{"id":25660,"date":"2014-03-15T00:00:00","date_gmt":"2014-03-14T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/tatari-di-crimea-il-ritorno-dellincubo\/"},"modified":"2017-11-03T15:25:03","modified_gmt":"2017-11-03T14:25:03","slug":"tatari-di-crimea-il-ritorno-dellincubo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/03\/tatari-di-crimea-il-ritorno-dellincubo\/","title":{"rendered":"Tatari di Crimea, il ritorno dell\u2019incubo"},"content":{"rendered":"<p>Da teatro d\u2019importanti battaglie degli ultimi anni dell\u2019Impero ottomano, a palcoscenico della possibile fine dell\u2019Ucraina come la conosciamo oggi. Pur sommersa dalle polemiche della comunit\u00e0 internazionale, il 16 marzo la Crimea ha tenuto il referendum in cui la quasi totalit\u00e0 dei votanti si \u00e8 pronunciata per la riunificazione con la Russia, e solo il 7% si \u00e8 espresso a favore di una maggiore autonomia da Kiev.<\/p>\n<p>Dalle dichiarazioni dei giorni precedenti da parte delle autorit\u00e0 locali, l\u2019esito della votazione sembrava scontato, ma non sono mancate le voci fuori dal coro, quelle dei Tatari di Crimea. Per loro, rientrare sotto l\u2019egida russa significa ricordare l\u2019incubo della deportazione forzata del popolo tataro, accusato da Stalin di aver collaborato con i nazisti.<\/p>\n<p>Il Mejlis del popolo tataro di Crimea, l\u2019organo esecutivo del parlamento tataro, ha boicottato senza successo il referendum, invocando l\u2019intervento delle Nazioni Unite attraverso forze di peace-keeping. Ad accogliere l\u2019appello \u00e8 stata la Turchia che, sebbene si sia pronunciata per proteggere i \u201ccugini del mar Nero\u201d (i Tatari sono infatti di etnia turkic e di religione musulmana-sunnita), mantiene un atteggiamento attendista e prudente.<\/p>\n<p>Il clima teso nel paese cos\u00ec come la dipendenza energetica da Mosca, impediscono al premier turco Recep Tayyip Erdo&#287;an di lasciarsi andare a esternazioni pi\u00f9 audaci, come spesso succede quando si tratta di difendere le popolazioni musulmano-sunnite.<\/p>\n<p><b>Il secolo nero della dominazione russa<\/b><br \/>L\u2019arrivo dei Tatari in Crimea risale al XV secolo, con Gengis Khan. Nel 1783, il trattato di Kucuk Kaynarca pose fine alla guerra tra la Russia e l\u2019impero ottomano e inizi\u00f2 quello che i Tatari chiamano il \u201csecolo nero\u201d della dominazione russa. L\u2019oppressione e l\u2019espropriazione delle terre dei contadini tatari caus\u00f2 l\u2019esodo di circa 5 milioni di persone verso l\u2019impero ottomano.<\/p>\n<p>Una parentesi pacifica, in seguito allo scoppio della rivoluzione dell\u2019ottobre \u201817, si ebbe con la creazione della repubblica socialista sovietica di Crimea con il russo e il tataro come lingue ufficiali. L\u2019intesa, tuttavia, era destinata a dissolversi con la tragica deportazione del 1944 verso l\u2019Uzbekistan, in cui gran parte della popolazione fu decimata. Solo con la dissoluzione dell\u2019Urss il contro-esodo ha raggiunto cifre significative. Oggi i tatari rappresentano tra il 12 e il 14% della popolazione di Crimea.<\/p>\n<p><b>Cugini del Mar Nero<\/b><br \/>In una posizione molto scomoda si trova il governo di Ankara che ha nella Russia e nell\u2019Ucraina due importanti partner, ma per il quale la Crimea ha un ruolo storico-simbolico molto forte, oltre a essere un punto nevralgico nel Mar Nero. Di origine tatara sono infatti alcuni dei padri ideologici della repubblica kemalista e del nazionalismo turco come Yusuf Ak\u00e7ura, e proprio la Crimea \u00e8 stata oggetto di rivendicazioni di gruppi ultra-nazionalisti che spinsero l\u2019allora primo ministro turco, poi presidente della repubblica Turgut \u00d6zal a chiederla indietro dopo la dissoluzione dell\u2019Urss.<\/p>\n<p>Per proteggere i cugini del Mar Nero, tra le priorit\u00e0 indicate dal ministro degli esteri turco Ahmet Davuto&#287;lu figurano l\u2019integrit\u00e0 territoriale dell\u2019Ucraina e l\u2019attuazione di misure per assicurare un\u2019adeguata rappresentanza politica alle diverse etnie e religioni della Crimea.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 nonostante, Ankara si \u00e8 ben guardata dall\u2019alzare i toni contro Mosca, mostrandosi invece incline al dialogo, come quello telefonico tra il premier Erdo&#287;an e il presidente russo Vladimir Putin, con cui il primo chiedeva rassicurazioni sui diritti dei Tatari. Se da un lato \u00e8 improbabile che si associ a eventuali sanzioni internazionali, dall\u2019altro certamente non si tirer\u00e0 indietro nel momento in cui dovr\u00e0 presumibilmente accogliere rifugiati tatari.<\/p>\n<p><b>Violenza etnica sui tatari<\/b><br \/>La contrapposizione frontale con i russi non piace a nessuno. Neppure al presidente del Mejlis che pur chiedendo di boicottare il referendum suggeriva una commissione per trovare una soluzione pacifica. Nel frattempo anche i presidenti del Tatarstan e della Cecenia sembrano aver voltato le spalle ai loro fratelli musulmani e promettono cooperazione e aiuti ai Tatari a patto che essi accettino il loro destino.<\/p>\n<p>Un destino che, a prescindere dall\u2019esito della votazione, non \u00e8 roseo. Non si pu\u00f2 dire che la vita fosse facile sotto la presidenza di Viktor Yanukovich: i 3\/4 dei tatari vivono nelle aree rurali e il tasso di disoccupazione raggiunge il 50%. Tuttavia, col mutare della cartina geografica, per i tatari le prospettive sono tutt\u2019altro che rincuoranti, soprattutto per la costante associazione con l\u2019islam radicale. Circa 200 famiglie avrebbero gi\u00e0 lasciato la penisola per trasferirsi nell\u2019ovest dell\u2019Ucraina, per paura di un\u2019escalation di violenza da parte dei gruppi armati filo-russi.<\/p>\n<p>Il nuovo capo dei servizi di sicurezza della Crimea Petr Zima ha orwellianamente indicato nei fondamentalisti di Hizb ut-Tahrir, l\u2019organizzazione politica islamica riconosciuta in Ucraina, che in realt\u00e0 nella regione fa pochi proseliti, il nemico numero uno che va colpito con forza.<\/p>\n<p>E chiss\u00e0 se la proverbiale sommariet\u00e0 di esercizio della forza pubblica da parte di Mosca non colpisca, anche stavolta, indiscriminatamente.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da teatro d\u2019importanti battaglie degli ultimi anni dell\u2019Impero ottomano, a palcoscenico della possibile fine dell\u2019Ucraina come la conosciamo oggi. 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