{"id":25230,"date":"2014-02-04T00:00:00","date_gmt":"2014-02-03T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/altri-rischi-allorizzonte-per-lue\/"},"modified":"2017-11-03T15:25:51","modified_gmt":"2017-11-03T14:25:51","slug":"altri-rischi-allorizzonte-per-lue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/02\/altri-rischi-allorizzonte-per-lue\/","title":{"rendered":"Altri rischi all\u2019orizzonte per l\u2019Ue"},"content":{"rendered":"<p>In un contesto europeo caratterizzato da incertezze sulle prospettive di ripresa dell\u2019economia, fenomeni di disaffezione e contrasti fra stati membri nei confronti del progetto europeo, l\u2019accelerazione delle richieste di indipendenza di Scozia e Catalogna grava come una ulteriore incognita sul futuro dell\u2019Unione europea (Ue). Nonostante le similitudine, i due processi vanno differenziati.<\/p>\n<p><b>Edimburgo verso il referendum<\/b><br \/>\nIn Scozia il referendum \u00e8 programmato per il prossimo 18 settembre. Si tratter\u00e0 dell\u2019ultimo di vari episodi che hanno segnato nel corso degli anni un rapporto fra Londra e Edimburgo caratterizzato da ricorrenti richieste di autonomia da parte della Scozia, cui Londra ha risposto con varie forme di \u201c<i>devolution<\/i>\u201d.<\/p>\n<p>La richiesta di indipendenza, che aveva subito una accelerazione con la scoperta degli importanti giacimenti di idrocarburi al largo delle coste scozzesi (1969), \u00e8 stata rilanciata in coincidenza con il successo del Partito nazionale scozzese (Scottish national party, Snp) alle elezioni locali del 2011 e si \u00e8 concretizzata, poco dopo, con la convocazione di un referendum.<\/p>\n<p>Oggi i sondaggi di opinione indicano che solo una quota minoritaria (intorno al 37%) dell\u2019elettorato scozzese sembrerebbe essere in favore dell\u2019indipendenza. Oltre il Psn, fra i partiti sono decisamente a favore dell\u2019indipendenza frange di Socialisti e Verdi scozzesi. Contrarie le sezioni locali dei tre maggiori partiti britannici, conservatori, laburisti e liberali.<\/p>\n<p>Per ora Londra non si \u00e8 opposta alla richiesta di indipendenza, ma non ha perso occasione per segnalare agli elettori scozzesi i costi di un\u2019eventuale secessione.<\/p>\n<p>Nel caso di vittoria del fronte indipendentista dovrebbe aprirsi un complesso negoziato fra Londra ed Edimburgo sulle modalit\u00e0, condizioni e conseguenze della dichiarazione di indipendenza. Uno scenario di questo tipo (del tutto nuovo e non previsto dai Trattati che regolano il funzionamento dell\u2019Unione) avrebbe comunque numerose conseguenze sull\u2019Ue.<\/p>\n<p>Si tratterebbe di definire la questione dell\u2019appartenenza o meno della Scozia indipendente all\u2019Eurozona e il destino dei numerosi <i>opt-out <\/i>di cui oggi usufruisce in quanto parte del Regno Unito. Inoltre, bisognerebbe rinegoziare i contributi al bilancio Ue e la nuova allocazione dei fondi Ue, oltre alla distribuzione di seggi e posti nelle istituzioni.<\/p>\n<p>Senza contare che il futuro della Scozia in Europa verrebbe a interferire con le prospettive di un eventuale referendum sulla partecipazione del Regno Unito all\u2019Ue (annunciato da David Cameron, ma da confermare dopo le elezioni del 2015) con la prospettiva estrema (ma poco realistica) di uno scenario in cui il Regno Unito esce dall\u2019Ue nel momento in cui la Scozia chiede di aderire.<\/p>\n<p><b>Barcellona pensa all\u2019economia<\/b><br \/>\nAnche la Catalogna da tempo rivendica crescente autonomia da Madrid che ha finora cercato di contenere le spinte centrifughe di Barcellona anche per evitare effetti di contagio.<\/p>\n<p>Nel gennaio 2013 la Corte Costituzionale aveva dichiarato nulla e priva di effetti la dichiarazione di indipendenza e sovranit\u00e0 del governo catalano, dando inizio cos\u00ec a un braccio di ferro tra le due parti.