{"id":25690,"date":"2014-03-17T00:00:00","date_gmt":"2014-03-16T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/le-ambizioni-pericolose-dello-zar-putin\/"},"modified":"2017-11-03T15:25:03","modified_gmt":"2017-11-03T14:25:03","slug":"le-ambizioni-pericolose-dello-zar-putin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/03\/le-ambizioni-pericolose-dello-zar-putin\/","title":{"rendered":"Le ambizioni pericolose dello zar Putin"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019opinione pubblica italiana ha reagito con indifferenza e anche un certo fastidio alle notizie di grandi manifestazioni filo-europee in Ucraina. Quando si \u00e8 visto che le proteste duravano oltre ogni previsione, malgrado dure repressioni, molti commentatori hanno cominciato a sostenere che in fondo quelle manifestazioni non erano per l\u2019Europa, ma per l\u2019indipendenza dell\u2019Ucraina e contro un Presidente regolarmente eletto.<\/p>\n<p><b>Allarme fascismo dai media russi<\/b><br \/>Quando la protesta si \u00e8 radicalizzata di fronte a leggi liberticide ed alla minaccia incombente di una totale, sanguinosa repressione, gli stessi commentatori hanno lanciato allarmi contro pericolosi fascisti e razzisti antirussi, che guidavano violente manifestazioni contro un governo legittimo.<\/p>\n<p>Poi, quando le forze che sostenevano Yanukovich si sono improvvisamente liquefatte, dopo un tentativo fallito di repressione, si \u00e8 parlato di una \u201ccrisi ucraina\u201d, che metteva in pericolo la pace e l\u2019ordine internazionale. La crisi si \u00e8 prontamente materializzata in Crimea, con una valanga di notizie di una popolazione minacciata dai \u201cfascisti\u201d di Kiev, che chiedeva protezione alla Russia.<\/p>\n<p>Non basta questa sequenza di esempi a mostrare che siamo spesso a rimorchio della sottile e spregiudicata propaganda dei media russi, controllati dal Cremlino? Senza la cortina fumogena delle dichiarazioni dei leader russi, la realt\u00e0 dei fatti pu\u00f2 essere semplicemente riassunta cos\u00ec: Putin ha esercitato lo scorso novembre una forte pressione per distogliere il Governo ucraino da un accordo con l\u2019Ue, e a fine febbraio ha reagito all\u2019imprevisto successo della rivolta contro il regime Yanukovich, con minacce militari contro l\u2019Ucraina e con l\u2019occupazione della Crimea. <\/p>\n<p>  Proviamo ad esaminare nell\u2019essenziale, basandoci solo sui fatti accertabili, la situazione in Ucraina, la strategia russa, e la possibile risposta dell\u2019Occidente.<\/p>\n<p><b>Rivolta di Euromaidan<\/b><br \/>Dopo vari cicli di repressioni e tentativi di mediazione di autorevoli politici ucraini (sempre poi sabotati dagli uomini del regime), nell\u2019inerzia delle istituzioni europee, la Germania ha preso l\u2019iniziativa di una missione di tre Ministri europei, che il 21 febbraio hanno mediato un accordo fra Yanukovich ed i leader dell\u2019opposizione (mentre il rappresentante russo si riservava libert\u00e0 d\u2019azione). <\/p>\n<p>Si stava intanto accelerando un processo, che la stessa opposizione non aveva previsto, n\u00e9 sperato in quelle dimensioni: dopo le stragi dei giorni 18-20 febbraio, le istituzioni statali stavano abbandonando il regime, molti oligarchi (spaventati dalle minacce di sanzioni americane ed europee) prendevano posizioni ambigue, ed i parlamentari filogovernativi cambiavano velocemente campo. <\/p>\n<p>\u00c8 bastato che un giovane ribelle ponesse una condizione supplementare (l\u2019immediata messa in stato d\u2019accusa del Presidente) perch\u00e9 Yanukovich fuggisse precipitosamente, abbandonato da tutti. Il Parlamento, l\u2019unica istituzione legittima ancora funzionante, ha poi applicato tutti gli accordi del 21 febbraio (unica variante: l\u2019incriminazione di Yanukovich per strage) ed ha eletto un Governo provvisorio, in attesa di elezioni.