{"id":25410,"date":"2014-02-20T00:00:00","date_gmt":"2014-02-19T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/ricette-per-uscire-dal-tunnel-indiano\/"},"modified":"2017-11-03T15:25:45","modified_gmt":"2017-11-03T14:25:45","slug":"ricette-per-uscire-dal-tunnel-indiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/02\/ricette-per-uscire-dal-tunnel-indiano\/","title":{"rendered":"Ricette per uscire dal tunnel indiano"},"content":{"rendered":"<p>A fronte del \u201cconsueto rinvio\u201d della Corte Suprema dell\u2019India sul caso dei due mar\u00f2, si manifestano puntualmente reazioni roboanti del tipo \u201cora basta\u201d, la \u201cmisura \u00e8 colma\u201d. Ma a parte le schermaglie diplomatiche, con tanto di convocazioni di ambasciatori, cosa \u00e8 possibile fare? Esaminiamo di seguito alcune opzioni. <\/p>\n<p><b>Restare in ambasciata<\/b><br \/>La prima potrebbe essere quella di tenere i due fucilieri di marina nella nostra ambasciata di New Delhi, in modo che essi non si presentino pi\u00f9 all\u2019appuntamento settimanale con la polizia indiana per apporre la firma sul registro. La motivazione \u00e8 semplice: l\u2019India non ha giurisdizione sul caso e l\u2019Italia afferma la propria sovranit\u00e0. <\/p>\n<p>Ovviamente si creerebbe un incidente diplomatico. Non credo che l\u2019India si comporterebbe come l\u2019Iran nel 1979 nei confronti degli Stati Uniti, consentendo l\u2019invasione della nostra ambasciata. Potrebbe per\u00f2 arrivare alla rottura delle relazioni diplomatiche con conseguente intimazione al nostro personale diplomatico di lasciare il territorio. In caso contrario, i due fucilieri resterebbero nella missione fino a quando la questione non venisse risolta. La prassi diplomatica \u00e8 ricca di episodi simili.<\/p>\n<p><b>Arbitrato Internazionale<\/b><br \/>La seconda opzione \u00e8 quella di attivare l\u2019arbitrato internazionale, come da qualche tempo si sta ventilando. Qui bisogna essere chiari. Le condizioni per attivare l\u2019arbitrato sono due: l\u2019esistenza di una controversia internazionale e la volont\u00e0 di sottoporre la questione ad un\u2019istanza arbitrale, volont\u00e0 che pu\u00f2 essere manifestata prima della nascita della controversia mediante una clausola compromissoria o altro strumento, oppure successivamente, sempre che le parti siano d\u2019accordo. <\/p>\n<p>La Convenzione contro il terrorismo marittimo, che l\u2019India vorrebbe applicare al caso in esame, contiene una clausola che permette di deferire, a richiesta di parte, ogni controversia circa la sua applicazione o interpretazione ad arbitrato o alla Corte internazionale di giustizia. Ma l\u2019India, come consentito dalla Convenzione , ha apposto una riserva e non \u00e8 vincolata dalla clausola. Resta la via della procedura arbitrale contenuta nell\u2019Annesso VII alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare che, a quanto sembra, \u00e8 possibile attivare unilateralmente. <\/p>\n<p>Qui vedo i seguenti ostacoli. Il primo \u00e8 il fattore tempo. Come dimostrano i precedenti, occorrono 3-4 anni per terminare la procedura arbitrale. Il Tribunale ovviamente deciderebbe sulla controversia tra i due Stati, il cui oggetto riguarda l\u2019esercizio della giurisdizione, ma non potrebbe giudicare dell\u2019eventuale responsabilit\u00e0 penale dei due mar\u00f2.<\/p>\n<p>Nelle more il Tribunale potrebbe disporre come misura provvisoria il ritorno dei mar\u00f2 in Italia o il loro affidamento a un terzo Stato (quale e fino a quando?). Il ritorno in Italia lo trovo poco credibile, dopo il pasticcio della licenza elettorale e la non esecuzione dell\u2019impegno a far ritornare in India gli altri quattro mar\u00f2 che componevano la squadra a bordo della Enrica Lexie, impegno che era stato assunto per consentire alla nave di ripartire.