{"id":25640,"date":"2014-03-14T00:00:00","date_gmt":"2014-03-13T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/alle-radici-della-relazione-roma-kabul\/"},"modified":"2017-11-03T15:25:03","modified_gmt":"2017-11-03T14:25:03","slug":"alle-radici-della-relazione-roma-kabul","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/03\/alle-radici-della-relazione-roma-kabul\/","title":{"rendered":"Alle radici della relazione Roma-Kabul"},"content":{"rendered":"<p>La storia del rapporto tra Italia ed Afghanistan ha radici lontane, consolidate nel 1919 con il riconoscimento dell\u2019indipendenza e nel 1921 con l\u2019avvio delle relazioni diplomatiche, rafforzate nel decennio successivo dal 1936 al 1944 dalla straordinaria azione dell\u2019allora ministro plenipotenziario Pietro Quaroni. <\/p>\n<p>Il turbolento dopoguerra, e la successiva conflittualit\u00e0 interna all\u2019Afghanistan, vanificarono la definizione di una concreta relazione tra Roma e Kabul per lungo tempo, cessando integralmente con la presa del potere da parte dei talebani.<\/p>\n<p><b>Opposizione ai talebani<\/b><br \/>Gli afgani avevano invece sempre guardato all\u2019Italia con grande interesse, come dimostrato in loco dal peso della nostra &#8211; isolata, e inascoltata &#8211; delegazione diplomatica, e dal fatto che ben due sovrani afgani scelsero l\u2019esilio a Roma.<\/p>\n<p>Solo nel 1999, tuttavia, l\u2019Italia decide di tornare alla politica attiva in Afghanistan, organizzando a Roma la prima Loya Jirga delle forze di opposizione ai talebani e costituendo l\u2019anno successivo insieme a Stati Uniti, Germania e Iran il cosiddetto \u201cGruppo di Ginevra\u201d, per favorire il sostegno alle formazioni locali non radicali.<\/p>\n<p>Il rinnovato corso delle relazioni tra Italia e Afghanistan entra tuttavia in una nuova e profondamente differente fase nel 2001, successivamente all\u2019intervento della coalizione guidata dagli Stati Uniti che provocher\u00e0 in breve tempo la caduta del regime talebano.<\/p>\n<p><b>Isaf<\/b><br \/>L\u2019Italia partecipa dal dicembre del 2001 alla missione Isaf, con un contingente di crescenti dimensioni ed un impegno che la vedr\u00e0 assumere il comando della stessa missione dal 4 agosto 2005 al 4 maggio 2006.<\/p>\n<p>Al tempo stesso viene affidato a Roma il mandato per la riforma del sistema di giustizia, che l\u2019Italia affronta con impegno e non senza difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>Il conflitto del 2001 e la lunga missione militare che ne seguir\u00e0 stravolgono tuttavia la sostanza dell\u2019interesse politico italiano in Afghanistan. A ragioni di natura politica, cos\u00ec come definite tra il 1999 e il 2000, si sostituisce bruscamente quella derivante dalla partecipazione militare in seno ad Isaf a partire dal 2001, con un radicale mutamento nella struttura di gestione del rapporto bilaterale.<\/p>\n<p>La partecipazione militare italiana avviene quindi non tanto nel contesto di una progettualit\u00e0 politica del rapporto tra Roma e Kabul, quanto nell\u2019ambito dello speciale rapporto tra l\u2019Italia di Silvio Berlusconi e gli Stati Uniti di George W. Bush.<\/p>\n<p>Viene quindi definita una modalit\u00e0 di partecipazione del tutto funzionale a questo rapporto, con una prevalenza della dimensione militare su quella politica ed economica e con la conseguente cristallizzazione nella gestione di operazioni sul terreno, di sempre maggiore complessit\u00e0 e pericolosit\u00e0.<\/p>\n<p><b>Accordo sul partenariato e la cooperazione <\/b><br \/>La componente economica del rapporto tra l\u2019Italia e l\u2019Afghanistan diviene quindi funzionale alla predominante dimensione militare, facendo registrare forti incrementi dell\u2019export italiano nel paese, sebbene nell\u2019ambito di partite dal valore economico pressoch\u00e9 nullo. Irrilevante \u00e8 invece il valore dell\u2019import dall\u2019Afghanistan, anche in questo caso sostenuto pi\u00f9 da programmi finanziati che non da una reale capacit\u00e0 di sistema.<\/p>\n<p>Nel novembre del 2012 viene poi ratificato da parte italiana l\u2019accordo sul partenariato e la cooperazione di lungo periodo, in previsione della trasformazione del ruolo in ambito Isaf e nell\u2019ottica di costruire future &#8211; quanto ipotetiche &#8211; prospettive di relazione tra i due paesi.<\/p>\n<p>Alla vigilia del termine della missione Isaf &#8211; che di certo non significa il termine dell\u2019impegno militare italiano, ma che sar\u00e0 prodromico ad una profonda trasformazione dell\u2019impiego sul terreno &#8211; l\u2019Italia si presenta ancora una volta con una visione del rapporto bilaterale assai confusa e di scarsa portata temporale.<\/p>\n<p><b>Futuro nebuloso<\/b><br \/>Non \u00e8 chiaro cosa accadr\u00e0 all\u2019Afghanistan nel corso dei prossimi anni, n\u00e9 quale sar\u00e0 la capacit\u00e0 di avviare un virtuoso processo di sviluppo capace di generare quelle fondamentali risorse per l\u2019indipendenza economica della nazione. <\/p>\n<p>Non \u00e8 chiaro nemmeno quale possa essere nel medio periodo la capacit\u00e0 del paese di provvedere alla propria sicurezza, in assenza di un costante gettito finanziario per il sostentamento dell\u2019esercito e della polizia afgana.<\/p>\n<p>E non \u00e8 conseguentemente chiaro quale possa essere il futuro delle relazioni tra Italia ed Afghanistan, alla luce soprattutto di un progressivo e costante taglio di risorse all\u2019apparato della difesa, ma anche della generale e perdurante assenza di una seria riflessione sulla dimensione dei nostri futuri interessi in loco.<\/p>\n<p>La mancanza di una pi\u00f9 strutturata riflessione circa la dimensione politica ed economica del rapporto tra l\u2019Italia e l\u2019Afghanistan, unitamente al sostanziale fallimento della comunit\u00e0 internazionale nel ripristinare i fondamentali per la rinascita di un sistema economico e sociale, comporta oggi una evidente difficolt\u00e0 di transizione dall\u2019attivit\u00e0 propriamente militare a quella post-bellica.<\/p>\n<p>Con lo spettro, ancora una volta, di concludere una costosissima missione senza ricavarne in sostanza nulla sotto il profilo della sicurezza e della stabilit\u00e0, dell\u2019economia e degli investimenti, e pi\u00f9 in generale dell\u2019interesse nazionale.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La storia del rapporto tra Italia ed Afghanistan ha radici lontane, consolidate nel 1919 con il riconoscimento dell\u2019indipendenza e nel 1921 con l\u2019avvio delle relazioni diplomatiche, rafforzate nel decennio successivo dal 1936 al 1944 dalla straordinaria azione dell\u2019allora ministro plenipotenziario Pietro Quaroni. 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