{"id":25820,"date":"2014-03-26T00:00:00","date_gmt":"2014-03-25T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/losce-nel-risiko-di-putin\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:58","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:58","slug":"losce-nel-risiko-di-putin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/03\/losce-nel-risiko-di-putin\/","title":{"rendered":"L\u2019Osce nel risiko di Putin"},"content":{"rendered":"<p>Mentre il Consiglio di Sicurezza dell&#8217;Onu \u00e8 paralizzato dal veto russo, l&#8217;Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) \u00e8 riuscita almeno a raggiungere un accordo per il dispiegamento di una <a href= \"http:\/\/www.osce.org\/cio\/116710\" target= \"blank\"><b><u> missione di osservatori in Ucraina<\/u><\/b><\/a> &#8211; esclusa la Crimea &#8211; con il compito di ridurre le tensioni, cercando di raggiungere pace, stabilit\u00e0 e sicurezza. <\/p>\n<p>All&#8217;inizio degli anni novanta alcuni conflitti locali di natura secessionistica seguiti al crollo dell&#8217;Unione Sovietica furono affidati alle cure della nuova organizzazione paneuropea, nata dalla istituzionalizzazione della Csce. <\/p>\n<p>Quella che dalla fine del 1994 prese il nome di Osce non fu in grado di risolvere alcuno di quei conflitti, per la semplice ragione che Mosca aveva tutto l&#8217;interesse a mantenerli aperti e sosteneva le piccole repubbliche separatiste, pur riconoscendo teoricamente il principio dell&#8217;integrit\u00e0 territoriale di Moldova, Azerbaigian e (fino allo strappo del 2008) Georgia.<\/p>\n<p><b>Crimea secessionista<\/b><br \/>Pi\u00f9 che per la <i>conflict resolution<\/i>, l&#8217;Osce si \u00e8 rivelata uno strumento valido per la <i>conflict prevention<\/i>. Un successo ormai dimenticato (ma si sa che la cronaca registra gli incidenti avvenuti, non quelli evitati) riguard\u00f2 proprio la Crimea: nel 1994 la maggioranza russa della penisola fu ad un passo dal distacco dall&#8217;Ucraina. Intervenne l&#8217;Osce, la presidenza (allora tenuta dall&#8217;Italia) medi\u00f2 fra Kiev e Simferopoli, istitu\u00ec missioni permanenti nelle due citt\u00e0; la secessione fu disinnescata.<\/p>\n<p>Evidentemente le circostanze erano allora molto pi\u00f9 favorevoli di oggi al mantenimento dell&#8217;integrit\u00e0 territoriale dell&#8217;Ucraina: il regime di Eltsin non era propenso a sfidare l&#8217;Occidente, e a Kiev governava una dirigenza che Mosca non aveva ragione di inimicarsi.<\/p>\n<p>La secessione crimeana di questi giorni non \u00e8 dunque una svolta imprevedibile. La storia \u00e8 ricca di esempi di regioni che covano a lungo le loro aspirazioni separatistiche, e insorgono quando il potere centrale perde forza o legittimit\u00e0 per effetto di un attacco esterno o una rivoluzione. <\/p>\n<p>L&#8217;avvento del nuovo regime a Kiev, avvenuto sotto la spinta della piazza e in modi costituzionalmente discutibili, ma soprattutto alcuni errori commessi in partenza (declassamento della lingua russa, posti ministeriali e altre cariche dati ad esponenti dell&#8217;estrema destra) avrebbero comunque offerto lo spunto al parlamento di Simferopoli per proclamare l&#8217;indipendenza, anche senza un intervento militare russo (che innegabilmente c&#8217;\u00e8 stato, e va condannato). <\/p>\n<p>Questo intervento, peraltro senza vere operazioni belliche, \u00e8 servito a dissuadere Kiev dal contemplare un comunque problematico ricorso alle proprie forze armate per soffocare la secessione.