{"id":25570,"date":"2014-03-07T00:00:00","date_gmt":"2014-03-06T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/europa-in-ritardo-sui-diritti-umani-in-ucraina\/"},"modified":"2017-11-03T15:25:05","modified_gmt":"2017-11-03T14:25:05","slug":"europa-in-ritardo-sui-diritti-umani-in-ucraina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/03\/europa-in-ritardo-sui-diritti-umani-in-ucraina\/","title":{"rendered":"Europa in ritardo sui diritti umani in Ucraina"},"content":{"rendered":"<p>Come \u00e8 possibile che uno Stato membro del Consiglio d\u2019Europa sia scivolato sull\u2019orlo di una guerra civile? E com\u2019\u00e8 possibile che un altro Stato membro del Consiglio d\u2019Europa, ovvero la Federazione russa, abbia manovrato senza scrupolo prima la leva del ricatto economico e poi addirittura quella militare?<\/p>\n<p><b>Kiev vista dal Consiglio d\u2019Europa<\/b><br \/>Il Parlamento ucraino, il 14 gennaio, ha varato in condizioni caotiche le cosiddette norme anti-protesta, decisione che secondo l\u2019Assemblea parlamentare del Consiglio d\u2019Europa (Risoluzione 1974\/2014) ha contribuito all\u2019escalation violenta della crisi a Kiev.<\/p>\n<p>E al di l\u00e0 degli eccessi da parte dei manifestanti pi\u00f9 estremisti, moltissime persone sono scese in piazza per opporsi a un regime ormai tendenzialmente autoritario e le forze dell\u2019ordine hanno usato una violenza brutale e spropositata (dai numerosi casi di sparizioni, torture e stupri al \u201ctiro al bersaglio\u201d sui manifestanti di gioved\u00ec 19 febbraio).<\/p>\n<p>Gli eventi di Piazza Maidan, la fuga dell\u2019ex presidente Viktor Ianukovich e l\u2019intervento russo appaiono l\u2019esito di un\u2019involuzione annunciata. L\u2019opera di controllo svolta dal Consiglio d\u2019Europa indicava gi\u00e0 da tempo che il livello di rispetto dei principi di democrazia, Stato di diritto e diritti umani in Ucraina era andato pericolosamente abbassandosi. <\/p>\n<p>\u00c8 vero che di fronte ad una repressione brutale, ma anche al coraggio degli oppositori, il Consiglio dell\u2019Unione europea ha infine deciso l\u2019adozione di sanzioni mirate e ha auspicato che i responsabili delle gravi violazioni dei diritti umani siano giudicati in seguito ad un&#8217;inchiesta indipendente, condotta sotto la supervisione di un &#8220;International Advisory Panel&#8221; del Consiglio d&#8217;Europa (ma Ianukovich ora \u00e8 sotto protezione russa e n\u00e9 l&#8217;Ucraina n\u00e9 comunque la Federazione russa hanno ratificato lo Statuto della Corte penale internazionale). <\/p>\n<p>\u00c8 vero anche che l\u2019Ucraina ha disperatamente bisogno di aiuti finanziari (ma non sappiamo se la situazione sarebbe stata diversa qualora l\u2019Unione europea avesse messo in campo i miliardi necessari per tentare di indurre Ianukovich a scegliere l\u2019accordo di associazione).<\/p>\n<p>\u00c8 pure indubbio che l\u2019Ucraina \u00e8 una realt\u00e0 complessa da un punto di vista politico e identitario e che \u00e8 stato azzardato, specialmente da parte di alcuni Stati, affrontare la questione principalmente nell\u2019ottica strategica di attrarla nell\u2019orbita occidentale. \u00c8 vero infine che le relazioni con Mosca sono importanti e delicate (anche per via di ben noti interessi economici).