{"id":25650,"date":"2014-03-14T00:00:00","date_gmt":"2014-03-13T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-crimea-svolta-verso-la-russia\/"},"modified":"2017-11-03T15:25:03","modified_gmt":"2017-11-03T14:25:03","slug":"la-crimea-svolta-verso-la-russia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/03\/la-crimea-svolta-verso-la-russia\/","title":{"rendered":"La Crimea svolta verso la Russia"},"content":{"rendered":"<p>Le tensioni emerse in Ucraina con la caduta del presidente Viktor Yanukovich e il referendum con il quale la Crimea ha espresso la sua volont\u00e0 di diventare autonoma dall\u2019Ucraina per poi riunirsi alla Russia stanno ponendo la comunit\u00e0 internazionale davanti ad una delle crisi pi\u00f9 difficili che si siano presentate negli ultimi anni.<\/p>\n<p>Se difatti il presidente russo Vladimir Putin non pu\u00f2 permettersi di perdere l\u2019Ucraina e veder limitata la sua influenza vista anche l\u2019importanza strategica e simbolica che il paese riveste per Mosca, dall\u2019altro Washington, ma soprattutto Bruxelles, con le scelte che adotteranno, si giocheranno una parte considerevole della loro credibilit\u00e0.<\/p>\n<p><b>Crimea strategica<\/b><br \/>\nLa situazione pi\u00f9 critica si presenta in Crimea. Con la flotta russa del Mar Nero dislocata a Sebastopoli, la quale \u00e8 stata usata dalle forze navali russe per il pattugliamento del Mar Nero durante il conflitto del 2008 tra Georgia ed Ossezia e per le azioni anti-pirateria nell\u2019Oceano Indiano, la Crimea \u00e8 per Mosca un luogo strategicamente fondamentale resa ancora pi\u00f9 rilevante dal fatto che, per effetto della crisi siriana, il governo russo si \u00e8 trovato nell\u2019impossibilit\u00e0 di utilizzare il porto di Tartu per le operazioni nel Mediterraneo.<\/p>\n<p>Stando all\u2019intesa firmata tra i due paesi nel 2010, Kiev ha concesso a Mosca il diritto di utilizzare l\u2019installazione fino al 2042, unitamente a un\u2019opzione che prevede la possibilit\u00e0 di estendere il periodo per ulteriori cinque anni, in cambio di una riduzione del 30% sul prezzo delle forniture di gas provenienti dalla Russia.<\/p>\n<p><b>Virata verso Novorossisk?<\/b><br \/>\nCome \u00e8 stato sottolineato in un\u2019analisi recentemente apparsa sul <i>Financial Times<\/i>, l\u2019eventuale perdita della base di Sebastopoli costringerebbe la Marina russa a ripiegare sul porto di Novorossisk, una localit\u00e0 situata sulla costa del Mar Nero che serve gi\u00e0 come importante scalo commerciale ma che, sul piano militare, ben difficilmente potrebbe sostituire la base di Sebastopoli come approdo per la flotta.<\/p>\n<p>\u00c8 in questo contesto che si inserisce la decisione presa dal locale esecutivo filo-russo di indire entro dieci giorni un referendum, subito definito come illegale da Unione europea, Stati Uniti e dallo stesso governo di Kiev, con il quale la penisola dovrebbe dichiarare la sua autonomia dall\u2019Ucraina per poi riunirsi alla Russia.<\/p>\n<p>Il timore \u00e8 che il distacco della Crimea non solo possa creare un pericoloso precedente, ma anche favorire analoghe spinte separatiste nelle regioni orientali del paese in cui le popolazioni russofone costituiscono la maggioranza.