{"id":25610,"date":"2014-03-11T00:00:00","date_gmt":"2014-03-10T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-chiave-di-svolta-della-finlandizzazione\/"},"modified":"2017-11-03T15:25:04","modified_gmt":"2017-11-03T14:25:04","slug":"la-chiave-di-svolta-della-finlandizzazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/03\/la-chiave-di-svolta-della-finlandizzazione\/","title":{"rendered":"La chiave di svolta della finlandizzazione"},"content":{"rendered":"<p>Solo le prossime settimane ci diranno se la questione Ucraina \u00e8 destinata a diventare uno spartiacque storico che condizioner\u00e0 per lungo tempo in modo antagonista Russia da un lato e Stati Uniti ed Europa dall\u2019altro, oppure rester\u00e0 solo un vistoso ostacolo temporaneo, superato il quale si aprono nuovi &#8211; per certi versi inattesi &#8211; orizzonti.<\/p>\n<p><b>Amici o vassalli di Putin<\/b><br \/>Nella visione putiniana in effetti, la Russia non \u00e8 impegnata in una politica espansionista, ma al contrario sta difendendo il proprio interesse vitale a non essere relegata fra i comprimari nel grande gioco strategico, un gioco le cui regole l\u2019Occidente postmoderno crede siano solo un retaggio, relegato nei manuali di storia.<\/p>\n<p>La Russia di Putin, che si sente l\u2019erede di una storia millenaria, non \u00e8 solo l\u2019epigono dell\u2019Unione Sovietica ma continua ad essere il paese pi\u00f9 grande del mondo in termini di superficie, e non vuole essere schiacciato a occidente e a oriente da potenze che non riuscir\u00e0 mai a percepire come amiche, anche perch\u00e9 consapevole delle sue insuperabili debolezze strutturali, dalla demografia in discesa al fatiscente quadro industriale, che non consentono alla dirigenza di Mosca di guardare con ottimismo alle decadi future.<\/p>\n<p>Ne consegue l\u2019ansia di circondarsi di una fascia di paesi in qualche modo legati da un vincolo che, a seconda del punto di vista, si pu\u00f2 definire di amicizia o di vassallaggio e viene considerato oggi inaccettabile quanto accaduto all\u2019inizio del secolo, quando, in una fase di estrema debolezza, la Russia ha dovuto inghiottire il boccone amaro dell\u2019adesione alla Nato dei Paesi Baltici. <\/p>\n<p>Non deve sorprendere dunque se oggi, sull\u2019onda di una forza finanziaria generata dalla rendita energetica e rassicurata da quella che percepisce come una crescente debolezza strutturale occidentale, sia in termini economici che militari, Mosca non \u00e8 pi\u00f9 disposta a subire quella che percepisce come un\u2019ulteriore erosione della propria area di sicurezza.<\/p>\n<p><b>Ucraina al bivio<\/b><br \/>Quanto accaduto negli ultimi anni e in particolare negli ultimi mesi in Ucraina ha fortemente alimentato le preoccupazioni russe, con una spaccatura tra due fazioni che si sarebbe dovuta evitare e le cui colpe possono essere equamente distribuite: da un lato chi sogna un\u2019impossibile riunificazione con Mosca, percepita come Grande Madre ed a cui \u00e8 pesantemente legata, non fosse altro che per le forniture energetiche, dall\u2019altro chi invece guarda all\u2019Occidente come il solo attore che possa offrire una prospettiva di futuro sviluppo e di apertura di mercati che possa far rinascere un\u2019economia ansimante. Due visioni percepite come confliggenti e mutuamente esclusive.<\/p>\n<p>L\u2019errore di entrambe le parti, Occidente e Russia, \u00e8 stato quello di alimentare queste visioni senza cercare sagacemente una sintesi che avrebbe potuto, e potrebbe ancora, portare al superamento di queste opposte visioni: un grave errore, alimentato dalle reciproche diffidenze antiche di quasi un secolo cui \u00e8 tempo di rimediare.