<\/p>\n<p><b>Prevedibile colpo di mano di Putin<\/b><br \/>La sorpresa per il colpo di mano di Putin \u00e8 tanto pi\u00f9 fuori luogo se si considera che non erano mancati segnali di avvertimento. Basterebbe rileggersi il discorso del febbraio 2007 alla Conferenza sulla Sicurezza (Wehrkunde-Tagung) di Monaco, in cui il presidente russo esplicitava tutti i suoi motivi di risentimento nei confronti della politica estera degli Stati Uniti e della Nato. <\/p>\n<p>\u00c8 noto, in particolare, che Putin non ha mai digerito l&#8217;incoraggiamento dato dagli americani alla \u201crivoluzione arancione\u201d del 2004, anche se poi superata dal ritorno di Yanukovich al potere; e che l&#8217;ingresso dell&#8217;Ucraina (e della Georgia) nella Nato, fortemente voluto da Bush, sarebbe stato una sfida per lui intollerabile; lo avevano ben capito tedeschi e francesi, che perci\u00f2 dissuasero Washington. Ma il segnale pi\u00f9 chiaro si \u00e8 avuto con la breve guerra dell&#8217;agosto 2008.<\/p>\n<p>La spedizione punitiva contro la Georgia, il riconoscimento formale dell&#8217;indipendenza della Abkhazia e Ossezia Meridionale e lo stanziamento di truppe russe in tali territori hanno chiarito che entro certi limiti Putin \u00e8 pronto a commettere violazioni del diritto internazionale, che si considera legittimato a farlo da violazioni analoghe o pi\u00f9 gravi commesse dagli Stati Uniti e dai loro alleati, e che questi non sono in grado di impedirglielo.<\/p>\n<p>L&#8217;argomento pi\u00f9 efficace di cui si \u00e8 avvalso allora, in varie successive occasioni, e in questi giorni, \u00e8 il precedente costituito dal distacco del Kosovo imposto alla Serbia, contravvenendo non solo al principio di integrit\u00e0 territoriale ma anche ad una fondamentale Risoluzione del CdS del 1999. <\/p>\n<p>Nel tentativo di dissuadere gli americani ed altri occidentali dal riconoscere l&#8217;indipendenza del Kosovo, Putin aveva avvertito che una simile mossa poteva ritorcersi contro di loro, facendo chiare allusioni all&#8217;Abkhazia (minaccia attuata di l\u00ec a poco). La risposta delle nostre diplomazie fu allora alquanto curiosa: \u201cil Kosovo \u00e8 un caso sui generis\u201d.<\/p>\n<p>Oggi, di fronte alle proteste per l&#8217;annessione della Crimea, il presidente russo si avvale di nuovo di quel precedente creato dagli occidentali per relativizzare il diritto dell&#8217;Ucraina all&#8217;integrit\u00e0 territoriale, e ha buon gioco ad accusare l&#8217;Occidente di usare due pesi e due misure.<\/p>\n<p><b>Controllo Ucraina orientale <\/b><br \/>In realt\u00e0 il vero problema non \u00e8 pi\u00f9 la Crimea. Certo, i governi occidentali devono continuare a protestare per quello che sanno essere un fatto compiuto, irreversibile. Ma al tempo stesso devono concentrare i loro sforzi sulla prevenzione di guai peggiori in altre regioni russofone dell&#8217;Ucraina. <\/p>\n<p>Putin, nel salutare il ritorno dell&#8217;amata Crimea fra le braccia della Madre Russia, ha assicurato di volere il mantenimento dell&#8217;unit\u00e0 dell&#8217;Ucraina. Il nostro obiettivo deve essere di consolidare questa linea, evitare slittamenti sull&#8217;onda di pronunciamenti dei gruppi russofili pi\u00f9 accesi a Donetsk e Kharkiv.<\/p>\n<p>Quelle assicurazioni di Putin sono state accolte da varie parti con scetticismo (e qualcuno ha ricordato, del tutto a sproposito, quelle date da Hitler a Monaco nel &#8217;38). Il test circa le sue vere intenzioni \u00e8 venuto con la proposta di inviare squadre di osservatori internazionali nelle citt\u00e0 dell&#8217;Ucraina orientale e meridionale: una missione che era naturale affidare all&#8217;Osce. <\/p>\n<p>I monitors, se distribuiti sul territorio in numero sufficiente (alcune centinaia) avrebbero reso difficile l&#8217;infiltrazione di militari russi \u201csenza mostrine\u201d e la diffusione di false voci circa \u201cpersecuzioni\u201d da parte delle autorit\u00e0 ucraine con cui infiammare la piazza.