{"id":25700,"date":"2014-03-18T00:00:00","date_gmt":"2014-03-17T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lunione-bancaria-ai-tempi-supplementari\/"},"modified":"2017-11-03T15:25:01","modified_gmt":"2017-11-03T14:25:01","slug":"lunione-bancaria-ai-tempi-supplementari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/03\/lunione-bancaria-ai-tempi-supplementari\/","title":{"rendered":"L\u2019Unione bancaria ai tempi supplementari"},"content":{"rendered":"<p>Il triplice fischio finale del match tra Consiglio e Parlamento europeo (Pe) per definire i dettagli del meccanismo di risoluzione delle crisi dell\u2019Unione bancaria doveva esserci lo scorso venerd\u00ec 14 marzo. Cos\u00ec non \u00e8 stato e il 19 marzo i parlamentari si incontreranno nuovamente con i negoziatori del Consiglio.Il fischio definitivo arriver\u00e0 probabilmente prima del Consiglio europeo del 20 e 21 marzo. <\/p>\n<p>Una corsa contro il tempo, il cui esito non \u00e8 scontato, dal momento che negli ultimi due mesi incontri simili hanno sempre fallito nel portate Consiglio e Pe a un accordo su questo pilastro dell\u2019Unione bancaria.<\/p>\n<p><b>Meccanismo unico di risoluzione delle crisi <\/b><br \/>Il 2013 ha visto il Pe approvare il meccanismo unico di supervisione bancaria (Single supervisory mechanism, Ssm), il quale d\u00e0 alla Banca centrale europea (Bce) il potere di supervisione diretta di 130 banche europee giudicate sistemiche e pone il primo mattone dell\u2019Unione bancaria. <\/p>\n<p>Nei primi mesi del 2014 era, ed \u00e8 ancora, atteso il via libera da parte del Pe al secondo mattone, cio\u00e8 il meccanismo unico di risoluzione delle crisi (Single resolution mechanism, Srm, cos\u00ec come definito dall\u2019accordo raggiunto nel Consiglio Ecofin di fine dicembre.<\/p>\n<p>il Srm rappresenta un sistema unico europeo (da applicare in tutti i paesi dell\u2019eurozona e in quei paesi Ue che decideranno di far parte dell\u2019Unione bancaria) per la gestione ordinata dei fallimenti bancari. Secondo l\u2019accordo raggiunto a dicembre, esso dovr\u00e0 entrare in vigore nel 2016 e basarsi su un fondo di risoluzione unico per rifinanziare il sistema bancario in caso di crisi. <\/p>\n<p>Si passer\u00e0 quindi da una gestione delle crisi bancarie principalmente a livello nazionale ad una gestione sempre pi\u00f9 europea. Dopo una fase di transizione lunga dieci anni, il fondo sar\u00e0 pienamente operativo entro il 2025 e si baser\u00e0 su 55 miliardi di euro raccolti mediante prelievi ex post in tutti gli stati partecipanti all\u2019Unione bancaria. Risorse che inizialmente saranno gestite a livello nazionale e che poi confluiranno gradualmente in un unico fondo europeo.<\/p>\n<p>Durante la fase di transizione di questi dieci anni, in caso di fallimenti bancari, saranno coinvolti gli obbligazionisti e i detentori di depositi superiori a 100mila euro, rendendo cos\u00ec il settore bancario completamente responsabile per i propri fallimenti. <\/p>\n<p>Il settore pubblico, infatti, sar\u00e0 responsabile solo su base temporanea e in via sussidiaria, nei casi in cui il suo intervento sia inevitabile per assicurare la stabilit\u00e0 dell\u2019intero sistema. Una grande rivoluzione se si pensa ai salvataggi bancari da miliardi di euro avvenuti durante la crisi e successivamente. Perch\u00e9 dunque \u00e8 cos\u00ec difficile raggiungere un accordo su questo tema? Perch\u00e9 il Pe non dovrebbe essere a favore di un meccanismo cos\u00ec disegnato che salvaguardi il denaro del contribuente europeo? <\/p>\n<p><b>Fondo di risoluzione unico <\/b><br \/>La ragione della divergenza non risiede nella definizione del principio generale \u201cil settore bancario deve essere responsabile