{"id":25340,"date":"2014-02-13T00:00:00","date_gmt":"2014-02-12T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/hillary-alla-conquista-della-casa-bianca\/"},"modified":"2017-11-03T15:25:47","modified_gmt":"2017-11-03T14:25:47","slug":"hillary-alla-conquista-della-casa-bianca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/02\/hillary-alla-conquista-della-casa-bianca\/","title":{"rendered":"Hillary alla conquista della Casa Bianca"},"content":{"rendered":"<p>La recente notizia che il pi\u00f9 grande comitato elettorale americano vicino ai democratici, <i>Priorities Usa<\/i>, ha iniziato a raccogliere fondi per Hillary Clinton ha sciolto gli ultimi dubbi sul fatto che il partito stia compattamente puntando sull\u2019ex segretario di Stato per le presidenziali 2016. <\/p>\n<p>Una cos\u00ec ampia convergenza verso un candidato, con tanto anticipo rispetto alle elezioni, non si era mai registrata nella storia politica americana: il fatto che anche Jim Messina, ex capo della campagna di Barack Obama, sia da poco diventato vicepresidente di <i>Priorities Usa<\/i> pro Hillary la dice lunga sul doppio filo che ormai lega l\u2019ex first Lady al presidente in carica. Le personalit\u00e0 che si stanno mobilitando su questo fronte si moltiplicano a vista d\u2019occhio. <\/p>\n<p>La candidatura della Clinton solleva per\u00f2 anche molte perplessit\u00e0. Sia per l\u2019effetto  <i>dejav\u00f9<\/i> &#8211; in un paese che ama i cambiamenti &#8211;  rispetto alla presidenza di Bill (1992-2000), sia perch\u00e9 rispetto allo stile di Obama gli attuali 66 anni di Hillary appaiono troppi, soprattutto nella prospettiva degli otto anni di presidenza. I suoi fedelissimi replicano per\u00f2 che, se eletta, la Clinton entrerebbe in carica alla stessa et\u00e0 di Ronald Reagan (69), uno dei presidenti in assoluto pi\u00f9 amati degli Stati Uniti. <\/p>\n<p><b>Costruzione sapiente<\/b><br \/>La compattezza di oggi sul nome di Hillary \u00e8 il punto d\u2019arrivo, per nulla scontato, di un paziente lavoro di rifinitura politica che non si \u00e8 mai interrotto. A partire dalla saggia e non semplice scelta, all\u2019indomani della bruciante sconfitta alle primarie 2008, di accettare l\u2019incarico di segretario di Stato. Con un chiaro disegno: accrescere il suo profilo politico e internazionale e recuperare sintonia, grazie a lealt\u00e0 e intesa con Obama, con quella parte dell\u2019elettorato (democratico e non solo) cui Hillary risultava ancora visceralmente invisa. <\/p>\n<p>Un\u2019operazione perfettamente riuscita, se \u00e8 vero che al momento delle sue dimissioni dal dipartimento di Stato, nel 2012, la Clinton aveva raggiunto una popolarit\u00e0 interna del 69% (la pi\u00f9 alta nell\u2019arco dei ventuno anni in cui ha calcato la scena nazionale) e ottenuto attestati di stima da ogni angolo del mondo. <\/p>\n<p>Dopo aver percorso, in quattro anni, oltre un milione e mezzo di chilometri attraverso 112 paesi e 401 giorni di missione all\u2019estero, nessuno osava negare a Hillary il diritto a una <i>siesta<\/i>. Le dimissioni dalla Segreteria di Stato, concordate mesi prima con il presidente, sono per\u00f2 suonate anche agli osservatori pi\u00f9 distratti come un\u2019abile mossa per smarcarsi da Obama in preparazione del 2016. <\/p>\n<p>Un incarico cos\u00ec totalizzante non le avrebbe consentito, infatti, di consolidare un profilo politico pi\u00f9 autonomo e non da gregaria. Non si pu\u00f2 escludere, per altro, che proprio la politica estera possa diventare, per Hillary, terreno d\u2019elezione per marcare distinguo pi\u00f9 netti da Obama, soprattutto alla luce delle non poche incertezze strategiche da lui palesate su importanti dossier. <\/p>\n<p><b>Usa pronti per una donna?<\/b><br \/>Anche se \u00e8 vero che solo il completo superamento dei problemi di salute che ha avuto negli ultimi mesi da segretario di Stato, e sulla cui esatta natura \u00e8 sceso il pi\u00f9 marmoreo riserbo, potrebbe consentire alla Clinton di affrontare l\u2019estenuante maratona delle presidenziali. <\/p>\n<p>La vera sfida di fondo con cui Hillary (o qualunque altra donna candidata) dovr\u00e0 misurarsi nuovamente \u00e8 per\u00f2 di carattere pi\u00f9 profondo e attiene prevalentemente alla sfera socioculturale. Nonostante lo straordinario livello di emancipazione che le donne hanno conquistato nella societ\u00e0 americana, infatti, la figura del presidente degli Stati Uniti rimane ancora incardinata in una simbologia sostanzialmente maschile: dal comandante in capo, al padre della patria fino a quello, integerrimo, di famiglia, il presidente \u00e8 sempre stato un uomo. <\/p>\n<p>Nel 2008, non a caso, attacchi durissimi contro Hillary si sono levati, anche ben oltre la sfera politica, da settori fino a quel momento insospettabili della societ\u00e0 americana. Se \u00e8 vero che gli americani votano con la testa rivolta al conto in banca, questo aspetto culturale e un po\u2019 impalpabile svolger\u00e0 certamente un ruolo non secondario, anche se molto meno esplicito di altri. <\/p>\n<p>Dopo aver violato il tab\u00f9 del primo afroamericano alla Casa Bianca, gli Stati Uniti del dopo crisi saranno finalmente pronti ad eleggere una donna? A decidere saranno, ancora una volta, soprattutto la strategia e la politica. Ma le carte, per il momento, sembrano tutte nelle mani di Hillary. <\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La recente notizia che il pi\u00f9 grande comitato elettorale americano vicino ai democratici, Priorities Usa, ha iniziato a raccogliere fondi per Hillary Clinton ha sciolto gli ultimi dubbi sul fatto che il partito stia compattamente puntando sull\u2019ex segretario di Stato per le presidenziali 2016. 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