{"id":25720,"date":"2014-03-19T00:00:00","date_gmt":"2014-03-18T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/nelle-urne-indiane-la-sorte-dei-fucilieri\/"},"modified":"2017-11-03T15:25:00","modified_gmt":"2017-11-03T14:25:00","slug":"nelle-urne-indiane-la-sorte-dei-fucilieri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/03\/nelle-urne-indiane-la-sorte-dei-fucilieri\/","title":{"rendered":"Nelle urne indiane la sorte dei fucilieri"},"content":{"rendered":"<p>\u201cSalvatore Girone e Massimiliano Latorre non sono due eroi. Sono due militari, due funzionari dello Stato che la Repubblica italiana ha impegnato in una missione approvata dal Parlamento\u201d ha detto il nuovo ministro della Difesa Roberta Pinotti. <\/p>\n<p>Era tempo che qualcuno pronunciasse parole di chiarezza, ponendo un freno a uno psicodramma mediatico che &#8211; fra telefonate del Capo dello Stato e di Ministri, appelli e mobilitazioni pi\u00f9 o meno strumentali &#8211; ha finito per stravolgere nella percezione di molti italiani il senso della vicenda. <\/p>\n<p><b>Ostaggi della giustizia indiana <\/b><br \/>I nostri due mar\u00f2 erano imbarcati sulla Enrica Lexie per proteggerla da eventuali incursioni di pirati: davanti a una minaccia hanno agito seguendo le regole di ingaggio stabilite dallo Stato Maggiore: potranno avere commesso errori, ecceduto in qualche misura &#8211; anche se personalmente non lo credo. Spetter\u00e0 alla nostra magistratura militare, unica competente, stabilire come sono andati i fatti e individuare eventuali responsabilit\u00e0. Punto. <\/p>\n<p>Il fatto che essi rimangano in pratica in ostaggio di giudici indiani che non sanno bene quali pesci pigliare, non \u00e8 tanto una prevaricazione nei loro confronti, quanto uno schiaffo alla credibilit\u00e0 internazionale del nostro paese.<\/p>\n<p>Anche l\u2019Italia ci ha messo del suo nel farsi mettere all\u2019angolo. Adesso contestiamo giustamente la giurisdizione indiana e parliamo &#8211; anche se in termini tutto sommato vaghi &#8211; di \u201cinternazionalizzare la vicenda\u201d. <\/p>\n<p>La giurisdizione indiana per\u00f2 in un primo tempo l\u2019avevamo accettata. Abbiamo indennizzato le famiglie dei pescatori uccisi, convinti forse che questo atto, in uno stato con una forte minoranza cristiana (i cristiani, contrariamente a quanto molti pensano, non sono maggioranza in Kerala) sarebbe stato letto come un gesto di carit\u00e0 e di pacificazione. Mentre agli occhi indiani, \u00e8 apparso come una indiretta, ma chiara, ammissione di colpevolezza e come un tentativo arrogante di \u201ccomprare\u201d il silenzio delle vittime. <\/p>\n<p><b>Oltre una politica estera euroatlantica <\/b><br \/>Carit\u00e0 cristiana e karma sono categorie agli antipodi: una delle contraddizioni maggiori in tutta questa vicenda \u00e8 stata la nostra a dir poco imperfetta conoscenza della forma mentis politica e delle sensibilit\u00e0 psicologiche degli indiani, cui ci siamo rivolti con un mix di condiscendenza terzomondista e di timore reverenziale per il nuovo gigante emergente della politica mondiale.<\/p>\n<p>Paghiamo anche qui il prezzo della storica dominante euroatlantica della nostra politica estera, che ci ha portati a trascurare aree nelle quali avevamo ruolo e interessi, senza mai riuscire a tradurli in una vera politica. Il nostro \u201ccrisis cabinet\u201d, quando \u00e8 stato finalmente costituito, avrebbe potuto trarre vantaggio dalle indicazioni di quei pochi esperti, in Italia, che l\u2019India la conoscono per davvero <\/p>\n<p>Non \u00e8 stato cos\u00ec (non rientra, questa logica collegiale, nella tradizione del nostro paese: troppo \u201canglosassone\u201d\u2026) e si \u00e8 avuta pi\u00f9 di una sensazione di dilettantismo e improvvisazione, con quegli appelli a Washington e Londra, le telefonate col Segretario di Stato statunitense, le mediazioni da affidare a personaggi come Hilary Carter. <\/p>\n<p>Gli Stati Uniti, incappati qualche settimana dopo in un incidente simile al largo delle coste indiane, si erano ben guardati dal rispondere agli appelli e avevano tranquillamente tirato dritto: anche loro come gli indiani, si saranno detti stupiti di quanto balbettante fosse la nostra reazione.