<\/p>\n<p><b>Affinit\u00e0 autoritarie con Mosca<\/b><br \/>Ci\u00f2 detto, in un contesto autoritario e caratterizzato da gravi e ripetute violazioni dei diritti fondamentali, cui la presidenza Ianukovich assomigliava sempre pi\u00f9, tutto diventa pi\u00f9 difficile anche perch\u00e9 un regime autoritario tender\u00e0 ad allinearsi con un regime affine, come quello al potere a Mosca, il quale tender\u00e0 a sua volta ad assecondarne altri della stessa fatta, se non peggiori (come in Siria), anche per interessi economico-militari. <\/p>\n<p>E a complicare le cose, nei rapporti con la Federazione russa (e con la Cina), contribuisce anche l\u2019incoerenza, rispetto alla legalit\u00e0 internazionale, di cui alcuni paesi occidentali hanno dato prova in pi\u00f9 di un&#8217;occasione (in Iraq, in Libia e altrove).<\/p>\n<p>Gli eventi in Ucraina mostrano, in fondo, che in Europa si tende ancora a dimenticare due lezioni duramente apprese alla fine della seconda guerra mondiale: un regime che v\u00ecola i diritti umani prima o poi diventa pericoloso per la propria popolazione ed eventualmente per altri paesi, mettendo quindi a rischio pace e sicurezza. Pertanto pi\u00f9 si attende a reagire, pi\u00f9 sar\u00e0 difficile influire sugli eventi quando questi saranno precipitati.<\/p>\n<p>Naturalmente, prima della seconda guerra mondiale non avevamo gli strumenti istituzionali di cui disponiamo oggi, il che rende ancora pi\u00f9 seria la questione che ci poniamo. <\/p>\n<p><b>Sanzioni <\/b><br \/>Gli stati membri del Consiglio d\u2019Europa si affidano essenzialmente alla persuasione e al dialogo e tendono a procrastinare misure pi\u00f9 incisive (l\u2019espulsione dall\u2019organizzazione, peraltro, \u00e8 un\u2019opzione pi\u00f9 simbolica che realmente percorribile). D\u2019altra parte l\u2019Unione europea, che dispone invece di leve pi\u00f9 efficaci, tende quasi sempre a muoversi tardivamente, non senza esitazioni, quando \u00e8 costretta a farlo da una situazione che sta precipitando e pi\u00f9 spesso in ordine sparso che in modo coeso. <\/p>\n<p>\u00c8 come se vi fosse una latenza eccessiva tra il lavoro di controllo, monitoraggio e allerta del Consiglio d\u2019Europa e dell\u2019Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione europea da una parte e l\u2019attivazione degli strumenti di intervento dell\u2019Ue dall\u2019altra. Il che solleva anche un serio problema di coordinamento fra istituzioni.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 tuttavia una soglia critica al di l\u00e0 della quale il dialogo ha una presa molto relativa e sembra anzi incoraggiare un potere autoritario ad osare di pi\u00f9. Se in tale evenienza non si reagisce tempestivamente, secondo modalit\u00e0 che ovviamente variano da caso a caso, ma in modo comunque deciso quando \u00e8 necessario, ci si trover\u00e0 probabilmente costretti a dover intervenire in uno scenario ben peggiore. <\/p>\n<p>Il dialogo e la pressione politico-morale vanno percorsi per quanto possibile ma affidarsi solo a tali strumenti offre prospettive di successo decrescenti a fronte di strutture di potere che non mostrino pi\u00f9 alcuna reale volont\u00e0 di rispettare gli standard europei fondamentali. <\/p>\n<p>Una volta superata la suddetta soglia critica occorre dunque passare a contromisure serie (escluso ovviamente il ricorso unilaterale alla forza), anche perch\u00e9 rinunciarvi scredita norme &#8211; e i valori che le sostengono &#8211; su cui (non dimentichiamolo) \u00e8 stata (ri)costruita l\u2019Europa del secondo dopoguerra.<\/p>\n<p>Questo vale anche con riferimento alla Russia di Putin.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come \u00e8 possibile che uno Stato membro del Consiglio d\u2019Europa sia scivolato sull\u2019orlo di una guerra civile? 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