{"id":25810,"date":"2014-03-25T00:00:00","date_gmt":"2014-03-24T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/cosa-vede-locchio-di-mosca\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:59","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:59","slug":"cosa-vede-locchio-di-mosca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/03\/cosa-vede-locchio-di-mosca\/","title":{"rendered":"Cosa vede l\u2019occhio di Mosca"},"content":{"rendered":"<p>Annettendo la Crimea alla Russia, in violazione dei principi del diritto internazionale, cos\u00ec precipitosamente e agendo in modo tanto brusco e drastico, Vladimir Putin ha voluto dare un\u2019inequivocabile dimostrazione di forza.<\/p>\n<p>Tale dimostrazione era certo rivolta all\u2019Unione europea e agli Stati Uniti, ma anche, in misura altrettanto rilevante, alla societ\u00e0 russa, per rivalsa rispetto a quello che rappresenta, sul piano geostrategico, la perdita dell\u2019Ucraina.<\/p>\n<p>Una mancata reazione all\u2019uscita del \u201cpaese fratello\u201d dalla sfera di influenza del Cremlino avrebbe infatti comportato il crollo dell\u2019immagine di leader forte ed efficiente, fautore della restaurazione, del prestigio e della potenza della Russia. <\/p>\n<p>Per Putin, dare una risposta risoluta a quella che viene considerata l\u2019ennesima manifestazione di \u201cinterventismo occidentale\u201d a sostegno di un  movimento rivoluzionario portatore di un cambio di regime, in un\u2019area di importanza cruciale per gli interessi nazionali e l\u2019identit\u00e0 russa, costituiva un imperativo irrinunciabile.<\/p>\n<p>Colto di sorpresa dagli sviluppi che hanno portato all\u2019abbattimento del governo di Viktor Yanukovic, la reazione del presidente russo si iscrive nella logica di una politica difensiva\/aggressiva, in un clima di risorgente nazionalismo. Definirla un\u2019iniziativa di neo imperialismo, espressione di una presunta \u201cdottrina Putin\u201d, versione aggiornata della \u201cdottrina Bre\u017enev\u201d, appare d\u2019altra parte riduttivo e fuorviante.<\/p>\n<p><b>Se l\u2019Ue si espande la Russia trema<\/b><br \/>Altro e assai pi\u00f9 complesso si configura il contesto in cui si trova oggi ad operare Mosca, rispetto a quello chiaramente definito dalla presenza di due blocchi contrapposti in cui operava l\u2019Urss ai tempi della guerra fredda.<\/p>\n<p>Ad essere messo a dura prova, questa volta, \u00e8 l\u2019impianto della strategia russa impegnata nella competizione con l\u2019Ue nell\u2019area di comune vicinato, intermedia fra Bruxelles e Mosca, e significativamente non definita da quest\u2019ultima come parte dell\u2019estero vicino.<\/p>\n<p>In questa regione, per il posto che occupano nei rapporti di forza est-ovest la Bielorussia, l\u2019Ucraina, la Moldavia e la Georgia, \u00e8 in gioco il ruolo della Russia, grande potenza regionale aspirante a una presenza globale. <\/p>\n<p>La perdita di influenza sull\u2019Ucraina e il suo riavvicinamento alle potenze occidentali, come sembra ormai pressoch\u00e9 inevitabile anche se i tempi e le forme di tale processo sono ancora difficili da prevedere, infligge alla Russia un colpo durissimo.<\/p>\n<p>In primo luogo, Mosca \u00e8 fortemente preoccupata per l\u2019avanzata dell\u2019occidente a ridosso del territorio russo, da essa percepita come una manovra tesa all\u2019accerchiamento della Russia nello spazio del continente europeo. <\/p>\n<p>Una strategia questa che Mosca giudica aggressiva, volta a sanzionare il suo isolamento mediante una graduale penetrazione nei paesi post-sovietici limitrofi, che Mosca continua tradizionalmente a considerare come elementi portanti di un bastione di sbarramento a difesa del fronte Ovest.<\/p>\n<p><b>La soft policy europea funziona<\/b><br \/>La promozione dell\u2019influenza dell\u2019Ue attraverso il Partenariato orientale si va rivelando infatti, al di l\u00e0 delle intenzioni dei suoi stessi promotori, un\u2019iniziativa dirompente degli equilibri politico-strategici della regione.<\/p>\n<p>Il richiamo ai valori occidentali, comunque interpretati, in quella che si rivela una riuscita operazione di \u201csoft policy\u201d, ha funzionato, come dimostra il caso ucraino, da detonatore dei fermenti presenti in quelle societ\u00e0, mettendo allo scoperto le contraddizioni latenti alla base dei regimi emersi dall\u2019implosione dell\u2019Urss.<\/p>\n<p>Anche se sarebbe azzardato attendersi una generalizzata diffusione del fenomeno all\u2019intera area post-sovietica, non \u00e8 da escludere che, con la firma del trattato di adesione all\u2019Ue, anche Moldavia e Georgia optino per un graduale allontanamento da Mosca.