{"id":25460,"date":"2014-02-25T00:00:00","date_gmt":"2014-02-24T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-sponda-sud-da-non-dimenticare\/"},"modified":"2017-11-03T15:25:44","modified_gmt":"2017-11-03T14:25:44","slug":"la-sponda-sud-da-non-dimenticare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/02\/la-sponda-sud-da-non-dimenticare\/","title":{"rendered":"La sponda Sud da non dimenticare"},"content":{"rendered":"<p>I recenti avvenimenti in Ucraina hanno spostato il focus internazionale, per lo meno quello europeo, ad Est. Certamente la crisi a Kiev cristallizza il dibattito intorno alla capacit\u00e0 dell\u2019Unione europea di condurre una politica estera incisiva. Come avviene spesso, osserviamo una certa lentezza nella reazione europea che deve tenere conto di interessi contraddittori. <\/p>\n<p><b>Triangolo di Weimar<\/b><br \/>Gli ultimi sviluppi hanno per\u00f2 visto la mobilitazione di Francia, Germania e Polonia che hanno inviato a Kiev i loro ministri degli esteri per cercare di favorire una transizione democratica alla crisi. <\/p>\n<p>Al di l\u00e0 dell\u2019efficienza di quest\u2019azione bisogna rilevare alcune caratteristiche metodologiche. Il cosiddetto \u201ctriangolo di Weimar\u201d \u00e8 entrato in azione con un approccio tri-laterale che riesce anche a portarsi dietro l\u2019insieme della posizione europea. Questo intervento comune avviene per\u00f2 pochi giorni dopo il consiglio dei ministri congiunto fra Francia e Germania. <\/p>\n<p>Pu\u00f2 sembrare un esercizio classico, l\u2019ennesimo appuntamento della coppia franco-tedesca che auspica di lavorare insieme per il bene dell\u2019Europa. Alcuni segnali indicano per\u00f2 un\u2019evoluzione precisa. Dopo il travagliato periodo delle elezioni e della messa insieme della coalizione, il governo tedesco sembra non solo in grado di impegnarsi di nuovo sullo scenario europeo e internazionale, ma anche intenzionato a contribuire militarmente alla missione europea in Mali, come sollecitato da Parigi. E lo fa permettendo l\u2019uso della brigata franco-tedesca che verr\u00e0 dispiegata per la prima volta. <\/p>\n<p>Anche se i 250 uomini della Bundeswher in rotta verso l\u2019Africa non rappresentano una forza considerevole, siamo davanti a una svolta epocale: l\u2019esercito tedesco interviene in un modo non completamente simbolico in Africa, a differenza delle partecipazioni precedenti alle missioni delle Nazione Unite con poche decine di soldati, e lo fa insieme con i francesi. Bisogna avere in mente l\u2019importanza della <i>constituency <\/i>pacifista e la difficolt\u00e0 nel fare accettare dal parlamento l\u2019invio di truppe per prendere la misura del passo compiuto dai tedeschi. <\/p>\n<p>Questa non \u00e8 una decisione isolata, ma fa parte di un puzzle molto pi\u00f9 complesso. Berlino vuole poter influire sulle riforme di Parigi, soprattutto in campo economico. Per farlo deve entrare in dialettica con la Francia, e sceglie quindi di farlo anche su un aspetto dolente per i francesi, il loro isolamento nei recenti interventi di sicurezza in Africa. <\/p>\n<p>Questa riapertura del gioco con la Francia riguarda anche l\u2019Ucraina. \u201cVi diamo una mano in Africa, ci spalleggiate all\u2019est dell\u2019Europa\u201d, sembra questa la formula sulla quale si basa il patto fra Berlino e Parigi.  Quindi via con la missione congiunta in Ucraina. Questi sviluppi sono senz\u2019altri positivi, perch\u00e9 l\u2019Europa si sta rimettendo in marcia sulla politica estera e di sicurezza. <\/p>\n<p><b>Italia lontana<\/b><br \/>Si pone per\u00f2 la questione della posizione italiana, visto che Roma sembra lontana da queste dinamiche. I due ultimi governi non hanno sostenuto gli interventi a guida francese in Africa, sia nel Mali che in Centrafrica. Nelle fasi di combattimento non hanno dispiegato soldati visto che tale operazione poteva risultare delicata. Nella fase di ricostruzione il sostegno \u00e8 stato timido: in Mali 14 militari italiani contribuiscono alla missione di formazione militare (Eutm). <\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 stato certamente il prevalere di una corrente pacifista che nel contesto di governi relativamente deboli ha portato a una posizione passiva. Bisogna per\u00f2 illustrare un paradosso. In Italia cresce l\u2019attenzione verso l\u2019Africa, vista come una zona povera verso la quale vano indirizzati sforzi di sviluppo. Le varie organizzazioni cattoliche sono molto attive in tal senso.