<\/p>\n<p>Se Putin voleva riservarsi l&#8217;opzione di fomentare una rivolta  contro-Majdan a Donetsk, Kharkiv e Dnepropetrovsk, per poi \u201cvedersi costretto\u201d a varcare un nuovo Rubicone e ratificare un ulteriore Anschluss, doveva sabotare questo progetto, frapponendo ostacoli, anche solo procedurali, all&#8217;adozione del mandato degli osservatori. Per parecchi giorni \u00e8 parso che gli scettici avessero ragione.<\/p>\n<p>Sembrava ripetersi lo scenario del 2008: dopo la breve guerra di agosto il governo di Tbilisi aveva posto la condizione, inaccettabile per Mosca, che un&#8217;unica missione Osce avesse competenza per la Georgia e per l&#8217;Ossezia meridionale (per marcare il non riconoscimento dell&#8217;indipendenza di quest&#8217;ultima, de facto ormai irreversibile). Con il risultato che l&#8217;Osce dovette fare le valige (ma c&#8217;erano gli osservatori dell&#8217;Ue, che certo non sarebbe stato il caso di dispiegare a Donetsk).<\/p>\n<p><b>Osservatori Osce<\/b><br \/>Anche in questo caso l&#8217;Ucraina insisteva per una formulazione compatibile con l&#8217;estensione della competenza alla Crimea, mentre i russi si irrigidivano sulla posizione contraria, alimentando il sospetto di voler affondare la missione addossandone per\u00f2 la colpa a Kiev. <\/p>\n<p>Poi venerd\u00ec sera la svolta, immediatamente seguita, sabato, dall&#8217;arrivo dei primi \u201cmonitors\u201d. La decisione Osce in data 21 marzo accoglie una formula accettabile per l&#8217;Ucraina: <i>access throughout Ukraine<\/i>, cio\u00e8 sull&#8217;intero territorio; ma a controbilanciarla elenca tassativamente le citt\u00e0 in cui la missione sar\u00e0 inizialmente (sino a nuova decisione del Consiglio) dislocata, ivi comprese alcune citt\u00e0 nell&#8217;Ovest del paese. La \u201cambiguit\u00e0 costruttiva\u201d, si sa, \u00e8 uno dei ferri del mestiere dei mediatori.<\/p>\n<p>Considerando il diffuso pessimismo della vigilia, l&#8217;aver convinto i russi e gli ucraini ad accettare quella formulazione costituisce un notevole successo per la presidenza svizzera e per il Segretario generale dell&#8217;Osce, il diplomatico italiano Lamberto Zannier. Potrebbe essere un freno alla disgregazione dell&#8217;Ucraina e allo scivolamento verso una nuova guerra fredda.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mentre il Consiglio di Sicurezza dell&#8217;Onu \u00e8 paralizzato dal veto russo, l&#8217;Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) \u00e8 riuscita almeno a raggiungere un accordo per il dispiegamento di una missione di osservatori in Ucraina &#8211; esclusa la Crimea &#8211; con il compito di ridurre le tensioni, cercando di raggiungere pace, stabilit\u00e0 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[108,146,148],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25820"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=25820"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25820\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":62811,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25820\/revisions\/62811"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=25820"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=25820"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=25820"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}