dei propri errori\u201d, ma nel modo pi\u00f9 efficace e pi\u00f9 \u201ceuropeo\u201d per rendere applicabile questo principio. Il Srm prevede un complicatissimo sistema di <i>governance <\/i>con un ruolo centrale ancora giocato dai governi all\u2019interno del Consiglio. <\/p>\n<p>Il Pe vorrebbe che fosse la Commissione a detenere il potere di risoluzione, il pi\u00f9 possibile lontano dalle considerazioni protezionistiche degli stati nazionali. Un elemento che certamente \u00e8 difficilmente accettabile dal Consiglio, il quale insiste sul mantenere un ruolo decisivo nell\u2019intero processo (cio\u00e8 la possibilit\u00e0 di veto o di modifica di qualunque decisione da parte degli governi nazionali).<\/p>\n<p>Inoltre, il Pe vorrebbe anche snellire l\u2019intero processo decisionale, cos\u00ec da ridurre maggiormente la discrezionalit\u00e0 nel suo funzionamento. Una posizione che trova una forte resistenza soprattutto della Germania. <\/p>\n<p>Un secondo punto di forte contrapposizione \u00e8 legato alla dotazione e funzionamento del fondo di risoluzione unico. Il Pe vorrebbe s\u00ec mantenere il periodo di 10 anni (2016-2026) per l\u2019accumulo dei 55 miliardi del fondo, ma preferirebbe accelerare il periodo entro cui arrivare alla piena mutualizzazione delle risorse, portandolo a tre anni e lasciando aperta la possibilit\u00e0 di anticipare ulteriormente l\u2019utilizzo di tali risorse. <\/p>\n<p>Un\u2019accelerazione di questo tipo permetterebbe, infatti, di rompere pi\u00f9 velocemente quel legame stati-istituti bancari che \u00e8 alla base del progetto dell\u2019Unione Bancaria. Allo stesso tempo, per\u00f2, esso comporterebbe in caso di attivazione del fondo a un maggior trasferimento di risorse dai paesi pi\u00f9 solidi a quelli maggiormente in difficolt\u00e0 finanziarie: un risultato non certamente amato dal Consiglio e dai contribuenti del nord Europa. <\/p>\n<p>Infine il Pe non trova una accordo sull\u2019aumento della liquidit\u00e0 del fondo disponibile nel periodo di transizione al 2016. Il Pe chiede infatti di prevedere come <i>back stop<\/i> per il fondo un prestito di risorse, preferibilmente pubbliche e comuni, cos\u00ec da rafforzarne la forza e la credibilit\u00e0. <\/p>\n<p>Su questo il Consiglio ha forti riserve, anche perch\u00e9 non ha ancora raggiunto un accordo definitivo sulle regole di un altro meccanismo europeo, l\u2019<i>European stability mechanism<\/i>, che prevede l\u2019utilizzo di risorse pubbliche per la ricapitalizzazione diretta delle banche. <\/p>\n<p><b>Rischi per la Bce<\/b><br \/>Le elezioni europee alle porte lasciano poche settimane per raggiungere l\u2019accordo cruciale sull\u2019Srm e approvare la legge attraverso il Pe prima che questo si sciolga alla fine di aprile (gi\u00e0 ora il voto in Plenaria \u00e8 previsto, al limite, per il 17 aprile). <\/p>\n<p>Se la partita tra Consiglio e Pe non terminer\u00e0 entro questa settimana sar\u00e0 praticamente impossibile porre in essere questo secondo pilastro della Unione Bancaria in tempo per la conclusione dell\u2019<i>Asset Quality Review<\/i>.<\/p>\n<p>Un rischio soprattutto per la Bce che rischierebbe cos\u00ec di trovarsi a giudicare sulla necessit\u00e0 di ristrutturare alcuni banche europee senza avere un Srm pienamente operativo, con possibili conseguenze dannose per la gi\u00e0 precaria stabilit\u00e0 del sistema finanziario europeo. <\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il triplice fischio finale del match tra Consiglio e Parlamento europeo (Pe) per definire i dettagli del meccanismo di risoluzione delle crisi dell\u2019Unione bancaria doveva esserci lo scorso venerd\u00ec 14 marzo. 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