<\/p>\n<p>Tramontata la minaccia della Nia con connessa teorica possibilit\u00e0 di condanne a morte (anche questa, largamente frutto di timori italiani autoindotti, anzich\u00e9 di vere determinazioni indiane), resta il fatto che ben difficilmente l\u2019India rinuncer\u00e0 a ribadire la propria competenza nel giudicare i nostri mar\u00f2. A questo punto, che cosa fare?<\/p>\n<p>Tutte le alternative si presentano problematiche. Un processo rapido, con una condanna relativamente mite e la possibilit\u00e0 di scontare la pena in Italia, presupporrebbe innanzitutto che la Convenzione di assistenza giudiziaria possa essere applicata prima che la sentenza divenga definitiva. Anche cos\u00ec, otterremmo il notevole risultato di accettare che due nostri militari in servizio di Stato vengano condannati in un altro paese per un omicidio non commesso. <\/p>\n<p><b>Possibilit\u00e0 arbitrato internazionale<\/b><br \/>Una volta in Italia poi, probabilmente li libereremmo subito, dando un altro colpo alla possibilit\u00e0 di tornare ad una normalit\u00e0 di rapporti con l\u2019India. C\u2019\u00e8 la via, di cui molto si parla al momento, del ricorso ad un arbitrato internazionale, dimenticando che da un lato l\u2019India potrebbe frapporre ostacoli procedurali, e dall\u2019altro che i tempi della procedura sarebbero comunque lunghi. Senza contare che i nostri mar\u00f2 non sono liberi di lasciare l\u2019India e \u00e8 a dir poco improbabile che Delhi acconsenta a trasferirli, non dico in Italia, ma anche in un paese terzo in attesa del giudizio.<\/p>\n<p>Non resta che aspettare l\u2019esito delle elezioni. Quale che ne sia il risultato, la \u201ccarta italiana\u201d che molto ha giocato nella campagna elettorale, avr\u00e0 esaurito la sua funzione. Ci\u00f2 tanto nel caso di una vittoria del partito del Congresso, come in quello del probabile successo del nazionalista Narendra Modi. Il quale, avendo utilizzato la carta italiana a suo vantaggio, non avrebbe pi\u00f9 grande interesse a continuare a servirsene e potrebbe preferire chiudere con un minimo di perdita di faccia un capitolo che potrebbe nel tempo creare complicazioni a pi\u00f9 ampio raggio.<\/p>\n<p>In attesa delle elezioni, ha senso continuare a rivendicare pubblicamente e con forza il nostro buon diritto a sottoporre la questione alla giurisdizione italiana. Preparando allo stesso tempo, senza troppa fanfara, un piano B da negoziare con il vincitore delle elezioni. Le vie ci sono e anche la magistratura indiana &#8211; senz\u2019altro la pi\u00f9 autorevole e indipendente del continente asiatico &#8211; non \u00e8 sorda alle esigenze della politica.<\/p>\n<p>Quando avremo messo una pezza definitiva a questa vicenda, potremo tornare a farci alcune domande. Ad esempio: chi diede davvero l\u2019ordine alla Enrica Lexie di entrare in porto? L\u2019armatore, preoccupato del rischio di perdere lucrosi contratti in India? Lo Stato Maggiore della Marina, per distrazione, leggerezza od errore? Qualcun altro? <\/p>\n<p>Cos\u00ec come sar\u00e0 interessante chiedersi come mai, a oltre due anni dal fatto, il Parlamento non abbia trovato un straccio di tempo per modificare la normativa a suo tempo prodotta da Ignazio La Russa, il cosiddetto \u201cdecreto missioni\u201d, che prevedeva la presenza di militari su navi civili senza per\u00f2 stabilire per bene le linee di comando e le funzioni. Normativa che \u00e8 all\u2019origine di questo pasticcio e che, un domani, potrebbe provocarlo in qualche altra parte del mondo.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cSalvatore Girone e Massimiliano Latorre non sono due eroi. 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