{"id":25800,"date":"2014-03-25T00:00:00","date_gmt":"2014-03-24T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/le-riforme-per-litalia-in-europa\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:59","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:59","slug":"le-riforme-per-litalia-in-europa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/03\/le-riforme-per-litalia-in-europa\/","title":{"rendered":"Le riforme per l\u2019Italia in Europa"},"content":{"rendered":"<p>Insieme alla Croazia e alla Slovenia, l\u2019Italia ha squilibri eccessivi che minacciano la stabilit\u00e0 degli altri paesi dell\u2019Unione europea (Ue) e che devono essere &#8211; quindi &#8211; contrastati con risposte immediate di politica economica, se si vuole evitare l\u2019avvio della relativa procedura di infrazione.<\/p>\n<p><b>Italia sul banco degli accusati<\/b><br \/>Questo il giudizio che la Commissione europea ha comunicato nella riunione del 5 marzo scorso, mostrando i risultati del suo esame approfondito della situazione di diciassette stati membri con squilibri macroeconomici. <\/p>\n<p>Le risposte di politica economica per rimediare agli squilibri evidenziati dalla Commissione andranno inserite nei programmi di stabilit\u00e0 e di convergenza e in quelli di riforma nazionale che l\u2019Italia \u00e8 tenuta a predisporre entro la met\u00e0 del prossimo mese di aprile per adempiere alle regole del semestre europeo. I contenuti definitivi e fattuali di tali <i>policy<\/i> dovranno essere, poi, concordati con il Consiglio dell\u2019Ue e sottoposti al monitoraggio della stessa Commissione.<\/p>\n<p>Anche gli squilibri macroeconomici di Irlanda, Spagna e Francia hanno sollecitato specifiche azioni di <i>policy<\/i>; e persino i <i>surplus<\/i> tedeschi di parte corrente sono stati considerati meritevoli di \u201cstretta attenzione\u201d. Eppure, in nessuno di questi altri casi gli squilibri macroeconomici sono stati trattati come eccessivi e hanno, quindi, innescato una pressione europea per l\u2019adozione di immediate riforme. <\/p>\n<p>Ne deriva che, ancora una volta, l\u2019Italia si trova sul banco europeo degli accusati ed \u00e8 sollecitata a svolgere in tutta fretta i suoi pi\u00f9 urgenti compiti a casa. <\/p>\n<p>L\u2019ovvio interrogativo \u00e8, quindi, se esista un inaccettabile atteggiamento punitivo nei confronti del nostro paese da parte delle istituzioni europee oppure se le fragilit\u00e0 italiane costituiscano un\u2019effettiva minaccia per la stabilit\u00e0 dell\u2019area dell\u2019euro e impongano reazioni immediate.<\/p>\n<p><b>Procedura di infrazione per squilibri macroeconomici <\/b><br \/>Chiunque abbia avuto occasione di discutere con i responsabili di <i>policy<\/i> o con qualche influente consigliere di stati membri centrali dell\u2019Ue sa che le istituzioni italiane non godono di grande fiducia presso la burocrazia di Bruxelles e presso le altre capitali europee. Ci\u00f2 non sembra, per\u00f2, aver condizionato la decisione riguardo ai nostri squilibri eccessivi. Basta infatti scorrere le trenta righe dedicate dalla Commissione europea agli specifici problemi dell\u2019economia italiana per ritrovare temi ben noti ma non per questo meno fondati e condivisibili.<\/p>\n<p>Il sistema economico italiano \u00e8 stretto in un circolo vizioso che richiede un insieme di interventi strutturali di <i>policy<\/i> per essere spezzato. L\u2019elevato ammontare del debito pubblico italiano e la scarsa competitivit\u00e0 del nostro apparato produttivo tendono, infatti, a sfociare in una stagnazione e in una deflazione che rischiano di bloccare ogni prospettiva di crescita di lungo termine e che sono economicamente e socialmente insostenibili. <\/p>\n<p>Urge quindi ripristinare il nostro potenziale di crescita, rimuovendo i principali ostacoli al ripristino di una positiva dinamica delle varie forme di produttivit\u00e0 e alla connessa riorganizzazione di gran parte delle imprese italiane dell\u2019industria e dei servizi.