<\/p>\n<p>In una situazione di rivolta popolare contro un regime corrotto, violento e privo di scrupoli democratici, non si poteva chiedere di pi\u00f9. Sostenere che quel Governo \u00e8 illegittimo, come pretende Putin, rischia di fornire un avallo ad un intervento militare russo.<\/p>\n<p>     <b>Dalla Crimea all\u2019Ucraina orientale<\/b><br \/>La Russia \u00e8 impegnata nello sforzo di recuperare il suo status di grande potenza. Ottenere successi in questo campo \u00e8 importante per Putin anche per assicurare il suo potere interno, di fronte a crescenti difficolt\u00e0 economiche ed ai problemi interni della Federazione, in cui i cittadini di etnia russa sono solo circa la met\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019annessione della Crimea, carica di valori simbolici per il nazionalismo russo, significa per Putin un successo sul piano interno contro le forze di opposizione democratica, tale da far apparire irrilevante il costo politico di fronte all\u2019opinione internazionale.<\/p>\n<p>Una tentazione addizionale per il Cremlino potrebbe essere l\u2019occupazione di alcune regioni sud orientali dell\u2019Ucraina, con notevoli infrastrutture industriali, anche se in questo caso la controindicazione politica sarebbe pi\u00f9 costosa. <\/p>\n<p>Certo Putin potrebbe accontentarsi di questo non indifferente bottino (tra l\u2019alro la Crimea porterebbe con s\u00e9 anche una notevole modifica al mare territoriale, con possibili ricadute petrolifere). Ma la tattica scaltra e prudente fin qui seguita, suggerisce anche un\u2019altra ipotesi: il vero obiettivo strategico di Putin \u00e8 portare l\u2019Ucraina nell\u2019Unione euroasiatica, insieme alla Bielorussia ed al Kazakhstan. <\/p>\n<p>Per riuscirci, potrebbe usare un misto di minaccia militare e di pressioni economico-politiche, per scoraggiare l\u2019Ucraina dal ritorno al negoziato con l\u2019Ue ed indurre i titubanti europei a prendere tempo, per allontanare il calice ucraino. Naturalmente il Governo ucraino dovrebbe tornare in mano ad un suo fiduciario, con forze sufficienti a tenere fermamente il potere.<\/p>\n<p><b>Europa e Stati Uniti<\/b><br \/>Molti autorevoli commentatori consigliano di evitare risposte bellicose e di venire incontro il pi\u00f9 possibile alle sensibilit\u00e0 russe, per evitare un ritorno alla guerra fredda. Ovviamente dobbiamo rassicurare il Cremlino, in ogni utile modo, che non siamo mossi da intenti ostili alla Russia, anzi che vorremmo riprendere a costruire una \u201ccasa comune\u201d.<\/p>\n<p>Ma non possiamo solo essere motivati da considerazioni di forniture petrolifere. Per reagire adeguatamente alla \u201ccrisi ucraina\u201d, dobbiamo tenere a mente con chiarezza che nessuno ha minacciato la Russia, che nessuno ha minacciato la Crimea o i crimeani, che n\u00e9 gli Usa n\u00e9 l\u2019Ue hanno ambizioni di alcun genere sull\u2019Ucraina, n\u00e9 intendono usarla contro la Russia.<\/p>\n<p>Giustificare le ambizioni di Putin con un \u201csenso di insicurezza\u201d causato dalla fine della guerra fredda, venticinque anni fa, \u00e8 una metafora psicanalitica, non una utile considerazione di Realpolitik. L\u2019<i>appeasement<\/i> ha raramente prodotto frutti duraturi.<\/p>\n<p>Soprattutto Europa e Stati Uniti non possono trattare l\u2019Ucraina come un Paese a sovranit\u00e0 limitata, oggetto di compromessi fra le grandi potenze: se dobbiamo farlo, come extrema ratio, dobbiamo ricordarci che proprio cos\u00ec stiamo tornando alla prassi della guerra fredda. Ma in nessun caso possiamo avallare la minaccia e l\u2019uso della forza, per le ripercussioni che ne deriverebbero sulla situazione mondiale.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019opinione pubblica italiana ha reagito con indifferenza e anche un certo fastidio alle notizie di grandi manifestazioni filo-europee in Ucraina. 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