<\/p>\n<p>Va per\u00f2 detto che ad un\u2019analisi pi\u00f9 attenta il quadro si presenta assai pi\u00f9 complesso di quanto sembri a prima vista. Stando ai dati del censimento ufficiale del 2001, i russi costituiscono la maggioranza nelle grandi citt\u00e0, ma rimangono invece minoritari quando si considera invece l\u2019intero territorio delle diverse province che risultano abitate in massima parte da ucraini, come appare evidente nel caso degli <i>oblasts <\/i>che comprendono le citt\u00e0 di Kharkhiv e Donetsk. Un\u2019eventuale secessione sarebbe quindi problematica vista la difficile realizzabilit\u00e0 sul piano territoriale.<\/p>\n<p><b>Crisi finanze ucraina<\/b><br \/>\nLa seconda questione riguarda poi lo stato in cui versa l\u2019economia ucraina. L\u2019accordo siglato lo scorso dicembre con la Russia, la cui firma sar\u00e0 alla base delle violente proteste popolari contro il governo, consentiva a Kiev di ricevere un prestito di 15 miliardi di euro insieme ad un sostanziale ribasso sul prezzo delle forniture di gas, un punto questo estremamente importante vista la forte dipendenza energetica dell\u2019Ucraina da Mosca e l\u2019alto debito della compagnia petrolifera nazionale <i>Naftogaz<\/i> nei confronti della sua controparte russa.<\/p>\n<p>Stando poi a quanto riportato in una nota dalla <i>Bank of America Merril Lynch<\/i>, l\u2019Ucraina deve rimborsare quest\u2019anno prestiti per 9 miliardi di euro, ai quali si devono aggiungere altri 3,6 miliardi da restituire al Fondo monetario internazionale e 1,5 miliardi di obbligazioni europee in scadenza a giugno.<\/p>\n<p>Il quadro che presentano le finanze ucraine \u00e8 per\u00f2 assai critico, con delle riserve valutarie stimate in appena 17,8 miliardi di dollari, un livello considerato troppo basso dagli osservatori, e con una moneta nazionale, la <i>Grivna<\/i>, che dall\u2019inizio dell\u2019anno si \u00e8 fortemente deprezzata.<\/p>\n<p>Senza un immediato intervento internazionale di almeno 15 miliardi di dollari il paese potrebbe andare molto presto in default, anche perch\u00e9 Mosca ha ipotizzato il blocco della prima tranche di aiuti finanziari previsti dall\u2019intesa sottoscritta a dicembre.<\/p>\n<p>L\u2019ultima questione riguarda lo scenario politico ucraino che appare profondamente diviso. All\u2019interno del movimento che ha guidato la protesta esistono difatti partiti di estrazione filo-europeista come l\u2019Udar di Vitali Klitschko, ma anche formazioni di chiara matrice nazionalista come <i>Svoboda<\/i>, che alle elezioni legislative dell\u2019ottobre 2012 ottenne un sorprendente 10%, nonch\u00e9 gruppi radicali di estrema destra accusati di azioni violente e tendenze antisemite. Trovare una via d\u2019uscita alla crisi ucraina non appare facile anche perch\u00e9 le opzioni a disposizione appaiono assai limitate.<\/p>\n<p>Sul piano economico, delle sanzioni contro la Russia avrebbero un impatto ridotto sugli Stati Uniti, ma assai significativo invece nei confronti dei paesi europei visti i loro legami energetici e commerciali con Mosca, mentre dal lato politico Washington non pu\u00f2 spingere su posizioni pi\u00f9 dure in quanto la collaborazione con il Cremlino \u00e8 fondamentale nella gestione di altre situazioni sensibili come quella siriana o del nucleare iraniano.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le tensioni emerse in Ucraina con la caduta del presidente Viktor Yanukovich e il referendum con il quale la Crimea ha espresso la sua volont\u00e0 di diventare autonoma dall\u2019Ucraina per poi riunirsi alla Russia stanno ponendo la comunit\u00e0 internazionale davanti ad una delle crisi pi\u00f9 difficili che si siano presentate negli ultimi anni. 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