<\/p>\n<p>Inoltre la stabilit\u00e0 del continente, soprattutto quella dell\u2019area sub-sahariana, \u00e8 uno degli obiettivi internazionali condivisi dall\u2019Italia, sapendo anche l\u2019attenzione dell\u2019alleato statunitense che punta a evitare lo sviluppo di zone terroristiche alle porte dell\u2019Europa. L\u2019Africa rappresenta infine una zona di \u201cvicinato esteso\u201d che concentra un groviglio di interessi nazionali italiani: dall\u2019approvvigionamento energetico alla problematica dell\u2019immigrazione fino alla lotta contro la pirateria. <\/p>\n<p><b>Vecchia fran\u00e7afrique <\/b><br \/>Spesso gli interventi francesi in Africa vengono letti come frutto di una storia neo-coloniale, alimentando la riluttanza italiana. Ma la presidenza di Fran\u00e7ois Hollande, proseguendo e ampliando l\u2019azione di Nicolas Sarkozy, ha prodotto una netta evoluzione della politica africana francese, ormai molto pi\u00f9 moderna e articolata della vecchia francafrique gaullista e mitterandiana. <\/p>\n<p>Esiste quindi un\u2019importante convergenza multilaterale sull\u2019analisi di sicurezza in Africa fra i partner della Francia, il cui ruolo da leader leader spiega anche la considerazione dell\u2019amministrazione Usa nei confronti di Parigi, ben illustrato nella recente visita di stato di Hollande a Washington. <\/p>\n<p>Negli ultimi trent\u2019anni, l\u2019Italia ha compiuto un notevole salto di qualit\u00e0 come contribuente attivo nella sicurezza internazionale. Fra Balcani, Iraq, Afghanistan e Libano, Roma \u00e8 apparsa come un attore militare spesso decisivo che giocava nella stessa categoria di Francia e Regno Unito, prima della Germania. Si tratta di un patrimonio considerevole che non va vanificato. <\/p>\n<p>Oggi la partita in Ucraina illustra un rilancio dell\u2019asse franco-tedesco. L\u2019Italia non sembra potersi inserirsi direttamente in questa partita, anche se i suoi canali con la Russia rappresentano un asset diplomatico da non scartare, purch\u00e9 usati in coordinamento con i partner europei. Ma \u00e8 sulla sponda sud dell\u2019Europa che l\u2019Italia pu\u00f2 giocare un ruolo. Roma considera il Sud come potenziale fonte di minaccia (il rischio da Sud per dirla con Santoro), ed \u00e8 tutt\u2019ora militarmente presente sul continente africano. Pu\u00f2 anche vantare un certo credito storico in una zona come il Corno d\u2019Africa. <\/p>\n<p>Sarebbe opportuno ridurre le divergenze fra l\u2019ideale politico dello sviluppo del continente africano, gli interessi nazionali e di sicurezza in zona e la passivit\u00e0 nell\u2019uso degli strumenti militari. <\/p>\n<p>Si tratterebbe inoltre di un modo estremamente efficiente per fare recuperare margini all\u2019Italia nei giochi intra-europei, scenario di maggiore interesse per il paese. Cos\u00ec facendo, si pu\u00f2 ambire ad unire lo sguardo a Sud dei colloqui mediterranei di Giorgio La Pira con la moderna promozione di un interesse collettivo in ambito europeo. Una visione che dovrebbe trovare consonanze nel nuovo governo.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I recenti avvenimenti in Ucraina hanno spostato il focus internazionale, per lo meno quello europeo, ad Est. Certamente la crisi a Kiev cristallizza il dibattito intorno alla capacit\u00e0 dell\u2019Unione europea di condurre una politica estera incisiva. Come avviene spesso, osserviamo una certa lentezza nella reazione europea che deve tenere conto di interessi contraddittori. Triangolo di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25460"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=25460"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25460\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":66914,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25460\/revisions\/66914"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=25460"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=25460"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=25460"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}