{"id":25740,"date":"2014-03-21T00:00:00","date_gmt":"2014-03-20T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/bosnia-come-uscire-dalla-claustrofobia-politica\/"},"modified":"2017-11-03T15:25:00","modified_gmt":"2017-11-03T14:25:00","slug":"bosnia-come-uscire-dalla-claustrofobia-politica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/03\/bosnia-come-uscire-dalla-claustrofobia-politica\/","title":{"rendered":"Bosnia, come uscire dalla claustrofobia politica"},"content":{"rendered":"<p>Dopo un inizio disordinato, in alcuni casi violento, la protesta che ha scosso la Bosnia Erzegovina si \u00e8 mostrata legata a ragioni puramente socio-economiche e si \u00e8 indirizzata verso forme di mobilitazione civica assolutamente nuove per il paese. Cerchiamo di analizzarne il significato, oltre che di inserirla nel contesto pi\u00f9 generale di un paese che stenta a trovare la sua strada verso l\u2019integrazione europea, al contrario di molti stati vicini.<\/p>\n<p><b>Da Tuzla ai plenum <\/b><br \/>Scaturita il 5 febbraio da un\u2019iniziativa dei lavoratori di due societ\u00e0 privatizzate e in via di fallimento a Tuzla, importante centro industriale nell\u2019ex-Jugoslavia, la protesta ha trovato sostegno in alcuni gruppi organizzati tramite i <i>social media<\/i>. Le manifestazioni si sono estese a tutte le principali citt\u00e0 della Federazione di Bosnia Erzegovina, una delle due entit\u00e0 che compongono il paese, ma anche, in forme diverse, a centri dell\u2019altra entit\u00e0, la Repubblica Srpska.<\/p>\n<p>Inizialmente, atti di violenza gratuita hanno generato preoccupazione. Ma le proteste hanno quasi subito prodotto assemblee di cittadini, chiamati <i>plenum<\/i>: una sorta di democrazia diretta. Creati nella maggior parte delle citt\u00e0 della Federazione, i <i>plenum <\/i>si sono concentrati su istanze legate alle realt\u00e0 locali: soprattutto l\u2019abolizione dei privilegi concessi ai politici dopo la fine dei loro mandati e la revisione degli accordi di privatizzazione di alcune societ\u00e0 pubbliche. <\/p>\n<p>Sotto la pressione dei gruppi di protesta, alcune importanti amministrazioni locali si sono dimesse. I <i>plenum<\/i>, in molti casi, stanno ora negoziando con le assemblee municipali e cantonali la nomina dei nuovi esecutivi, che vorrebbero composti principalmente da tecnici. Nel frattempo, anche se ridotti di numero, i cittadini continuano a scendere in piazza, pacificamente, quasi ogni giorno.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 rappresenta sicuramente un elemento nuovo nel claustrofobico panorama politico della Bosnia. Da tempo, gli osservatori lamentano un\u2019eccessiva passivit\u00e0 della societ\u00e0 bosniaca che tende a sopportare apaticamente soprusi e incompetenze di una classe politica diffusamente corrotta, arricchitasi e mantenutasi al potere grazie a un astuto miscuglio di etno-nazionalismo e clientelismo. <\/p>\n<p>Entrambi gli elementi sono stati favoriti da un sistema istituzionale, quello uscito dagli accordi di Dayton, basato sulla separazione e divisione del potere tra bosgnacchi, croati e serbi secondo un complesso sistema di autonomie locali. Questo non ha certo favorito l\u2019integrazione sociale, e ancor meno la governabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Le radici della frustrazione dei bosniaci sono quindi sia economiche che politiche. Spinti da disoccupazione e precariet\u00e0 (aggravate dalla crisi mondiale), i cittadini vorrebbero essere governati da una classe politica pi\u00f9 efficiente e meno corrotta. Ad accentuare la loro demoralizzazione contribuisce senz\u2019altro il fatto che la maggior parte dei paesi balcanici vicini sta facendo progressi nell\u2019integrazione europea. Mentre i politici bosniaci, per timore che maggiori controlli e trasparenza li priverebbero di molti privilegi, ostacolano le riforme.<\/p>\n<p><b>Integrazione europea<\/b><br \/>La comunit\u00e0 internazionale, che da qualche anno ha ridotto la propria presenza e delegato al processo d\u2019integrazione europea il compito d\u2019incoraggiare le riforme, non \u00e8 stata in grado di trovare la strategia giusta per scardinare il meccanismo che tiene al potere l\u2019attuale classe dirigente. La quale \u00e8 evidentemente impermeabile al \u201cpotere di attrazione\u201d di Bruxelles. <\/p>\n<p>Da un lato, l\u2019Ue si \u00e8 impegnata in negoziati diretti con i partiti politici per completare una riforma costituzionale richiesta da una sentenza della Corte europea per i diritti umani (Sejdi&#263;-Finci, 2009). Ha per\u00f2 dovuto dichiararsi sconfitta, proprio a tre mesi dalle consultazioni europee, e a sette dalle elezioni generali in Bosnia.<\/p>\n<p>D\u2019altro canto, se l\u2019Ue dovr\u00e0 ripensare la sua strategia, le residue strutture di Dayton non sembrano meglio equipaggiate per sciogliere l\u2019impasse. L\u2019ufficio dell\u2019Alto rappresentante con mandato Onu, detiene ancora poteri esecutivi (i <i>Bonn powers<\/i>). Ma le conseguenze dell\u2019ultima occasione in cui sono stati (maldestramente) usati sono senza dubbio all\u2019origine di alcuni dei guai presenti, giacch\u00e9 la <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1718\" target= \"blank\"><b><u> crisi d\u2019ingovernabilit\u00e0<\/u><\/b><\/a> \u00e8 particolarmente pronunciata nella Federazione.<\/p>\n<p>\u00c8 quindi importante chiedersi: dove andranno i nuovi movimenti di protesta? Saranno i <i>plenum<\/i> in grado di coagularsi in veri movimenti politici, capaci di offrire un\u2019alternativa, perlomeno a livello locale, allo strapotere dei partiti tradizionali? I rischi di un fallimento sono grandi. <\/p>\n<p>Esistono gi\u00e0 tentativi dell\u2019establishment politico di cooptare le proteste nello status quo, o di allungare i tempi delle riforme. Vi \u00e8 anche un rischio di calo dell\u2019entusiasmo popolare, o di un logoramento dei movimenti. La speranza \u00e8 comunque che da questo nuovo attivismo civico nascano delle novit\u00e0 politiche, meglio se in tempo per le elezioni del prossimo ottobre.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo un inizio disordinato, in alcuni casi violento, la protesta che ha scosso la Bosnia Erzegovina si \u00e8 mostrata legata a ragioni puramente socio-economiche e si \u00e8 indirizzata verso forme di mobilitazione civica assolutamente nuove per il paese. 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