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo episodio di questo confronto \u00e8 stata la decisione presa il 12 dicembre scorso dal governo catalano (sostenuta sia dal partito di maggioranza Convergencia y Unio che dai partiti locali di opposizione) di convocare un referendum sull\u2019autodeterminazione della Catalogna per il prossimo 9 novembre. Madrid non ha ancora risposto ufficialmente, ma c\u2019\u00e8 da attendersi che cercher\u00e0 di contrastare con ogni mezzo questa iniziativa.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 delle differenze culturali e linguistiche (peraltro tutelate dallo statuto di autonomia) le motivazioni principali della richiesta di indipendenza sono di natura economica. La Catalogna, la regione pi\u00f9 ricca della Spagna, sostiene di contribuire in maniera squilibrata al bilancio statale spagnolo e al sostegno delle regioni pi\u00f9 povere della Spagna, ricevendo da Madrid contributi pro capite molto inferiori a quelli delle altre regioni.<\/p>\n<p>A differenza della Scozia, la maggioranza dell\u2019elettorato catalano \u00e8 a favore dell\u2019indipendenza. I partiti eletti in Catalogna sono sostanzialmente indipendentisti. Secondo gli ultimi sondaggi forniti dalle autorit\u00e0 di Barcellona, il 55% della popolazione sarebbe favorevole alla secessione.<\/p>\n<p>A differenza del caso della Scozia, in Spagna il governo centrale ha finora opposto resistenza alle ipotesi di secessione. Si \u00e8 dichiarato contrario ad accettare una dichiarazione unilaterale di indipendenza della Catalogna, facendo sapere di considerare anticostituzionale un referendum come quello convocato dalle autorit\u00e0 catalane.<\/p>\n<p><b>Non interferenza Ue <\/b><br \/>\nForzando la mano con i due referendum, \u00e8 possibile che le autorit\u00e0 scozzesi e catalane (che in questa fase si identificano in due leader brillanti e carismatici come Alex Salmond e Artur Mas) intendano preparare il terreno per un negoziato con Londra e Madrid sulla revisione dei rispettivi statuti di autonomia. Anche se vincessero il referendum, il processo sar\u00e0 lungo e incerto.<\/p>\n<p>In Europa si \u00e8 cercato finora di non interferire con queste delicate dinamiche che sono considerate di prevalente natura interna. Solo il Presidente della Commissione Manuel Barroso ha avuto occasione di ricordare che l\u2019adesione alla Ue di nuove entit\u00e0 statali, che dovessero emergere in Europa per effetto di secessioni, verrebbe trattata secondo le stesse regole previste per l\u2019adesione di altri stati terzi, sia pure con gli adattamenti del caso, trattandosi di territori che hanno finora fatto parte dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>Quindi domanda di adesione secondo la procedura prevista dall\u2019art. 49 del Trattato sull\u2019Ue, esame dei criteri e successivo negoziato che presuppone l\u2019unanimit\u00e0 degli stati membri.<\/p>\n<p>Uno scenario di questo tipo, per quanto ipotetico e forse remoto, richiederebbe in primo luogo che l\u2019indipendenza per secessione fosse il risultato di un accordo con i governi che subirebbero la secessione.<\/p>\n<p>Solo su queste basi si potrebbe avviare un percorso tecnicamente complesso, ma politicamente fattibile, ma che comporterebbe ulteriori complicazioni (basta pensar agli effetti di contagio che potrebbe avere su altre regioni europee) per una Ue che gi\u00e0 fatica a trovare un minimo di visione condivisa sul proprio futuro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un contesto europeo caratterizzato da incertezze sulle prospettive di ripresa dell\u2019economia, fenomeni di disaffezione e contrasti fra stati membri nei confronti del progetto europeo, l\u2019accelerazione delle richieste di indipendenza di Scozia e Catalogna grava come una ulteriore incognita sul futuro dell\u2019Unione europea (Ue). 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