{"id":25440,"date":"2014-02-24T00:00:00","date_gmt":"2014-02-23T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-non-riforma-della-difesa\/"},"modified":"2017-11-03T15:25:45","modified_gmt":"2017-11-03T14:25:45","slug":"la-non-riforma-della-difesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/02\/la-non-riforma-della-difesa\/","title":{"rendered":"La non riforma della difesa"},"content":{"rendered":"<p>La legge sul personale militare, approvata a gennaio dal Parlamento per attuare la riforma varata nel 2012, non migliora la capacit\u00e0 operativa delle Forze Armate, e quindi la disponibilit\u00e0 dello strumento militare per la politica estera e di difesa dell\u2019Italia.<\/p>\n<p><b>Fatta la legge&#8230;<\/b><br \/>La legge di riforma dello strumento militare approvata nel 2012 aveva una <i>ratio<\/i> ben precisa: ridurre le spese in personale e infrastrutture non essenziali per la capacit\u00e0 operativa delle Forze Armate, visti i continui tagli al bilancio della difesa, al fine di concentrare i pochi fondi a disposizione sulle necessit\u00e0 di addestramento e manutenzione &#8211; i costi di \u201cesercizio\u201d &#8211; di equipaggiamenti, ricerca e sviluppo tecnologico. Insomma, razionalizzare e snellire per essere efficaci ed efficienti.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo era passare da una situazione per cui nel 2013 il 66% del bilancio viene assorbito dagli stipendi, il 25% dagli investimenti, e solo il 9% dall\u2019<a href= \"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/Economia_difesa\/Tabelle-grafici-IT.pdf\" target= \"blank\"><b><u> esercizio<\/u><\/b><\/a> al modello virtuoso di ripartizione dei fondi per la difesa adottato da altri Paesi europei: 50% per il personale, 25% per gli investimenti, 25% per l\u2019esercizio. <\/p>\n<p>A tal fine, la legge del 2012 prevedeva <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=2208\" target= \"blank\"><b><u> numeri ben precisi<\/u><\/b><\/a>: entro il 2024, 33 mila militari e 10mila dipendenti civili del Ministero della Difesa in meno, e una contrazione complessiva del 30% delle strutture territoriali anche tramite soppressioni e accorpamenti. <\/p>\n<p>Non solo, ma il taglio al personale doveva concentrarsi su ufficiali e sotto-ufficiali, per mantenere una base composta da soldati giovani impiegabile in operazioni militari. Infatti, non si tratta solo di <i>efficienza <\/i>dello strumento militare, ma di <i>sopravvivenza <\/i>della stessa capacit\u00e0 operativa delle Forze Armate, ovvero della possibilit\u00e0 per l\u2019Italia di condurre o partecipare a missioni funzionali alla propria politica estera e di difesa e, in ultima analisi, alla protezione e promozione degli interessi nazionali.<\/p>\n<p><b>\u2026manca l&#8217;attuazione<\/b><br \/>Spirito e lettera della legge del 2012 erano chiari, come era chiaro che la legge avrebbe comportato per il personale militare e civile della difesa misure dolorose, ma necessarie per un interesse generale &#8211; il mantenimento dell\u2019operativit\u00e0 delle Forze Armate. <\/p>\n<p>L\u2019ultimo decreto legislativo, approvato dal Parlamento il 28 gennaio 2014, doveva dare attuazione concreta alla legge di riforma, indicando dove, come e quando effettuare i tagli al personale del Ministero della Difesa. L&#8217;incipit della legge va in questa direzione, indicando il numero di unit\u00e0 che le singole Forze Armate dovranno avere entro il 2024, numero che rispecchia il taglio deciso nel 2012 tramite una riduzione di organico di 13.400 unit\u00e0 per l&#8217;Esercito, 8.575 per l&#8217;Aeronautica e 4.325 per la Marina, con obiettivi precisi quanto a diminuzione di ufficiali e sotto-ufficiali.<\/p>\n<p>Ma il diavolo \u00e8 nei dettagli. Il problema infatti \u00e8 il modo indicato dalla legge per arrivare a questa futura composizione del personale militare. La prima versione del testo prevedeva sostanzialmente due strade: l\u2019estensione del collocamento dell\u2019Aspettativa per Riduzione Quadri (Arq) per il personale non pi\u00f9 indispensabile, ed il trasferimento di quadri ad altre pubbliche amministrazioni che potessero impiegarli &#8211; quali forze di polizia, ministeri della giustizia e degli interni, enti locali, ecc. <\/p>\n<p>La prima opzione \u00e8 stata duramente criticata durante l&#8217;iter del decreto, sia per la pressione del personale interessato sia per la preoccupazione che questa decisione sembrasse contraddittoria rispetto alla generale spinta ad aumentare l&#8217;et\u00e0 pensionabile, ed \u00e8 stata quindi sostanzialmente cancellata. Ci\u00f2 comporter\u00e0 tra l&#8217;altro che diversi uffici non potranno essere chiusi o accorpati, e quindi continueranno a costare allo stato in termini di spese di funzionamento (affitto, utenze, manutenzione, ecc).