodopera, sconto che compensa una maggiore arretratezza di tecnologie produttive comunque rapide a diffondersi.<\/p>\n<p><b>Prezzi in competizione<\/b><br \/>Sembra interessante notare come sia Marx a spiegare Keynes: il prodotto che richiede maggior quantit\u00e0 di tecnologia rispetto al lavoro \u00e8 un prodotto a maggior valore aggiunto che pu\u00f2 essere collocato sul mercato a un prezzo maggiore. <\/p>\n<p>Ma il prodotto che richiede maggior quantit\u00e0 di lavoro rispetto al capitale \u00e8 quello da cui si pu\u00f2, sfruttando al massimo il fattore lavoro, estrarre il maggior profitto relativo, collocando quel prodotto sul mercato a un prezzo minore, sempre alla ricerca dei bacini di offerta di lavoro meno caro. <\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 crea una competizione continua tra i paesi per offrire alle imprese fattori di produzione a miglior prezzo: vi sono paesi che offrono alta tecnologia, paesi che offrono manodopera a buon mercato, paesi rimasti a met\u00e0 che offrono varie combinazioni dei due fattori a prezzi differenti.<\/p>\n<p>Se la crescita dei salari e la decisione di volgere la propria industria nazionale verso produzioni a maggior valore aggiunto contribuiscono a spiegare l\u2019aumento della disoccupazione in paesi come la Cina, <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=2514\" target= \"blank\"><b><u> abbiamo gi\u00e0 analizzato come<\/u><\/b><\/a> l\u2019eccesso demografico e la debolezza strutturale di economie fondate sull\u2019esportazione di materie prime come quelle di molti paesi dell\u2019area arabo &#8211; islamica spieghi la loro disoccupazione strutturale. <\/p>\n<p>In Occidente, la disoccupazione giovanile colpisce societ\u00e0 nelle quali si ideano prodotti ad alto valore aggiunto, dove l\u2019intensit\u00e0 tecnologica \u00e8 elevata &#8211; richiedendo quindi meno \u201cbraccia\u201d- e i giovani sono di meno.<\/p>\n<p><b>Eccezione tedesca<\/b><br \/>Non sempre \u00e8 cos\u00ec. La Germania non soffre disoccupazione ed \u00e8 invece costretta ad importare manodopera qualificata per le proprie industrie altamente tecnologiche e produttive. I lavoratori che scarseggiano sono quelli con le abilit\u00e0 e le competenze adatte al sistema tecnologico. L\u2019Italia \u00e8 un paese altamente industrializzato, ma molte imprese sono focalizzate sulla produzione di manufatti a basso contenuto tecnologico. Questo rende il sistema Italiano debole verso la concorrenza cinese.<\/p>\n<p>Emerge quindi un dato: la disoccupazione \u00e8 un fenomeno complesso e mutevole, solo la demografia o solo l\u2019analisi economica non bastano a spiegare un fenomeno che colpisce societ\u00e0 diverse. Le imprese si muovono su un mercato globale del lavoro e della produzione alla ricerca della miglior combinazione dei fattori di produzione e di presidio geografico dei maggiori mercati, causando disoccupazioni differenti tra loro.<\/p>\n<p>I governi devono attivarsi su tre punti complementari: tutelare l\u2019equilibrio demografico delle proprie societ\u00e0, evitandone sia l\u2019esplosione sia l\u2019eccessivo invecchiamento, fare in modo che i lavoratori possano offrire al mercato le competenze richieste e tutelarne il benessere, il reddito e il potere di acquisto, onde evitare crisi dei consumi.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 stato uno dei temi dibattuti nell\u2019ultimo vertice di Davos: la disoccupazione non \u00e8 un problema locale &#8211; europeo &#8211; e congiunturale &#8211; collegato alla crisi. \u00c8 una questione globale che raggiunge anche i paesi dell\u2019Estremo Oriente. 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