<\/p>\n<p>Vi sono poi le motivazioni di merito. Il punto forte della difesa italiana \u00e8 costituito dall\u2019immunit\u00e0 funzionale dei militari e non dal fatto che l\u2019incidente \u00e8 accaduto in alto mare. Il Tribunale arbitrale, dovendo giudicare in base alla Convenzione sul diritto del mare, potrebbe lasciare da parte la questione dell\u2019immunit\u00e0 funzionale che, \u00e8 bene ricordarlo, \u00e8 una costruzione dottrinale (cui il sottoscritto crede), ma non \u00e8 oggetto di una convenzione internazionale ad hoc. Infine l\u2019India potrebbe opporsi, anche come tattica dilatoria, alla procedura arbitrale, affermando che non esiste una controversia internazionale e che l\u2019Italia ha rinunciato a coltivarla, intervenendo nel processo di fronte ai tribunali indiani.<\/p>\n<p><b>Difesa nel processo<\/b><br \/>La terza opzione \u00e8 quella finora seguita: difendersi nel processo e non dal processo per dimostrare ai tribunali indiani che non \u00e8 applicabile la legge antiterrorismo, che l\u2019India non ha giurisdizione e cos\u00ec via. In caso di condanna, e una volta che la sentenza sia divenuta definitiva, \u00e8 possibile attivare il Trattato Italia-India sul trasferimento delle persone condannate e chiedere che i mar\u00f2 siano traferiti in Italia. Richiesta che peraltro non \u00e8 di automatica esecuzione, ma resta subordinata a un accordo ad hoc tra i due paesi. Peccato che in questo caso non si realizzerebbe una delle condizioni di cui si sente tanto parlare e cio\u00e8 che i mar\u00f2 tornino in Italia con onore! <\/p>\n<p><b>Iniziativa internazionale<\/b><br \/>La quarta opzione &#8211; quella che si sta seguendo in questi giorni insieme alla precedente, ma che si \u00e8 tentato di coltivare senza successo anche in passato &#8211; \u00e8 quella di una forte iniziativa diplomatica, volta ad un\u2019efficace opera di sostegno dei nostri alleati. <\/p>\n<p>Beninteso la questione non deve essere impostata come un problema di diritti umani, ma di sovranit\u00e0 e difesa di coloro che si dedicano alle missioni antipirateria. Qualcosa si \u00e8 mosso in ambito Unione Europea e Nato. L\u2019idea di far intervenire il Segretario generale delle Nazioni Unite va perseguita, quantunque finora non abbia trovato il riscontro sperato. Peccato che gli Stati Uniti, che avrebbero molte carte da giocare nei confronti dell\u2019India, si siano mostrati finora latitanti: eppure, come qualcuno ha ricordato, siamo stati al loro fianco in Afghanistan ed Iraq. <\/p>\n<p><b> Verso una nuova convenzione<\/b><br \/>La scelta della via migliore da perseguire \u00e8 una scelta politica che dovr\u00e0 essere messa di nuovo a fuoco dal prossimo governo. Non \u00e8 detto che esista un metodo unico, ma ci pu\u00f2 essere una combinazione dei vari metodi. Per rendere pi\u00f9 credibile la sua azione presso le competenti istituzioni internazionali, l\u2019Italia potrebbe intanto proporre una convenzione internazionale volta a disciplinare il personale armato (militari e contractor) imbarcati su navi mercantili a difesa degli attacchi pirateschi. <\/p>\n<p>La convenzione dovrebbe stabilire che, in caso di incidente, la giurisdizione penale spetti esclusivamente allo stato della bandiera su cui \u00e8 imbarcato il personale armato. Il caso della Enrica Lexie sarebbe l\u2019occasione per una nuova codificazione internazionale, come lo fu l\u2019incidente del Lotus negli anni venti (una collisione tra una nave francese ed una turca in Mediterraneo) per disciplinare in senso favorevole allo Stato della bandiera l\u2019urto tra navi ed altri incidenti della navigazione. <\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A fronte del \u201cconsueto rinvio\u201d della Corte Suprema dell\u2019India sul caso dei due mar\u00f2, si manifestano puntualmente reazioni roboanti del tipo \u201cora basta\u201d, la \u201cmisura \u00e8 colma\u201d. Ma a parte le schermaglie diplomatiche, con tanto di convocazioni di ambasciatori, cosa \u00e8 possibile fare? Esaminiamo di seguito alcune opzioni. 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