<\/p>\n<p>La seconda opzione, il trasferimento ad altre amministrazioni, \u00e8 stata di fatto completamente affossata durante l\u2019iter parlamentare, stravolgendo cos\u00ec la <i>ratio<\/i> dell&#8217;intera legge. Infatti, quello che doveva essere un trasferimento imposto d&#8217;ufficio &#8211; a parit\u00e0 ovviamente di qualifica e trattamento economico &#8211; \u00e8 stato reso impossibile da un semplice cavillo: il \u201cprevio consenso dell&#8217;interessato\u201d al trasferimento medesimo. <\/p>\n<p>Consenso che ha scarsissime possibilit\u00e0 di essere espresso poich\u00e9, a livello individuale, comporta il rimettersi in gioco cambiando ufficio, compiti, superiori e forse anche citt\u00e0 dove si lavora. Poich\u00e9 lo stato non si \u00e8 assunto la responsabilit\u00e0 di imporre la decisione del trasferimento nel nome dell\u2019interesse generale, e il singolo individuo legittimamente fa il suo interesse particolare, molto probabilmente i trasferimenti saranno, bene che vada, qualche migliaia.<\/p>\n<p><b>Danno per l\u2019Italia<\/b><br \/>Se i dipendenti del Ministero della Difesa non possono essere pre-pensionati in maniera significativa &#8211; come fatto in altri enti pubblici o aziende partecipate dallo stato &#8211; e non possono essere trasferiti in altre pubbliche amministrazioni, rimarranno al loro posto. Ci\u00f2 vuol dire che si bloccher\u00e0 sostanzialmente l&#8217;intera catena di promozioni fino al volontario in servizio permanente. <\/p>\n<p>A sua volta, ci\u00f2 rallenter\u00e0 fortemente &#8211; quasi bloccandoli &#8211; i reclutamenti di nuovi volontari, penalizzando ulteriormente i giovani. La legge del 2014 non fornisce numeri al riguardo, lasciando ad un decreto annuale del Ministero della Difesa la quantificazione di promozioni e reclutamenti, ma la tendenza \u00e8 chiara: la piramide del personale del Ministero della Difesa assomiglier\u00e0 sempre di pi\u00f9 ad un trapezio, tendente al quadrato, come in altri enti statali e locali in cui il numero di dirigenti quasi eguaglia quello dei dipendenti. <\/p>\n<p>Se ci\u00f2 \u00e8 di per s\u00e9 costoso, inefficiente e controproducente in qualsiasi pubblica amministrazione, nelle Forze Armate \u00e8 particolarmente pericoloso. Infatti, oltre una certa et\u00e0 non si pu\u00f2 rimanere quindici giorni in trincea a Bala Murghab a rispondere al fuoco dei Talebani, n\u00e9 si pu\u00f2 pilotare un jet supersonico come l\u2019Eurofighter. <\/p>\n<p>Ovviamente le Forze Armate gi\u00e0 da ora sono organizzate in modo da spostare gradualmente il personale meno giovane da ruoli operativi a compiti di addestramento, logistica, amministrazione, procurement e manutenzione di equipaggiamenti. Tuttavia, tale organizzazione pu\u00f2 funzionare solo con una composizione del personale che mantenga un certo equilibrio anagrafico e nel rapporto numerico tra ufficiali, sotto-ufficiali e volontari, affinch\u00e9 il grosso delle forze sia impiegabile sul campo. <\/p>\n<p>Considerando che per dispiegare stabilmente 12.500 militari all&#8217;estero &#8211; il livello di ambizione mantenuto dall\u2019Italia fino a poco tempo fa &#8211; ce ne vogliono tendenzialmente 50mila, perch\u00e9 per ogni brigata dispiegata per sei mesi in teatro operativo ce n&#8217;\u00e8 una in addestramento pre-missione, una a risposo essendo appena tornata dalle operazioni, pi\u00f9 le forze tenute pronte all\u2019uso nell&#8217;ambito degli impegni Nato (<i>Response Force<\/i>) e Ue (<i>Battle Groups<\/i>) e per rispondere ad eventuali emergenze, il danno creato dallo squilibrio anagrafico e gerarchico sar\u00e0 molto forte.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 costituisce il sovvertimento della <i>ratio <\/i>della riforma del 2012 e un danno per l\u2019Italia: la perdita di un importante strumento di politica estera e di difesa quale la disponibilit\u00e0 di Forze Armate <i>efficaci <\/i>e <i>operative<\/i> &#8211; che tra l&#8217;altro sono impiegate anche per assistere la popolazione italiana in caso di disastri naturali, come il terremoto dell&#8217;Aquila nel 2009 &#8211; ma continuando a sostenerne i costi.<\/p>\n<p>Se \u00e8 vero che il diavolo \u00e8 nei dettagli, questa legge puzza di zolfo. <\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La legge sul personale militare, approvata a gennaio dal Parlamento per attuare la riforma varata nel 2012, non migliora la capacit\u00e0 operativa delle Forze Armate, e quindi la disponibilit\u00e0 dello strumento militare per la politica estera e di difesa dell\u2019Italia. 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