<\/p>\n<p>L\u2019economia italiana ha una dinamica stagnante della produttivit\u00e0 da pi\u00f9 di quindici anni e ha un settore bancario che, pur continuando a detenere il quasi-monopolio dell\u2019intermediazione finanziaria, ha \u2018tagliato\u2019 i finanziamenti alle imprese in modo irreversibile.<\/p>\n<p>Pertanto, se l\u2019adozione di innovazioni tecniche e organizzative non diventa la strategia privilegiata di comportamento della maggior parte degli imprenditori italiani e se il finanziamento extra-bancario non diventa in grado di colmare i vuoti lasciati dal <i>credit crunch<\/i>, il nostro paese non ha alcuna possibilit\u00e0 di sottrarsi a una procedura di infrazione per squilibri macroeconomici derivanti da insufficiente dinamica delle varie forme di produttivit\u00e0, scarsa competitivit\u00e0, vincoli stringenti ai finanziamenti delle imprese, insufficiente capacit\u00e0 di attrazione rispetto agli investimenti extra-nazionali, ammontare abnorme di debito pubblico. <\/p>\n<p>Per giunta, tale procedura sarebbe lo specchio dell\u2019insostenibilit\u00e0 del debito pubblico italiano e dell\u2019inadeguatezza dei rapporti fra finanza e imprese per l\u2019innovazione.<\/p>\n<p><b>Stimoli e riforme<\/b><br \/>Le prospettive di crescita dell\u2019economia italiana non possono esaurirsi in interventi di <i>policy <\/i>concentrati sul rilancio della domanda aggregata. Data la lunga fase di recessione (met\u00e0 2008 &#8211; fine 2009; met\u00e0 2011 &#8211; fine 2013), \u00e8 evidente che la nostra economia richiede stimoli di brevissimo periodo dal lato della domanda per ricollocarsi su un potenziale sentiero di sviluppo. <\/p>\n<p>Se si vuole per\u00f2 evitare che si tratti di una semplice fiammata prima di una ricaduta nella stagnazione, risulta essenziale avviare una serie di riforme che trasformino le molte \u2018esternalit\u00e0\u2019 negative (farraginosit\u00e0 amministrative, inefficienze della giustizia civile, carenza di \u2018capitale sociale\u2019) in esternalit\u00e0 positive, che spingano gli investimenti innovativi, che rimuovano i principali ostacoli alla riorganizzazione delle imprese.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 implica che la posizione italiana nei Consigli europei non deve puntare sulla ricontrattazione del deficit pubblico per il rilancio della domanda aggregata di breve termine, ma deve accordarsi su una gestione flessibile del debito pubblico nel medio termine. <\/p>\n<p>Si tratta cio\u00e8 di \u2018scambiare\u2019 le riforme strutturali che dobbiamo comunque effettuare con urgenza ma che non abbiamo ancora avviato con una determinazione del peso quantitativo di quei fattori di elasticit\u00e0 rispetto alla riduzione annuale del debito pubblico che sono gi\u00e0 previsti nel <i>Six Pack<\/i> e nel <i>Fiscal compact<\/i> (ricchezza privata, sostenibilit\u00e0 del sistema pensionistico, e cos\u00ec via).<\/p>\n<p>La minaccia europea di aprire nei confronti dell\u2019Italia una procedura di infrazione per squilibri macroeconomici eccessivi potrebbe cos\u00ec accelerare l\u2019avvio di riforme, che vanno comunque messe subito in cantiere, e attenuare i rischi di insostenibilit\u00e0 nella gestione del nostro debito pubblico dal 2016.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Insieme alla Croazia e alla Slovenia, l\u2019Italia ha squilibri eccessivi che minacciano la stabilit\u00e0 degli altri paesi dell\u2019Unione europea (Ue) e che devono essere &#8211; quindi &#8211; contrastati con risposte immediate di politica economica, se si vuole evitare l\u2019avvio della relativa procedura di infrazione. 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