<\/p>\n<p><b>Senza Kiev l\u2019Unione eurasiatica non s\u2019ha da fare<\/b><br \/>In secondo luogo, il Cremlino deve tener conto degli effetti che la crisi ucraina potrebbe avere sulla messa in opera dell\u2019Unione economica eurasiatica, fra Russia, Kazakhistan e Bielorussia, voluta personalmente da Putin per dar vita a un\u2019ampia area economica integrata. <\/p>\n<p>Un progetto ambizioso, valutato con attenzione anche in alcuni ambienti occidentali, perch\u00e9 impostato apparentemente su basi pi\u00f9 mirate ed efficaci di quanto finora aveva caratterizzato la strategia regionale russa.<\/p>\n<p>Destinato a fornire a Mosca le basi economiche, e in prospettiva politiche, sufficienti per assicurarle &#8211; vista la collocazione strategica e la dimensione territoriale di questa nuova formazione &#8211; la guida di un centro di forza a livello mondiale, il progetto rischia ora di trovarsi in difficolt\u00e0. <\/p>\n<p>Venuta meno, con l\u2019ascesa a Kiev di un governo su posizioni antirusse, l\u2019ipotesi di adesione dell\u2019Ucraina, che di tale Unione avrebbe dovuto costituire un elemento portante, l\u2019attuazione di questo schema si rivela problematico. Non sar\u00e0 certo l\u2019adesione dell\u2019Armenia o di alcune repubbliche centro-asiatiche, infatti, a fornire all\u2019iniziativa quella dimensione progettuale che avrebbe contribuito a rafforzare il ruolo della  Russia come grande potenza in ascesa.<\/p>\n<p><b>Effetti delle sanzioni contro il Cremlino<\/b><br \/>In terzo luogo, infine, ed \u00e8 il dato di maggior rilievo e allo stesso tempo pi\u00f9 difficile da valutare, c\u2019\u00e8 l\u2019impatto che la somma dei pi\u00f9 recenti sviluppi potrebbe avere sull\u2019evoluzione del regime russo. Nonostante sul piano interno il quadro complessivo appaia improntato alla stabilit\u00e0, l\u2019avvenuta adozione di una serie di misure repressive e di controllo nei confronti di singoli oppositori e degli organi di informazione non allineati sembra suggerire una certa preoccupazione.<\/p>\n<p>A livello di opinione pubblica, le reazioni all\u2019annessione della Crimea e pi\u00f9 in generale alla volont\u00e0 del governo di far fronte, anche con le armi, a quelle che sono percepite come potenziali minacce alla sicurezza nazionale, appaiono contrastanti. <\/p>\n<p>Alle manifestazioni per la pace, contro l\u2019ipotesi di interventi militari nei territori sud-orientali dell\u2019Ucraina, fa riscontro un diffuso atteggiamento, alimentato dal patriottismo, a favore di una politica di fermezza nei confronti dell\u2019occidente. Le scene di violenza che hanno accompagnato la caduta del governo ucraino hanno suscitato forte apprensione in una societ\u00e0 che privilegia, al di sopra di ogni altra considerazione, il mantenimento della stabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Questi due sentimenti, l\u2019attaccamento ai valori della nazione russa e il rifiuto di un cambio di regime ottenuto con la forza, giocano a favore del governo in carica, come dimostra l\u2019adesione a questa posizione anche di quella parte della societ\u00e0 russa che si oppone al Cremlino.<\/p>\n<p>Sul piano esterno, d\u2019altra parte, anche se per ora le conseguenze appaiono limitate, i provvedimenti di ritorsione decretati dalle potenze occidentali con il minacciato isolamento diplomatico della Russia e soprattutto l\u2019applicazione di sanzioni a livello economico-finanziario, rischiano di mettere in difficolt\u00e0 Mosca. <\/p>\n<p>Sono in primo luogo gli oligarchi colpiti nei loro interessi personali ad essere allarmati, ma pi\u00f9 in generale \u00e8 il gruppo dirigente, politico-amministrativo che fa capo a Putin a temere i contraccolpi che queste misure potranno provocare, in prospettiva, sull\u2019economia del paese. <\/p>\n<p>Un\u2019economia al cui andamento \u00e8 legata la capacit\u00e0 di assicurare un livello di vita accettabile al grosso della popolazione: condizione essenziale per assicurare al regime la quota di consenso, se non proprio la legittimit\u00e0, indispensabile alla sua sopravvivenza.<\/p>\n<p>.    <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Annettendo la Crimea alla Russia, in violazione dei principi del diritto internazionale, cos\u00ec precipitosamente e agendo in modo tanto brusco e drastico, Vladimir Putin ha voluto dare un\u2019inequivocabile dimostrazione di forza. 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