<\/p>\n<p>Non \u00e8 obbligatorio che Kiev stia da una parte o dall\u2019altra: bisogna trovare una via di mezzo che salvaguardi gli obiettivi a breve di entrambi e costituisca inoltre il fondamento di una futura collaborazione strategica che \u00e8 storicamente indispensabile, per essere pronti ad affrontare con successo le sfide poste dell\u2019emergere di culture e potenze la cui compatibilit\u00e0 con la visione del mondo che ci appartiene \u00e8 dubbia e tutta da dimostrare.<\/p>\n<p><b>Ricordi georgiani<\/b><br \/>Washington e i partner europei non hanno una visione e conseguentemente una politica del tutto coincidente: si pu\u00f2 rammentare il franco dibattito al vertice Nato di Bucarest dell\u2019aprile 2008, tra chi voleva offrire subito a Georgia ed Ucraina l\u2019adesione all\u2019Alleanza e chi era invece su posizioni pi\u00f9 prudenti. Ne usc\u00ec una promessa che in un futuro da definire le porte si sarebbero aperte, ma la reazione russa non si fece attendere, anche perch\u00e9 innescata da atteggiamenti discutibili della leadership georgiana e nella prima decade di agosto si consum\u00f2 un breve conflitto con cui Mosca ritenne di avere salvaguardato i propri interessi nella regione.<\/p>\n<p>Peraltro la prova offerta dalle forze armate russe non fu esaltante, nonostante la pochezza dell\u2019avversario e Mosca dovette constatare che la propria macchina militare presentava gravi carenze: a titolo di esempio si pu\u00f2 citare il fatto che una gran parte del munizionamento di caduta utilizzato dall\u2019aeronautica russa (le stime vanno da oltre il 50% fino a quasi il 90%) non esplose per la pessima manutenzione delle spolette.<\/p>\n<p>La lezione fu messa a frutto e oggi le forze armate russe godono di una grande attenzione da parte del vertice politico, che sta investendo in modo massiccio sia per l\u2019ammodernamento dei mezzi (pi\u00f9 44% nei prossimi tre anni), sia per rinforzare il morale e il livello di disciplina delle proprie truppe.<\/p>\n<p>Da questa esperienza ci si sarebbe potuto attendere un atteggiamento radicalmente diverso da parte dell\u2019Occidente, non di <i>appeasement<\/i>, ma propositivo, di superamento di una visione e di una conseguente politica di contrapposizione. <\/p>\n<p>\u00c8 illuminante l\u2019articolo di qualche giorno fa di Hanry Kissinger sul <i>Washington Post<\/i>, che sollecita un approccio mirato a attenuare le contrapposizioni interne all\u2019Ucraina, mettendo da parte qualsiasi ipotesi di una sua adesione alla Nato che sarebbe inevitabilmente percepita da Mosca come atto ostile, ma aprendo a un rapporto pi\u00f9 stretto con l\u2019Unione europea, secondo uno schema che \u00e8 stato definito di \u2018finlandizzazione\u2019 dell\u2019Ucraina e che ha il potenziale di trasformare Kiev da terreno di scontro della opposte ambizioni (interne ed esterne), a ponte ideale tra Occidente e Mosca, su cui costruire un rapporto basato sulla fiducia e non sulla diffidenza.<\/p>\n<p>Non \u00e8 una via agevole, anche perch\u00e9 presuppone una convincente azione di \u2018<i>moral suasion<\/i>\u2019 su chi oggi detiene le leve del potere in Ucraina, come su chi soffia sul fuoco delle tendenze separatiste, ma \u00e8 una via che deve essere seguita con determinazione, in quanto figlia di una visione sensata e fattibile su cui si deve investire, in modo che da questa partita tutti possano uscire come vincitori.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Solo le prossime settimane ci diranno se la questione Ucraina \u00e8 destinata a diventare uno spartiacque storico che condizioner\u00e0 per lungo tempo in modo antagonista Russia da un lato e Stati Uniti ed Europa dall\u2019altro, oppure rester\u00e0 solo un vistoso ostacolo temporaneo, superato il quale si aprono nuovi &#8211; per certi versi inattesi &#8211; orizzonti. 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